La fuga di Flávio Bolsonaro dal Brasile con un passaporto italiano solleva interrogativi sul ruolo delle autorità italiane e sulle modalità di concessione della cittadinanza. Angelo d’Orsi chiede se il governo Meloni abbia indirettamente agevolato l’espatrio del senatore brasiliano.

Torino, 29 ottobre 2026
Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro e candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 25 ottobre, ha lasciato il Brasile utilizzando un passaporto italiano. Il senatore ha attraversato la frontiera con l’Argentina il 27 ottobre, per poi raggiungere Miami il giorno successivo, a bordo di un jet privato che ha effettuato uno scalo in Ecuador.
Il manifesto di carico diffuso dal giornalista argentino Pablo Duggan riporta Flávio Bolsonaro registrato come cittadino italiano, mentre la moglie e le due figlie risultano registrate come cittadine brasiliane. Secondo la stampa brasiliana, per entrare negli Stati Uniti il senatore avrebbe invece utilizzato il passaporto diplomatico brasiliano.
La partenza è avvenuta dopo che la Corte Suprema brasiliana aveva disposto la cancellazione dei passaporti brasiliani del senatore e la consegna di eventuali documenti stranieri, ordine che Bolsonaro non ha rispettato. Il politico è indagato per sospetto riciclaggio di denaro, ma al momento della partenza non era destinatario di un mandato di arresto.
Il caso riguarda direttamente l’Italia. Il deputato Angelo Bonelli ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri, l’ineffabile Tajani, chiedendo chiarimenti sulle procedure con cui Flávio Bolsonaro e i suoi fratelli hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Una vicenda che solleva pesanti interrogativi sull’utilizzo di un passaporto della nostra Repubblica per lasciare un Paese nonostante le restrizioni disposte dalla sua autorità giudiziaria. Facciamo anche noi una interrogazione, qui, essendo (ancora) fuori del Parlamento: il governo Meloni ha voluto proteggere Bolsonaro facilitandone l’espatrio?
Angelo d’Orsi
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