Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.

Il 12 giugno è sciopero generale della cultura.
Da anni il settore viene attraversato da privatizzazioni, esternalizzazioni al massimo ribasso, partite IVA coatte, volontariato sostitutivo, carenza cronica di personale e tagli che mettono a rischio lavoro, salari e qualità dei servizi.
Musei, biblioteche, archivi, parchi archeologici, teatri e mondo dello spettacolo non possono essere trattati come merce né trasformati in spazi da affittare ai privati, mentre lavoratrici e lavoratori restano in condizioni di precarietà, disparità contrattuale e salari insufficienti.
Serve tornare a parlare di internalizzazione dei servizi, stabilizzazione del personale, assunzioni stabili e contratti dignitosi.
Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.
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