Le università in campo per finanziare il deep tech a Hong Kong

HKU (HK University) e HKUST (HK University of Science and Technology) accelerano il trasferimento tecnologico con nuovi fondi per le startup.

Articolo pubblicato su Startupbusiness.it

Hong Kong punta sulle sue università per trasformare la ricerca scientifica in nuove imprese tecnologiche. Questa settimana due dei principali atenei della città hanno annunciato il lancio di nuovi fondi di investimento destinati a sostenere la crescita delle startup deeptech, un segnale del ruolo sempre più attivo che il mondo accademico intende assumere nello sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione.

Il 14 ottobre l’Università di Hong Kong (HKU) ha annunciato il primo closing di un fondo nato dalla collaborazione tra il proprio Entrepreneurship Engine Fund (EEF), un programma da un miliardo di dollari di Hong Kong strutturato come fondo di fondi, e DEFTA Partners, società di venture capital con sede nella Silicon Valley.

Il nuovo veicolo punta a raccogliere 160 milioni di dollari di Hong Kong (20,4 milioni di dollari americani). Contestualmente, HKU ha presentato anche SPARC (Strategic Partnership Alliance for Research and Commercialisation), una piattaforma che riunisce oltre 40 partner tra imprese e istituzioni con l’obiettivo di favorire il trasferimento tecnologico e l’applicazione industriale dei risultati della ricerca.

Due giorni dopo è stata la volta della Hong Kong University of Science and Technology (HKUST), che ha presentato il RAISe+ Project Fund, un fondo da 100 milioni di dollari di Hong Kong finanziato con i proventi realizzati dalle partecipazioni detenute dall’università nelle proprie spin-off. L’ateneo lo considera il primo esempio locale di un meccanismo di reinvestimento che utilizza i risultati economici del trasferimento tecnologico per finanziare nuove startup nate dalla ricerca.

Sia HKU sia HKUST puntano a colmare uno dei principali vuoti dell’ecosistema dell’innovazione: la carenza di capitali per le aziende deeptech nelle fasi iniziali di crescita, quando una tecnologia ha già dimostrato il proprio potenziale in laboratorio ma non è ancora pronta per la commercializzazione. Le due università, tuttavia, hanno scelto modelli operativi differenti per raggiungere questo obiettivo.

Il fondo promosso da HKU nasce dalla collaborazione con DEFTA Partners, società di venture capital con una lunga esperienza negli investimenti nei settori delle scienze della vita e delle tecnologie digitali, e rappresenta uno dei pilastri della più ampia strategia da 1 miliardo di dollari di Hong Kong che l’ateneo ha destinato al venture investing.

Secondo quanto appreso da Startupbusiness.it, il primo closing ha già consentito di raccogliere circa la metà dell’obiettivo complessivo di 160 milioni di dollari di Hong Kong. La raccolta resta aperta per un secondo closing, al quale potrebbero partecipare anche investitori istituzionali europei.

Il fondo avrà una durata prevista di sette anni, estendibile per ulteriori tre, e investirà principalmente in startup nelle fasi seed ed early stage nate dall’ecosistema di ricerca di HKU. Nella fase iniziale l’attenzione sarà concentrata soprattutto sulle scienze della vita e sulle tecnologie medicali.

George Hara, ambasciatore e fondatore di DEFTA Partners, società di venture capital presente a San Francisco, Tokyo e Hong Kong, ha presentato l’iniziativa come un progetto volto a favorire la nascita di nuove filiere industriali, più che come una semplice operazione di sostegno finanziario.

«Hong Kong ha costruito la propria prosperità su settori come il mercato immobiliare, la finanza, la logistica e il turismo», ha affermato durante la cerimonia di lancio. «Ma se vuole continuare a crescere e reinventarsi, la città deve puntare sulla creazione di industrie ad alto contenuto tecnologico».

Hara ha inoltre evidenziato il problema della fuga di talenti. Molti ricercatori con un dottorato in biotecnologie, ha osservato, sono costretti a cercare opportunità professionali altrove per la scarsità di sbocchi qualificati sul mercato locale. Lo sviluppo di un tessuto industriale innovativo permetterebbe invece di creare occupazione ad alta specializzazione e trattenere competenze preziose per il futuro della città.

A completare l’iniziativa c’è SPARC, il programma di HKU dedicato al trasferimento tecnologico, che mette in relazione ricercatori e imprese per accelerare la nascita di laboratori congiunti e lo sviluppo di innovazioni con un chiaro sbocco commerciale.

Richard Wong, Provost e Deputy Vice-Chancellor dell’università, ha sottolineato che il progetto è in linea con le priorità strategiche nazionali e rappresenta un ulteriore passo avanti nella capacità di HKU di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni concrete con ricadute positive per l’economia e la collettività.

L’iniziativa della HKUST si basa su un fondo da 100 milioni di dollari di Hong Kong, costituito non attingendo alle riserve dell’università, ma valorizzando la quota detenuta in una startup incubata dall’ateneo e successivamente approdata in borsa. Il fondo prevede investimenti di 2 milioni di dollari di Hong Kong per ciascun progetto selezionato, con l’obiettivo di sostenere i gruppi di ricerca nelle prime fasi di sviluppo e rafforzarne le candidature al programma governativo RAISe+.

Potranno presentare domanda tutti i progetti della HKUST candidati al programma RAISe+, compresi quelli che hanno già ottenuto finanziamenti nei primi tre cicli. L’assegnazione delle risorse sarà però subordinata a un processo di selezione interno che individuerà le iniziative ritenute più promettenti.

Tim Cheng, vicepresidente per la Ricerca e Sviluppo di HKUST, ha definito il nuovo fondo il completamento di un circolo virtuoso tra ricerca, innovazione e creazione di valore.

«Si tratta di un modello estremamente efficace, capace di coniugare continuità e rinnovamento», ha dichiarato. «Dimostra come il successo di un’innovazione possa generare le risorse necessarie per alimentare quelle future».

Cheng ha ricordato che l’ateneo dispone di un articolato ecosistema di sostegno all’innovazione, che include il Redbird Innovation Fund da 500 milioni di HKD, l’incubatore deep-tech InnoBay e un centro per l’imprenditorialità attivo dal 1999. Nel complesso, queste iniziative hanno contribuito alla nascita e alla crescita di oltre 2.000 startup, tra cui 11 unicorni e 23 società approdate in Borsa o acquisite attraverso operazioni di M&A.

HKUST guida inoltre le università di Hong Kong per numero di progetti approvati nell’ambito del programma governativo RAISe+, con 19 iniziative finanziate. Il risultato ha mobilitato complessivamente 1,765 miliardi di HKD tra fondi pubblici e capitali provenienti da investitori privati.

Gli annunci si inseriscono nella strategia di Hong Kong per ridurre la dipendenza dai tradizionali motori economici della città, come finanza, commercio, logistica e mercato immobiliare, e rafforzare il proprio ecosistema dell’innovazione.

Il programma RAISe+, lanciato nel 2023 con una dotazione di 10 miliardi di HKD, ha finora approvato 73 progetti, mobilitando oltre 3 miliardi di HKD di risorse pubbliche.

Il meccanismo prevede il cofinanziamento da parte di investitori privati e consente ai ricercatori di conservare la maggior parte dei diritti di proprietà intellettuale sulle tecnologie sviluppate. L’obiettivo è affrontare uno dei principali ostacoli alla valorizzazione della ricerca: colmare il divario tra laboratorio e mercato, garantendo capitali e il coinvolgimento dell’industria nelle fasi di sviluppo e commercializzazione.

La strategia, tuttavia, non riguarda soltanto le università. Sia il primo Piano quinquennale di Hong Kong sia il Policy Address 2026 delineano l’ambizione di trasformare la città, facendo leva sull’integrazione con la Greater Bay Area, in un polo internazionale dell’innovazione e delle tecnologie avanzate nel prossimo decennio.

Secondo Sun Dong, segretario per l’Innovazione, la Tecnologia e l’Industria, il governo sta valutando la creazione di un centro dedicato a favorire l’adozione delle nuove tecnologie, mettendo in contatto sviluppatori, imprese e pubblica amministrazione.

Intervenendo al lancio dell’iniziativa di HKUST, Sun ha sottolineato che anche le innovazioni più promettenti devono essere testate e adattate alle esigenze del mercato prima di poter essere trasformate in attività sostenibili dal punto di vista commerciale.

Le iniziative di HKU e HKUST riflettono l’evoluzione del ruolo delle università nell’ecosistema dell’innovazione. Gli atenei non si limitano più a trasferire i risultati della ricerca, ma investono direttamente nelle startup nate nei propri laboratori, condividendone rischi e potenziali ritorni.

Questo approccio appare particolarmente rilevante nei settori ad alta intensità tecnologica, come deep tech, materiali avanzati, semiconduttori e dispositivi medici. Si tratta infatti di attività che richiedono ingenti investimenti iniziali, lunghi tempi di sviluppo e complessi processi di validazione, caratteristiche che spesso scoraggiano gli investitori orientati a risultati nel breve termine. In questo contesto, i fondi promossi dalle università possono contribuire a colmare il divario tra ricerca scientifica e capitale privato.

Forte delle competenze sviluppate nei propri centri di ricerca e dell’accesso privilegiato ai gruppi di ricerca, il mondo accademico può assumere un ruolo più attivo nel finanziamento delle tecnologie emergenti, accettando livelli di rischio che gli investitori tradizionali tendono a evitare nelle fasi iniziali.

Gli elevati costi del lavoro e dei terreni a Hong Kong, la dimensione ridotta del mercato locale e una base manifatturiera limitata hanno storicamente ostacolato la crescita delle aziende deep tech. I relatori intervenuti al lancio di HKUST hanno riconosciuto tali limiti, ma hanno evidenziato il talento ingegneristico e le capacità produttive della Greater Bay Area, oltre al ruolo di Hong Kong come piattaforma internazionale per capitali, competenze e relazioni commerciali e alla presenza di ospedali universitari utili per la validazione clinica.

Mentre Hong Kong porta avanti l’ambizione di diventare un centro internazionale per l’innovazione e la tecnologia, la concorrenza da parte di Singapore, Shenzhen e di altri hub regionali dell’innovazione si sta intensificando, aumentando l’importanza di disporre di competenze di ricerca distintive e di accesso ai capitali globali.

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About Riccardo Ghia

Riccardo Ghia è un giornalista e analista italiano. Formatosi negli Stati Uniti presso la Penn State University (BA in Print Journalism) e nel Regno Unito alla City University of London (MA in International Journalism), ha maturato diverse esperienze professionali tra Italia e Regno Unito prima di trasferirsi a Hong Kong, dove prosegue la propria attività nel settore dell’informazione economico-finanziaria.

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