Il Perù al voto: viva Sánchez!

Nel ballottaggio peruviano tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez si decide molto più della Presidenza: il Paese sceglie tra il ritorno dell’autoritarismo fujimorista e una speranza progressista capace di ridare voce agli invisibili della storia nazionale.

1) “Quando si è fottuto il Perù?”, si chiede Santiago Zavala. E come il Perù, quando mi sono fottuto io stesso, quando si è fottuto Carlitos e si sono fottuti il quartiere, la città, le case, le automobili, le signorine, la famiglia, i cani. Perché qui siamo tutti fottuti!
La risposta implicita alla domanda fatta da Mario Vargas Llosa nell’incipit di “Conversazione nella cattedrale” (1969) è complessa: il Perù si è fottuto lungo un processo degenerativo protratto nel tempo senza soluzione di continuità.

2) La domanda vale per tutta l’America Latina?
Vale solo per l’America Latina? Forse sì ma probabilmente solo per mancata diagnosi.
Scriverà nel 1995 il portoghese José Saramago in “Cecità”: C’era un vecchio con una benda nera su un occhio, un ragazzino che sembrava strabico, una giovane dagli occhiali scuri, altre due persone senza alcun segno visibile, ma nessun cieco, i ciechi non vanno dall’oculista”.

3) Limitiamoci al Perù perché, malgrado sostanziali somiglianze, le storie differiscono enormemente a seconda degli ambiti geografici e temporali di riferimento.
Sui contadini peruviani scrive Manuel Scorza (“Storia di Garabombo l’invisibile, 1972):
“Nessuno nasce invisibile. A Garabombo lo resero invisibile l’ingiustizia, il sopruso, l’indifferenza. Ma un uomo che scopre la propria dignità cessa di essere invisibile … Garabombo non era invisibile per natura. Era invisibile perché nessuno lo voleva vedere. Diventava invisibile ogni volta che le sue parole minacciavano i privilegi dei potenti.”
Forse gli operai indiani che costruiscono il nuovo consolato statunitense a Milano sono invisibili. E forse erano invisibili i braccianti afghani e pakistani bruciati vivi ad Amendolara. Come lo era Giordano Bruno a Campo de’ Fiori quel 17 febbraio 1600 quando venne bruciato vivo.
E cioè, l’invisibilità sarebbe una caratteristica propria delle vittime (e dei vittimari nascosti nell’anonimato).

4) Oggi, 7 giugno 2026, i peruviani possono scegliere il loro prossimo presidente tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez.
Il candidato più votato al primo turno non c’è, poiché Il signore “Bianchi e nulli”, che raggiunse 3,5 milioni contro i 2,8 milioni della Fujimori ed i 2 milioni di Sánchez, non può partecipare.
Si vota quindi tra 2 candidati che, insieme, rappresentano poco più di un quarto degli elettori, e non è entusiasmante.
Per la vita l’entusiasmo è come il cibo per la fame, ubriaca come il vino pur non essendo una ubriachezza morale, anzi.

5) Nel Perù la mancanza di entusiasmo è un altro frutto marcio del neoliberismo e dei cattivi governi.
Disse José María Arguedas sulla ricchezza del suo paese: “Io non sono un acculturato; sono un peruviano che, orgogliosamente, come un demone felice parla in cristiano e in indigeno, in spagnolo e in quechua” (Discorso di accettazione del Premio Inca Garcilaso de la Vega, 1968). E nel prologo di “Tutte le stirpi” (Todas las sangres), aggiunse: “No, non esiste un paese più diverso, di maggiore molteplicità terrena e umana … tutti i gradi di calore e di colore di amore e di odio, di argomenti e di sottigliezze”.

“Lascia che ti racconti limena… Ora che c’è ancora il ricordo; ora che ancora profuma il ricordo del vecchio ponte, del fiume è dell’alameda””, (Chabuca Granda, “Il fiore della cannella”, 1950).

6) Tutti i commentatori coincidono: a Lima e dintorni non c’è un entusiasmo diffuso.
Ma le differenze sono enormi e la scelta decisiva.

La signora Fujimori intende ripetere il governo di suo padre, e cioè impiantare una dittatura stabile, il potere omnimodo della mafia civile e militare.
La signora Fujimori è talmente impresentabile che neppure lo spericolato Trump, caso unico nella regione, si è sentito di appoggiarla esplicitamente.

Sánchez è una scommessa progressista e a modo suo spericolata. Non promette alcun miracolo ma solo una crescita con equità in un paese ricco dove oltre il 50% della popolazione non mangia a sufficienza, il 34% dei bimbi tra 3 e 36 mesi soffre di anemia, due terzi dei lavoratori s’indebita per arrivare a fine mese ma le grandi multinazionali non pagano tasse in nome della competitività.
Cambiare questo stato di cose è urgente è imprescindibile. È se non ora, quando?

7) in Italia, ci sono 56.000 peruviani con diritto di voto in queste elezioni.
Vi scongiuro: Andate a votare, votate Sánchez, Quantomeno acquistereste una speranza e non vi verrà voglia di sputarvi in faccia quando vi guarderete allo specchio domattina.

“Uccidete la tristezza, poeti.
Uccidiamo la tristezza con un palo.
Vi sono cose più grandi
che piangere l’amore di pomeriggi perduti:
il rumore di un popolo che si sveglia
è più bello della rugiada.
Il metallo risplendente della sua collera,
è più bello della luna.
Un uomo veramente libero,
è più bello del diamante…
Perché l’uomo si è svegliato,
e il fuoco è fuggito dal suo carcere di cenere
per bruciare il mondo dove c’era la tristezza”

(Manuel Scorza “Epistola ai poeti che verranno”, 1960).

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About Rodrigo Rivas

Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.

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