Volterra, musei e lavoro povero: gli operatori culturali non si arrendono
Intervento tenuto in occasione dello sciopero del 12 giugno sulla vertenza degli operatori culturali dei musei civici di Volterra.
Intervento tenuto in occasione dello sciopero del 12 giugno sulla vertenza degli operatori culturali dei musei civici di Volterra.
Dal Decreto Colosseo alle vertenze di Volterra, Milano e Verona, il discorso ricostruisce le limitazioni al diritto di sciopero nei musei e denuncia precarietà, appalti, bassi salari e mancata applicazione del contratto Federculture nel settore culturale.
Lo sciopero nazionale del 12 giugno richiama l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura, tra carenze di organico, esternalizzazioni, precarietà e bassi salari, rivendicando investimenti pubblici, assunzioni e pari diritti nel settore museale e culturale.
Dietro eventi culturali, servizi pubblici e manifestazioni istituzionali si nasconde spesso una filiera di appalti al ribasso, subappalti e precarietà. Lo sciopero del 12 giugno denuncia un sistema che impoverisce lavoro, welfare e diritti sociali.
Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.
Il caporalato non è un’emergenza isolata, ma il prodotto di un sistema che rende ricattabili migranti e lavoratori fragili. Tra fondi bloccati, ispettorati sotto organico e norme inefficaci, la repressione non basta a fermare lo sfruttamento diffuso.
Prima di essere “quattro braccianti”, erano Amin 29 anni, Waseem 25 anni, Ullah 23 anni, Safi, 20 anni, avevano un nome e un volto e non sono morti solo per mano dei loro assassini, ma per colpa di un sistema che da anni considera il “lavoro agricolo sfruttato” un costo accettabile, e per colpa di una politica che da anni ha scelto di non vedere. La morte di Amin, Waseem, Ullah e Safi non è stata una fatalità ma è un sistema!
Il licenziamento di Simone Vivoli riapre il nodo dell’uso strumentale delle norme disciplinari contro i delegati sindacali scomodi, dentro una TIM indebolita da privatizzazioni, perdita di controllo pubblico, tagli occupazionali e crescente pressione sulla forza lavoro.
La sentenza del Tribunale di Roma sul licenziamento di una lavoratrice sostituita dall’Intelligenza Artificiale apre un precedente inquietante, confermando la subordinazione del diritto al lavoro alle esigenze di riorganizzazione aziendale e alla logica del profitto.
Le ragioni di uno sciopero di una scuola al servizio del mercato e della politica. Nuova puntata di “Work in Progress”, rubrica d’informazione sindacale a cura della redazione di RadioGrad.