Conti in ordine ma economia moribonda
Molti investimenti, ma poca crescita e soprattutto poca trasformazione dell’economia italiana.
Molti investimenti, ma poca crescita e soprattutto poca trasformazione dell’economia italiana.
La riforma elettorale approvata dalla Camera riduce drasticamente la rappresentanza territoriale degli italiani all’estero e amplia i privilegi dei partiti già presenti nelle istituzioni. Dietro la retorica della governabilità emerge un sistema sempre più chiuso alla partecipazione politica dal basso.
L’intimidazione neonazista contro giovani ebrei a Bansko non è un episodio isolato. Dalle aggressioni contro antifascisti bulgari alla crescita dell’estrema destra in Germania, Italia e Spagna, l’Europa assiste alla pericolosa riemersione di simboli, organizzazioni e culture politiche che pensava di avere sconfitto.
La reazione italiana alla crisi di Ceuta ha trasformato un’emergenza circoscritta e rapidamente contenuta in uno strumento di politica interna contro Pedro Sánchez. I dati, però, mostrano che Schengen non è stato minacciato e che il modello repressivo italiano resta lontano dalle promesse.
Le notizie di queste ore sulla decisione del governo Meloni di non accedere (o di farlo solo parzialmente) al programma di prestito europeo SAFE (Security Action for Europe) confermano in modo evidente quanto l’Osservatorio Mil€x ha già documentato con le proprie analisi negli ultimi mesi.
Il secondo turno del 7-8 giugno non consegna una vittoria strategica né alla destra meloniana né al cosiddetto campo largo. Dietro il pareggio nei capoluoghi emerge una crisi più profonda: l’incapacità di entrambi i poli di rappresentare un’alternativa popolare.
Il caporalato non è un’emergenza isolata, ma il prodotto di un sistema che rende ricattabili migranti e lavoratori fragili. Tra fondi bloccati, ispettorati sotto organico e norme inefficaci, la repressione non basta a fermare lo sfruttamento diffuso.
Il primo turno delle amministrative del 24-25 maggio ha mostrato una destra tutt’altro che invincibile, ma anche un centrosinistra incapace di rompere davvero con il quadro sistemico. Per la sinistra radicale, il dato centrale è l’urgenza di autonomia politica e sociale.
Il confronto tra Governo e Confindustria riporta al centro il rapporto tra destra italiana, Unione Europea e interessi imprenditoriali, mentre PNRR, crisi economica e procedura d’infrazione pesano sulle prospettive del Paese.
Mentre l’economia italiana va a rotoli, per il governo Meloni la colpa è sempre degli altri.