Lo sfruttamento dei migranti è ormai sfruttamento di chi lavora senza diritti

Il caporalato non è un’emergenza isolata, ma il prodotto di un sistema che rende ricattabili migranti e lavoratori fragili. Tra fondi bloccati, ispettorati sotto organico e norme inefficaci, la repressione non basta a fermare lo sfruttamento diffuso.

Il governo Meloni e i governi che lo hanno preceduto hanno fatto abbastanza per contrastare il caporalato e lo sfruttamento sul lavoro, non solo nei campi?

Stando alle notizie di cronaca, la strage di Amendolara è solo l’ultima. Diremmo di no; anzi, siamo davanti a una retorica insopportabile che ignora la natura sistemica del caporalato. Facciamo alcuni esempi, partendo da norme legislative dimostratesi nel corso del tempo inadeguate, repressive soprattutto verso quanti arrivano da paesi lontani.

Il senso di colpa scaricato sui migranti, la loro colpevolizzazione (se stessero a casa loro lo sfruttamento non ci sarebbe, per spingere alle estreme conseguenze dei ragionamenti diffusi che dimenticano come quello sfruttamento continui a riguardare ogni lavoratore fragile e ricattabile, a prescindere dall’etnia) è intollerabile, se pensiamo ad esempio che dei 200 milioni del PNRR destinati alla costruzione di alloggi dignitosi per migranti ne sono arrivati forse solo 25, fino al Sistema informativo per la lotta al caporalato agricolo (Silca), mai decollato a distanza di 2 anni dal decreto che ne prevedeva l’istituzione.

Poi potremmo ragionare sui cronici problemi degli Ispettorati del lavoro, alle prese con vuoti di organico superabili solo andando in deroga ai tetti di spesa in materia di personale, provvedimento per il quale servirebbe una volontà politica di cui invece non troviamo traccia.

I fondi PNRR dovevano per altro riguardare quasi 40 comuni e, ad oggi, siamo certi che arrivare a coprirne meno di un terzo sia già un grande risultato. Poi ci sono tutte le norme in materia di flussi o di sicurezza sul lavoro che dovrebbero essere cambiate: non è inasprendo delle pene che si affronta lo sfruttamento, se lo stesso si allarga per altro a macchia d’olio. La logica dei pacchetti sicurezza è fallita, il lavoro irregolare si allarga e, con esso, lo sfruttamento.

E le lacrime di coccodrillo davanti alle bare sono insopportabili.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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