Le difficoltà dei servizi sociali non possono essere scaricate sulle lavoratrici, costrette a operare con organici insufficienti e richieste crescenti. Lo sciopero del 10 novembre punta a ottenere personale adeguato e a restituire qualità e credibilità al servizio pubblico.

Ogni volta che dei cittadini lamentano una scarsa assistenza e il mancato ascolto da parte del pubblico, ci sentiamo chiamati direttamente in causa.
Non è eccesso di zelo: siamo convinti che le lavoratrici e i lavoratori operanti nei servizi al cittadino di tanti comuni siano ingiustamente considerati parte del problema. E, in questa fase storica, le assistenti sociali provenienti dalla SdS, le lavoratrici degli uffici sociali vivono una condizione difficile, dovendo fare fronte a crescenti richieste che necessitano di attenzione, tempo, risposte tempestive.
Ma quando gli organici sono inadeguati, quando non si sostituisce il personale assente per maternità e lunghe malattie, perché nel frattempo licenziatosi o andato in mobilità in altri Enti, i servizi erogati al cittadino non possono essere tempestivi e di qualità.
Le prime a uscire mortificate e svilite sono le lavoratrici del pubblico che credono nel servizio al cittadino e scontano anche scelte politiche errate e tali da ripercuotersi sulle loro stesse vite.
È indecoroso che il Fondo povertà non sia stato ancora utilizzato per i contrasti interni agli Enti locali ex SdS; è folle che per mesi non si sia provveduto, in tanti Enti locali, ad assunzioni anche a tempo determinato per dare risposte alla popolazione.
Per questi motivi le assistenti sociali andranno allo sciopero per l’intera giornata del 10 novembre, sciopero organizzato da Cub, Clap e Cobas.
Ci preme ricordare che le lavoratrici, come dipendenti della PA, devono operare sempre al meglio anche quando non condividono le politiche delle loro amministrazioni e sono tenute a rispettare dei codici di comportamento che impongono loro anche l’obbligo di non assumere posizioni critiche.
Come Cub siamo consapevoli che le politiche assunte dal Comune di Pisa in materia di casa siano alquanto discutibili, avendo dilapidato enormi risorse per l’albergazione invece di pensare a soluzioni stabili e dignitose per chi perde il diritto all’abitare, magari per morosità incolpevole.
Nei nostri territori la crisi sociale aggredisce con sempre maggiore forza le classi sociali meno abbienti; ebbene, lo sciopero del 10 novembre è finalizzato a garantire organici sufficienti a fronteggiare queste emergenze, per restituire anche credibilità al lavoro pubblico.
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