In Brasile un seminario analizza le contraddizioni dell’imperialismo

Al XIX Seminario Internazionale delle Lotte contro il Neoliberismo, in Brasile, la ricercatrice cubana Georgina Németh Lesznova ha analizzato le trasformazioni dell’imperialismo contemporaneo, il declino relativo dell’egemonia statunitense e le contraddizioni che accompagnano il passaggio verso un mondo multipolare.

Prensa Latina – 26 settembre 2026

Niterói, Brasile, 26 settembre (Prensa Latina) – Il passaggio verso un mondo multipolare non è un processo pacifico ed è segnato da una crescente aggressività degli Stati Uniti, ha affermato la ricercatrice Georgina Németh Lesznova durante un incontro internazionale che si conclude oggi in questa città brasiliana.

Nel corso del XIX Seminario Internazionale delle Lotte contro il Neoliberismo, la specialista del Centro di Ricerche di Politica Internazionale (CIPI) di Cuba ha analizzato le attuali trasformazioni dell’imperialismo facendo ricorso al metodo dialettico di Vladimir Il’ič Lenin, che interpretava questo fenomeno come parte di un processo storico soggetto a continui mutamenti derivanti dalle sue contraddizioni interne.

Németh Lesznova ha osservato che la legge dello sviluppo diseguale del capitalismo consente di comprenderne le diverse fasi, che possono trasformarsi qualitativamente senza modificare la loro essenza sfruttatrice e monopolistica.

Tra i mutamenti attuali ha individuato la competizione tra le potenze per una nuova spartizione delle sfere d’influenza, degli interessi e degli spazi economici, un processo nel quale, ha ricordato, Lenin aveva avvertito che i rapporti tra le potenze finiscono per essere determinati dalla forza economica, finanziaria e militare.

A suo giudizio, i cambiamenti nei rapporti di forza registrati nel corso del XXI secolo, insieme al relativo declino dell’egemonia statunitense, stanno accelerando la transizione verso un assetto multipolare.

Tra le manifestazioni di questo processo ha citato l’emergere dei BRICS, la frammentazione delle catene del valore e il riorientamento dei flussi commerciali.

La studiosa ha tuttavia avvertito che queste trasformazioni non comportano ancora un cambiamento dell’attuale struttura economica mondiale, che continua a poggiare sui meccanismi egemonici del capitalismo.

Si tratta, a suo avviso, di trasformazioni dell’imperialismo attraverso la formazione di nuovi blocchi e alleanze.

Németh Lesznova ha osservato che il carattere conflittuale di questa transizione emerge anche nei rapporti tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei.

Secondo la sua analisi, le pressioni di Washington affinché venga aumentata la spesa militare e le divergenze sugli interessi strategici mostrano contraddizioni crescenti all’interno della NATO.

Ha inoltre collegato a questo processo la guerra dei dazi promossa dall’amministrazione di Donald Trump, sostenendo che le misure protezionistiche statunitensi potrebbero accelerare la riconfigurazione dei meccanismi e dei blocchi economici e, nel lungo periodo, produrre effetti contrari agli stessi obiettivi di Washington.

La specialista ha affrontato anche i limiti del potere statunitense sulla base delle esperienze militari successive alla Seconda guerra mondiale (1939-1945).

Ha ricordato i casi del Vietnam, della Somalia, del Libano, dell’Afghanistan e dell’Iraq, nonché gli attacchi contro l’Iran, per sostenere che la superiorità tecnologica e finanziaria non garantisce a una potenza imperialista il raggiungimento dei propri obiettivi politici.

In questo contesto ha collocato la politica degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, caratterizzata, ha affermato, dall’inasprimento delle sanzioni e delle pressioni economiche.

Ha sostenuto che il blocco rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo dell’economia cubana e che le nuove misure hanno aggravato le difficoltà nell’accesso al petrolio, ai medicinali, agli alimenti e ad altre forniture indispensabili.

Nonostante ciò, ha sottolineato che Cuba «non si è piegata né ha rinunciato al proprio progetto di nazione indipendente e sovrana», identificato con la Rivoluzione e con il suo carattere socialista, proclamato nell’aprile del 1961.

Secondo Németh Lesznova, questa resistenza assume un significato particolare nell’anno del centenario della nascita del leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro.

L’omaggio che il popolo cubano rende al leader storico della Rivoluzione, ha osservato, consiste precisamente «nella sua resistenza di fronte al soffocamento genocida» imposto dagli Stati Uniti all’isola.

Il XIX Seminario Internazionale delle Lotte contro il Neoliberismo ha quest’anno come tema «Guerra e pace: crisi organica del capitale, Brasile e centenario di Fidel Castro» e riunisce da ieri ricercatori, studiosi, dirigenti sociali e rappresentanti internazionali per analizzare la crisi del capitalismo e le trasformazioni della geopolitica mondiale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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