La debole crescita dei salari italiani affonda le proprie radici nelle trasformazioni del sistema di contrattazione, nella fine della scala mobile e nella perdita di potere negoziale dei lavoratori, mentre in altre grandi economie europee le retribuzioni sono aumentate maggiormente.

Nel secondo trimestre del 2026, nell’area UE, i salari sono cresciuti del 3%. A crescere maggiormente i salari tedeschi, anche per la forza del sistema di contrattazione, e quelli dei paesi più ricchi, dove le buste paga sono storicamente pesanti.
In alcuni paesi le retribuzioni non sono cresciute; in Italia, Portogallo e Grecia crescono di poco, ancora meno in alcune nazioni dell’Europa orientale.
Le politiche fiscali in alcuni paesi sono particolarmente generose; la tendenza a ridurre le tasse è assai diffusa, facendo mancare anche risorse al welfare. Tra i critici delle tasse, quanti asseriscono che i ritardi dei salari italiani sono imputabili all’eccessivo peso del cuneo fiscale.
Ad onor del vero, non basta ridurre le tasse sul lavoro per accrescere il potere di acquisto dei salari: dipende dal sistema di calcolo del costo della vita e dalle disponibilità di bilancio, per la Pubblica amministrazione, dagli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, senza i quali la produttività non cresce. Intanto, in Germania, Francia e Spagna i salari sono cresciuti di un buon 25%. Ad arrestare la crescita dei salari, e di certe economie, la pandemia, la scarsa produttività, il ritorno dell’inflazione, il caro carburanti.
L’inizio dell’erosione salariale coincide con la fine della scala mobile, più o meno 33 anni fa; la contrattazione decentrata è causa della perdita economica e soprattutto dell’erosione del potere contrattuale.
Sul banco degli imputati sia posto allora quel codice Ipca e, insieme, il modello di contrattazione post scala mobile; da allora inizia anche una spirale di disuguaglianze sociali ed economiche arrivata nel frattempo alle estreme conseguenze.
La sostenibilità finanziaria del sistema ha determinato l’erosione del potere di acquisto e di contrattazione: è bene ricordarlo ogni qual volta si parla di lavoro.
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