Tristessa não tem fin? Forse
Primo turno delle presidenziali in Brasile e ricolonizzazione trumpiana del subcontinente.
Primo turno delle presidenziali in Brasile e ricolonizzazione trumpiana del subcontinente.
In un’America Latina segnata dall’avanzata delle destre, dall’aumento delle disuguaglianze e dal ritorno di discorsi religiosi integralisti, il confronto tra Teologia della Liberazione e cristianesimo conservatore torna al centro del dibattito politico e sociale del continente.
Tra pressioni statunitensi, arresti di magistrati, operazioni della DEA e accuse di narcotraffico, gli ultimi avvenimenti boliviani delineano un quadro inquietante, nel quale sovranità nazionale, indipendenza della magistratura e rispetto delle procedure legali sembrano essere messi sempre più apertamente in discussione.
Il presunto rapimento del procuratore generale boliviano da parte di agenti statunitensi apre un nuovo fronte nelle tensioni tra Washington e l’America Latina. Sullo sfondo, accuse di narcotraffico, interferenze elettorali e una crescente estensione dell’azione statunitense nella regione.
La disputa tra le comunità Mapuche e la famiglia Benetton in Patagonia mette in luce le contraddizioni tra proprietà privata, diritti indigeni e tutela ambientale, mostrando come il modello estrattivista possa alimentare disuguaglianze, conflitti territoriali, marginalizzazione sociale e repressione.
Al XIX Seminario Internazionale delle Lotte contro il Neoliberismo, in Brasile, la ricercatrice cubana Georgina Németh Lesznova ha analizzato le trasformazioni dell’imperialismo contemporaneo, il declino relativo dell’egemonia statunitense e le contraddizioni che accompagnano il passaggio verso un mondo multipolare.
Tra l’accordo energetico con gli Stati Uniti, le divisioni interne al chavismo e le pressioni sulla sovranità nazionale, il Venezuela attraversa una fase di profonda incertezza politica ed economica. Un quadro controverso che riapre il dibattito sul futuro della Rivoluzione bolivariana e sulle ingerenze straniere.
Il Brasile si avvicina alle elezioni del 4 ottobre in un clima di forte polarizzazione politica e crescenti tensioni internazionali. La sfida tra Lula e Flávio Bolsonaro assume così una dimensione continentale, tra pressioni statunitensi, interessi strategici e nuovi equilibri geopolitici.
Entro il 2030, l’America Latina avrà raggiunto solo il 19% degli obiettivi che si era prefissata per quell’anno. Lo sviluppo sostenibile si profila come una chimera per un continente che avanza con le stampelle.
Tra il 2000 e il 2024 l’America Latina ha attraversato fasi politiche profondamente contrastanti: dall’ascesa dei governi progressisti al ritorno delle destre, fino alla nuova avanzata delle forze popolari, in un quadro segnato da fasi del ciclo economico condizionato dalle quotazioni delle materie prime, conflitti sociali e strategie destabilizzanti da parte delle oligarchie compradore e dell’imperialismo.