Tristessa não tem fin? Forse
Primo turno delle presidenziali in Brasile e ricolonizzazione trumpiana del subcontinente.
Primo turno delle presidenziali in Brasile e ricolonizzazione trumpiana del subcontinente.
Tra pressioni statunitensi, arresti di magistrati, operazioni della DEA e accuse di narcotraffico, gli ultimi avvenimenti boliviani delineano un quadro inquietante, nel quale sovranità nazionale, indipendenza della magistratura e rispetto delle procedure legali sembrano essere messi sempre più apertamente in discussione.
Il presunto rapimento del procuratore generale boliviano da parte di agenti statunitensi apre un nuovo fronte nelle tensioni tra Washington e l’America Latina. Sullo sfondo, accuse di narcotraffico, interferenze elettorali e una crescente estensione dell’azione statunitense nella regione.
A cinquantatré anni dal golpe cileno e dalla morte di Salvador Allende, Rodrigo Rivas contrappone la speranza collettiva incarnata dal presidente socialista alle promesse demagogiche del presente, rivendicando la memoria dell’11 settembre 1973 come patrimonio politico, morale e umano ancora vivo.
Il secondo turno presidenziale in Perù consegna una vittoria di misura a Roberto Helbert Sánchez, ma apre una fase delicatissima: il controllo dei verbali e le pressioni fujimoriste decideranno ora la tenuta democratica del Paese.
Nel ballottaggio peruviano tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez si decide molto più della Presidenza: il Paese sceglie tra il ritorno dell’autoritarismo fujimorista e una speranza progressista capace di ridare voce agli invisibili della storia nazionale.
Dietro la retorica della democrazia e della civiltà, una parte dell’élite statunitense e sionista riscopre linguaggi, simboli e immaginari da crociata, trasformando la guerra contro l’Iran in una missione sacralizzata, apocalittica e profondamente reazionaria.
Nel giorno dell’attacco israelo-statunitense contro l’Iran, Rodrigo Rivas intreccia sarcasmo e denuncia per smascherare l’ipocrisia occidentale, la complicità politica europea e la normalizzazione della guerra permanente nel Vicino Oriente, tra Gaza, Teheran e le prossime possibili aggressioni imperiali.
Nel cuore di Santiago, la visita al Museo della Memoria diventa un viaggio vertiginoso nella banalità del male e nella resistenza di un popolo. Un diario personale che, in occasione della Giornata della Memoria, intreccia Shoah e dittature, ponendo domande che bruciano ancora.
Tra satira politica e allarme civile, Rodrigo Rivas intreccia le derive repressive dell’ICE negli Stati Uniti con le ombre che iniziano ad allungarsi sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, interrogandosi su sicurezza, spettacolarizzazione del potere e normalizzazione dell’abuso.