Il confronto tra Governo e Confindustria riporta al centro il rapporto tra destra italiana, Unione Europea e interessi imprenditoriali, mentre PNRR, crisi economica e procedura d’infrazione pesano sulle prospettive del Paese.

I giudizi della Meloni e della destra sull’Unione Europea prima o poi vengono sempre a galla: se il centrosinistra ha sempre sostenuto l’UE, settori della destra oggi maggioritari non hanno mai fatto mistero di non sopportare l’alleanza comunitaria.
Tuttavia, se la critica all’operato di Bruxelles avviene con un alleato di prestigio come Confindustria, l’asse tra padroni e destra diventa preoccupante. Leggetevi l’intervento della Presidente del Consiglio all’assise padronale per ragionare con la vostra testa sulla congiuntura. In un documento di pochi giorni or sono, Confindustria esprimeva forte preoccupazione per gli scenari internazionali, la crisi energetica, il rincaro di gas e greggio, l’impennata inflazionistica e l’atteso rialzo dei tassi di interesse; oggi si mostra poco conseguente con chi questa guerra l’ha in fondo assecondata attraverso la mera subalternità a Israele e USA.
Confindustria è preoccupata per consumi e servizi, ma esprime un giudizio assolutamente positivo sugli investimenti del PNRR; sa che la fiducia è in calo, i consumi a rischio se la guerra non si fermerà, avendo un impatto assolutamente negativo su aziende e famiglie. E, se fino ad oggi l’industria ha tenuto, gli uffici studi padronali intravedono all’orizzonte un deciso peggioramento, specie quando gli effetti trainanti del PNRR verranno meno. A preoccupare sono i dati relativi all’industria e ai servizi; non troviamo tuttavia traccia di un’autocritica del sistema imprenditoriale, le cui responsabilità non andrebbero peraltro taciute.
Se Confindustria ha i suoi scheletri da nascondere nell’armadio — scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, battere cassa per rinnovare e ampliare gli ammortizzatori sociali, per chiedere continui e maggiori sgravi fiscali e detassazioni — il Governo attacca preventivamente per non rispondere a una domanda dirimente: quali sono i risultati del monitoraggio in corso d’opera della Commissione UE sugli obiettivi e sui traguardi del PNRR?
Un eventuale giudizio negativo quanto peserebbe sulla credibilità del Governo italiano? Potrebbe ritardare il piano di rientro nei parametri del rapporto tra PIL e debito oggetto della procedura di infrazione? Leggete e fatevi un’idea.
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