Terra, capitale e diritti negati: la disputa tra i Mapuche e la famiglia Benetton in Patagonia

La disputa tra le comunità Mapuche e la famiglia Benetton in Patagonia mette in luce le contraddizioni tra proprietà privata, diritti indigeni e tutela ambientale, mostrando come il modello estrattivista possa alimentare disuguaglianze, conflitti territoriali, marginalizzazione sociale e repressione.

di Andrea Nasi
Attività realizzata con il prof. Andrea Vento

In classe abbiamo affrontato il tema del modello di sviluppo estrattivista in America Latina con i relativi impatti economici, sociali e ambientali. Come approfondimento in tema di conflitti socio-ambientali abbiamo visionato la videoinchiesta di Report “Terra madre” realizzata dal giornalista Giuliano Marrucci riguardante le terre acquisite dalla famiglia Benetton nella Patagonia argentina.

https://www.raiplay.it/video/2020/04/madre-terra—report-

Vicenda e contenuti

La questione dell’occupazione delle terre indigene in Patagonia da parte di grandi multinazionali e latifondisti rappresenta uno dei conflitti socio-ambientali più complessi e controversi dell’era contemporanea. Al centro di questo scontro c’è il confronto tra il popolo Mapuche, che rivendica la propria appartenenza storica ed identitaria al territorio, e la famiglia Benetton, proprietaria di vasti appezzamenti di terreno gestiti attraverso sette grandi tenute agricole. Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla legittimità della proprietà privata rispetto ai diritti fondamentali, sulle responsabilità ambientali delle grandi imprese e sulla condotta delle istituzioni statali.

1. L’Eredità Storica e l’Origine del Latifondo

Storicamente, i Mapuche hanno opposto una ferrea resistenza prima alla colonizzazione spagnola per 300 anni e successivamente per altri 60 anni agli Stati nazionali di Cile e Argentina che volevano conquistare l’estremità meridionale del Cono Sud. La cosiddetta “campagna di riappacificazione dell’Araucanía” (1861-1883) da parte del Cile e la “Conquista del deserto” (1970-1884) da parte dell’Argentina si rivelarono nei fatti una drammatica repressione che portò all’espropriazione delle terre indigene, poi trasformate in latifondi per ricompensare e favorire pochi grandi proprietari.

Sebbene le leggi argentine inizialmente cercassero di limitare un’eccessiva concentrazione terriera, vari passaggi di proprietà, tra cui l’intestazione a prestanome e successivamente l’acquisto da parte della famiglia Benetton, hanno portato all’accumulo di ben 900.000 ettari di terreno. Una concentrazione che supera i limiti originariamente previsti dalla legge argentina e che ha sottratto spazio vitale alle comunità locali.

2. Impatto Socio-Economico e Conseguenze Comunitari

L’espansione e la chiusura dei confini delle tenute private hanno alterato gli equilibri socio-economici della regione. L’impossibilità per gli allevatori indigeni di accedere liberamente ai fiumi, ai pascoli tradizionali e alle vie di transito ha generato condizioni di vita estreme. Molti abitanti sono stati costretti all’emigrazione verso i centri urbani come Bariloche, trovandosi catapultati dalle proprie terre d’origine a contesti periferici urbani degradati, caratterizzati da disoccupazione, alcolismo e marginalità sociale.

In risposta a ciò, alcune famiglie e gruppi di attivisti hanno avviato iniziative di recupero territoriale (come l’insediamento del 2015 vicino ad un lago locale) per riaffermare la propria identità, la propria cultura a contatto con la natura e il proprio diritto all’autodeterminazione.

3. Tensioni Politiche, Repressione e la Scomparsa di Santiago Maldonado

Il conflitto ha raggiunto livelli di altissima tensione politica e mediatica con l’intervento delle forze dell’ordine e dell’esercito. Caso emblematico è stato quello di Santiago Maldonado, un giovane attivista di 28 anni scomparso nell’agosto 2017 durante un’operazione delle forze di sicurezza nei territori dei Benetton. Il suo corpo è stato ritrovato 78 giorni dopo in un fiume poco distante dal luogo della scomparsa; pur dichiarando la polizia un decesso per annegamento senza segni diretti di violenza, le dinamiche della vicenda e i legami di favore tra gli alti vertici dello Stato (come il presidente Mauricio Macri) e la proprietà Benetton hanno sollevato forti dubbi sull’imparzialità delle indagini e sulla tutela dei diritti umani. Analogamente, l’uccisione del giovane falegname mapuche Rafael Nahuel nel novembre 2017 ha ulteriormente esacerbato le proteste.

4. Scontro Ideologico: Capitalismo vs Preservazione Ecosistemica

Questo scontro porta a due visioni del mondo radicalmente differenti:

* La visione capitalistica: Basata sul diritto di proprietà privata, sul profitto e sullo sfruttamento delle risorse territoriali, spesso sostenuta da stati che tentano di disconoscere la presenza storica indigena.

* La visione Mapuche ed ecologista: Basata sulla preservazione del pianeta, sull’equilibrio spirituale e culturale dell’ecosistema e sulla lotta contro il “terricidio” (la distruzione sistematica dell’ambiente).

Nonostante siano state create norme e leggi volte a indagare sulla legittimità delle proprietà terriere, esse rimangono troppo spesso inapplicate “sulla carta”, mentre i proprietari declinano ogni responsabilità etica e penale.

Le mie conclusioni

Le vicende della Patagonia ci pongono di fronte a una realtà amara: spesso i profitti di poche grandi famiglie o multinazionali contano più della memoria storica, della dignità culturale e della vita di intere comunità indigene.

La storia dei Mapuche e degli attivisti che si battono per la terra non è semplicemente una contesa locale su dei confini geografici, ma è uno specchio dei grandi paradossi del nostro presente.

Da un lato celebriamo i concetti di sostenibilità e difesa dell’ambiente, dall’altro tolleriamo che enormi fette di pianeta vengano sottratte a chi per secoli le ha custodite senza distruggerle.

È inaccettabile che nel ventunesimo secolo la difesa della natura e delle proprie radici debba costare la vita a giovani come Santiago Maldonado o Rafael Nahuel. Questa vicenda dimostra che la vera “sostenibilità” non si misura con le campagne pubblicitarie dei marchi di moda, ma con la capacità reale di rispettare i diritti umani, di fermare l’accaparramento delle terre e di riconquistare un equilibrio con l’ecosistema in cui viviamo.

Carta 1: L’Araucanìa cilena

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About Andrea Vento

Andrea Vento, docente di geografia economica presso l’Istituto Tecnico Commerciale «Antonio Pacinotti» di Pisa, si è laureato nel 1988 presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa con corso di laurea in geografia e tesi in geografia economica. Appassionato di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare predilezione per il Medio Oriente e l’America latina, ha focalizzato le proprie ricerche e la propria attività sull’analisi di specifiche tematiche di carattere geoeconomico e geopolitico. Al centro del suo lavoro vi è il tentativo di ampliare - tramite scritti e conferenze - la conoscenza di particolari sfere economico-geografiche del mondo attuale. Nel 2013 - assieme ad alcuni colleghi - ha fondato il GIGA (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati).

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