Work in Progress – 12 giugno, sciopero generale della cultura
Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.
Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.
Il caporalato non è un’emergenza isolata, ma il prodotto di un sistema che rende ricattabili migranti e lavoratori fragili. Tra fondi bloccati, ispettorati sotto organico e norme inefficaci, la repressione non basta a fermare lo sfruttamento diffuso.
Prima di essere “quattro braccianti”, erano Amin 29 anni, Waseem 25 anni, Ullah 23 anni, Safi, 20 anni, avevano un nome e un volto e non sono morti solo per mano dei loro assassini, ma per colpa di un sistema che da anni considera il “lavoro agricolo sfruttato” un costo accettabile, e per colpa di una politica che da anni ha scelto di non vedere. La morte di Amin, Waseem, Ullah e Safi non è stata una fatalità ma è un sistema!
Il confronto tra Governo e Confindustria riporta al centro il rapporto tra destra italiana, Unione Europea e interessi imprenditoriali, mentre PNRR, crisi economica e procedura d’infrazione pesano sulle prospettive del Paese.
La Corte di Giustizia UE ha accertato che il nostro Paese non ha adottato alcuna misura efficace per prevenire il rinnovo abusivo di contratti a tempo determinato per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario supplente nelle istituzioni scolastiche statali. Una violazione che dura da anni e che ora pesa sulle casse pubbliche.
Stellantis rincorre la Cina e l’Italia è costretta a guardare: il gruppo presieduto da John Elkann conferma un’anticipazione del Financial Times. Stellantis parteciperà a un investimento di un miliardo di euro per produrre a Wuhan, nello stabilimento del gruppo statale Dongfeng, veicoli elettrici Peugeot e Jeep destinati anche all’export.
Da alcuni mesi stanno prendendo corpo alcune ipotesi di riforma previdenziale e sembra che in pentola non bolla nulla di buono.
Il licenziamento di Simone Vivoli riapre il nodo dell’uso strumentale delle norme disciplinari contro i delegati sindacali scomodi, dentro una TIM indebolita da privatizzazioni, perdita di controllo pubblico, tagli occupazionali e crescente pressione sulla forza lavoro.
La delibera sui musei genovesi apre la strada a una nuova esternalizzazione della cultura, tra austerità, organici comunali svuotati, salari incerti e rinuncia alla gestione pubblica diretta, consegnando patrimonio, servizi e lavoro alla logica del minor costo.
Mentre l’economia italiana va a rotoli, per il governo Meloni la colpa è sempre degli altri.