Il primo turno delle presidenziali brasiliane ha smentito i sondaggi, premiando Flávio Bolsonaro e costringendo Lula alla rincorsa. In vista del ballottaggio del 25 ottobre, il presidente uscente tenta però la rimonta puntando sulla nuova legge sul lavoro e sulla mobilitazione degli astenuti.

di Gabriele Maccioni
Attività svolta con il prof. Andrea Vento
Il 4 ottobre 2026 si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, i cui risultati hanno letteralmente ribaltato le previsioni dei sondaggi della vigilia.
Quella che doveva essere una gara sul filo del rasoio – o addirittura una riconferma per la sinistra – si è trasformata in una fortissima avanzata della destra conservatrice.
Nessuno dei candidati è riuscito a superare la soglia del 50% dei voti necessari per vincere subito, quindi il Paese tornerà alle urne per il ballottaggio decisivo domenica 25 ottobre.
Risultati del primo turno
Flávio Bolsonaro (Partito Liberale – PL):
47,03% (oltre 56 milioni di voti)
Luiz Inácio Lula da Silva (Partito dei Lavoratori – PT):
45,16% (circa 53,8 milioni di voti)
Chi sono i due sfidanti?
Flávio Bolsonaro: 45 anni, senatore in carica e figlio primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Ha raccolto l’eredità politica del padre (il quale sta scontando una condanna detentiva a 27 anni per tentato colpo di Stato) e ha basato la sua campagna elettorale sulla sicurezza, sulla difesa dei valori tradizionali e sulla promessa di un’economia più liberista, conquistando il cuore industriale del Paese e moltissime periferie.
Luiz Inácio Lula da Silva: dall’altra parte c’è l’attuale presidente uscente, l’ottantenne Lula, una vera leggenda della politica dell’America Latina. Lula ha cercato di puntare sulla difesa della foresta amazzonica, sui diritti umani e sui programmi di aiuto per le famiglie più povere. Tuttavia, il forte aumento del costo della vita e alcuni recenti scandali finanziari nel Paese hanno penalizzato il suo consenso, portando a quella che molti analisti definiscono la sua prima e vera battuta d’arresto in un primo turno dal 1998.
Lula ha commentato il voto dicendo che il ballottaggio sarà la «prova del nove» e che la campagna elettorale adesso riparte da zero.
Gli “altri” candidati: chi è rimasto fuori?
Anche se la sfida è un testa a testa totale, altri candidati hanno provato a inserirsi nel dibattito, raccogliendo le briciole delle preferenze, ma potrebbero risultare decisivi per spostare l’ago della bilancia a favore di Bolsonaro, visto che hanno dichiarato di appoggiarlo al secondo turno.
Augusto Jorge Cury (Avante): si è piazzato al terzo posto raccogliendo il 2,89% dei voti.
Renan Antonio Ferreira dos Santos (Partito Missione): ha ottenuto il 2,24%.
Ronaldo Ramos Caiado (PSD): si è fermato al 2,18%.
Lula tenta la rimonta in vista del ballottaggio
A pochi giorni dal voto, la campagna elettorale ha raggiunto la fase decisiva, con Lula che sembra aver recuperato parte dello svantaggio grazie anche all’approvazione della legge che riduce le giornate di lavoro settimanale da 6 a 5 e le ore da 44 a 40.
Un progetto di legge il cui iter era già in corso e che ha registrato un’accelerazione proprio in vista del ballottaggio. Una strategia che mira a recuperare voti fra i circa 30.000.000 di astenuti al primo turno.
Un’opera ardua ma non impossibile per Lula, contro la cui rielezione sono scesi in campo sia gli apparati statunitensi sotto la regia del Segretario di Stato Marco Rubio[1], sia la piattaforma social di Meta, che sta palesemente favorendo Bolsonaro concedendogli molto più spazio e visibilità[2].
Note
[1] Marco Consolo, Nelle urne brasiliane l’ombra di Washington e Tel Aviv:
https://marcoconsolo.altervista.org/nelle-urne-brasiliane-lombra-di-washington-e-tel-aviv/
[2] Giulio Chinappi, Brasile, Lula denuncia le ingerenze esterne e porta Meta davanti alle istituzioni, 16 ottobre 2026:
https://giuliochinappi.com/2026/10/16/brasile-lula-denuncia-le-ingerenze-esterne-e-porta-meta-davanti-alle-istituzioni/
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