Bolivia: banditismo allo stato brado

Il presunto rapimento del procuratore generale boliviano da parte di agenti statunitensi apre un nuovo fronte nelle tensioni tra Washington e l’America Latina. Sullo sfondo, accuse di narcotraffico, interferenze elettorali e una crescente estensione dell’azione statunitense nella regione.

La sera del 1° ottobre 2026 è stato rapito il procuratore generale della Repubblica Plurinazionale di Bolivia.

Marco Rubio, Segretario di Stato statunitense, ha confermato il 2 ottobre che il rapimento è stato realizzato da agenti della DEA, la Direzione Antidroga degli USA.

Gli agenti della DEA hanno poi perquisito la sede del palazzo della giustizia boliviana in assoluta impunità.

Si presume che si siano portati via tutta la documentazione che coinvolgeva il loro capo.

Si può supporre che le colpe del procuratore boliviano fossero due:

1. Avere ordinato l’arresto di Fernando Cerimedo, l’argentino organizzatore seriale di truffe elettorali per conto della destra latinoamericana.

I casi finora verificati sono Honduras, Ecuador, Bolivia, Argentina, Cile, Colombia e Perù.

Comunque, l’arresto è avvenuto dopo che i due sicari assunti dal truffatore avevano sparato tre volte ad una sua ex fidanzata boliviana senza riuscire ad ucciderla.

2. Avere scoperto che, oltre ad occuparsi di truffe elettorali, Cerimedo si dedicava al traffico di cocaina in combutta col capo della DEA in Bolivia.

Il rapimento del procuratore generale della Bolivia segue di pochi giorni la visita del presidente boliviano Rodrigo Paz alla residenza privata del signor Trump a Miami.

Il rapimento potrebbe essere giustificato dal cosiddetto “Scudo delle Americhe”, la creatura trumpiana firmata da 15 governi latinoamericani, tra cui tutti quelli fatti eleggere da Cerimedo.

Tale “Scudo” autorizza operativi delle truppe statunitensi “per colpire il narcotraffico” e/o altri rischi legati alle attività di agenti stranieri (?).

Quindi:

Dopo l’assassinio di circa 250 pescatori venezuelani accusati, senza alcuna prova, di trasportare droga.

Dopo il rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie Celia Flores e del conseguente passaggio del governo e del petrolio venezuelani sotto le dipendenze dirette della ditta Trump&Rubio SpA.

Siamo passati al rapimento dei procuratori.

Ai giudici brasiliani che hanno condannato il vecchio Bolsonaro e all’ambasciatrice brasiliana negli USA, per ora, è stato tolto solo il visto.

Da inveterati ottimisti, possiamo consolarci constatando che, finora, non sono stati usati il tritolo e il bazooka, come avvenne per il giudice Giovanni Falcone.

Domenica 4 ottobre si vota in Brasile.

Per l’America Latina è, quasi, l’equivalente di una Stalingrado del terzo millennio.

Se la ditta Trump&Rubio (ed il loro socio Elon Musk, che ha già provveduto a sopprimere la presenza del presidente Lula su X in piena campagna elettorale) riesce a far vincere il piccolo Bolsonaro, il banditismo e la più ottusa stupidità e servilismo regneranno nel Sudamerica ed, esclusi per ora il Messico e Cuba, a sud del Rio Grande.

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About Rodrigo Rivas

Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.

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