Yesterday’s Papers – La povertà sanitaria, di Federico Giusti
Dal “Rapporto nazionale 2026 sulla povertà” della Caritas Italiana, scopriamo che la nostra società è sempre più povera anche dal punto di vista sanitario.
Dal “Rapporto nazionale 2026 sulla povertà” della Caritas Italiana, scopriamo che la nostra società è sempre più povera anche dal punto di vista sanitario.
Intervento tenuto in occasione dello sciopero del 12 giugno sulla vertenza degli operatori culturali dei musei civici di Volterra.
Dal Decreto Colosseo alle vertenze di Volterra, Milano e Verona, il discorso ricostruisce le limitazioni al diritto di sciopero nei musei e denuncia precarietà, appalti, bassi salari e mancata applicazione del contratto Federculture nel settore culturale.
Le notizie di queste ore sulla decisione del governo Meloni di non accedere (o di farlo solo parzialmente) al programma di prestito europeo SAFE (Security Action for Europe) confermano in modo evidente quanto l’Osservatorio Mil€x ha già documentato con le proprie analisi negli ultimi mesi.
Lo sciopero nazionale del 12 giugno richiama l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura, tra carenze di organico, esternalizzazioni, precarietà e bassi salari, rivendicando investimenti pubblici, assunzioni e pari diritti nel settore museale e culturale.
Dietro eventi culturali, servizi pubblici e manifestazioni istituzionali si nasconde spesso una filiera di appalti al ribasso, subappalti e precarietà. Lo sciopero del 12 giugno denuncia un sistema che impoverisce lavoro, welfare e diritti sociali.
Il 12 giugno incrociamo le braccia per mandare un messaggio chiaro: la cultura non è una merce, il nostro lavoro non è un favore.
Il caporalato non è un’emergenza isolata, ma il prodotto di un sistema che rende ricattabili migranti e lavoratori fragili. Tra fondi bloccati, ispettorati sotto organico e norme inefficaci, la repressione non basta a fermare lo sfruttamento diffuso.
Prima di essere “quattro braccianti”, erano Amin 29 anni, Waseem 25 anni, Ullah 23 anni, Safi, 20 anni, avevano un nome e un volto e non sono morti solo per mano dei loro assassini, ma per colpa di un sistema che da anni considera il “lavoro agricolo sfruttato” un costo accettabile, e per colpa di una politica che da anni ha scelto di non vedere. La morte di Amin, Waseem, Ullah e Safi non è stata una fatalità ma è un sistema!
Il confronto tra Governo e Confindustria riporta al centro il rapporto tra destra italiana, Unione Europea e interessi imprenditoriali, mentre PNRR, crisi economica e procedura d’infrazione pesano sulle prospettive del Paese.