Vietnam: la transizione verde come politica di sviluppo al Climate Solution Showcase di Hồ Chí Minh City

Il Climate Solution Showcase della Vietnam Climate Week ha mostrato un ecosistema vietnamita dell’innovazione ambientale sempre più articolato. Dietro le tecnologie presentate emerge una strategia più ampia: fare della transizione verde uno strumento di modernizzazione produttiva, resilienza e sviluppo nazionale.

Il 21 ottobre, nelle sale del Rex Hotel di Hồ Chí Minh City, oltre cinquanta soluzioni dedicate al clima hanno offerto uno spaccato particolarmente significativo della trasformazione che il Vietnam sta cercando di imprimere al proprio modello di sviluppo. Il Climate Solution Showcase, tappa meridionale della Vietnam Climate Week 2026, ha riunito imprese innovative, rappresentanti delle istituzioni vietnamite, investitori, università e partner internazionali, mettendo in relazione tecnologie concrete con una delle questioni strategiche che accompagneranno lo sviluppo del Paese nei prossimi decenni: conciliare industrializzazione, crescita economica, sicurezza ambientale e riduzione delle emissioni.

La Vietnam Climate Week, articolata quest’anno tra Hà Nội, Đà Nẵng, Hồ Chí Minh City e Cần Thơ, è stata concepita proprio come una piattaforma nazionale in vista della COP31, con l’obiettivo dichiarato di collegare politiche pubbliche, finanza e innovazione. La tappa di Hồ Chí Minh City era specificamente dedicata alle imprese e alle soluzioni tecnologiche, con oltre cinquanta stand e il lancio del Vietnam Climate Tech Ecosystem Report 2026.

Considerare l’evento come una semplice esposizione di start-up, tuttavia, significherebbe perderne il significato principale. Il Climate Solution Showcase si inserisce infatti in un processo politico di più lungo periodo attraverso il quale il Vietnam sta cercando di incorporare gli obiettivi ambientali nella pianificazione dello sviluppo economico. La Strategia nazionale per la crescita verde 2021-2030, con visione al 2050, individua esplicitamente nella trasformazione verde uno strumento di ristrutturazione dell’economia, innovazione del modello di crescita e miglioramento della sostenibilità sociale e ambientale. Tra gli obiettivi fissati figura la riduzione di almeno il 15% dell’intensità delle emissioni di gas serra rispetto al PIL entro il 2030 rispetto al livello del 2014.

A questa strategia si affianca quella nazionale sul cambiamento climatico fino al 2050, approvata nel 2022, che lega il raggiungimento della neutralità carbonica non soltanto alla riduzione delle emissioni, ma anche alla necessità di modificare il modello produttivo, rafforzare la resilienza dell’economia e accrescerne la competitività. L’obiettivo dichiarato è raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050, dopo un picco previsto entro il 2035, con interventi specifici nei settori energetico, agricolo, forestale, industriale e dei rifiuti.

Il quadro si è ulteriormente rafforzato nel 2026. Con la Conclusione n. 75-KL/TW del 28 luglio, il Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam ha ridefinito la protezione ambientale e la risposta ai cambiamenti climatici come una componente dello stesso processo di sviluppo, non più come semplice politica correttiva. Il documento afferma che la tutela dell’ambiente deve costituire una base della transizione verde, della qualità della crescita e della competitività economica, indicando inoltre il passaggio da una gestione prevalentemente amministrativa a una governance moderna fondata su dati, valutazione dei rischi e coordinamento intersettoriale.

Il successivo programma d’azione del governo, approvato con la Risoluzione n. 208/NQ-CP del 4 agosto, ha trasformato queste indicazioni in nove gruppi di interventi, che comprendono riforma legislativa, mobilitazione delle risorse, controllo dell’inquinamento, economia circolare, adattamento climatico, riduzione dei rischi naturali e rafforzamento della governance ambientale.

È alla luce di questo quadro politico che acquistano maggiore significato le soluzioni presentate al Climate Solution Showcase di Hồ Chí Minh City.

Uno degli interventi più interessanti della mattinata è stato quello di Mai Văn Trịnh, del dell’Istituto per l’Ambiente Agricolo (Viện Môi trường Nông nghiệp), dedicato all’innovazione climatica nell’agricoltura vietnamita. L’esposizione ha preso le mosse da una doppia constatazione: le tecniche tradizionali, da sole, non sono più sufficienti a rispondere alla dimensione, ai costi e alla rapidità dei cambiamenti in corso; allo stesso tempo i dati climatici, produttivi e sulle emissioni rimangono frammentati e continua a esistere una distanza considerevole fra ricerca scientifica, sperimentazione sul terreno e commercializzazione delle innovazioni.

La risposta proposta combina tecnologie fisiche e digitali: energie alternative, nuovi materiali, fertilizzanti a minori emissioni, intelligenza artificiale, telerilevamento, Internet delle cose, modelli previsionali e sistemi di misurazione, rendicontazione e verifica delle emissioni. Ma comprende anche strumenti finanziari, nuovi modelli di economia circolare e interventi sulle istituzioni e sugli incentivi.

L’agricoltura costituisce un terreno particolarmente importante per il Vietnam, sia per il peso economico e sociale del settore sia per la sua vulnerabilità al cambiamento climatico. La presentazione mostrata al Rex Hotel ha illustrato, per esempio, il potenziale della gestione alternativa delle acque nelle risaie, del recupero dei residui agricoli, del compostaggio e della produzione di biochar. Nei dati presentati, una risaia permanentemente allagata può arrivare a circa 13 tonnellate di CO₂ equivalente per ettaro all’anno, mentre per una risaia gestita con irrigazione intermittente (Alternate Wetting and Drying, AWD) viene indicato un valore di circa 7,15 tonnellate. Il compostaggio di rifiuti e residui viene invece associato a riduzioni delle emissioni nell’ordine del 35%.

Ancora più importante è però l’enfasi posta sulla costruzione di una vera infrastruttura digitale per l’agricoltura. Dati meteorologici, qualità del suolo, colture, emissioni, risorse idriche e produzione dovrebbero confluire in sistemi integrati capaci di utilizzare intelligenza artificiale e telerilevamento per prevedere rischi, individuare aree vulnerabili e misurare gli effetti delle politiche climatiche.

Gli stand presenti al Climate Solution Showcase hanno mostrato come questa impostazione stia già producendo applicazioni molto differenti fra loro. Enfarm, ad esempio, propone strumenti di analisi del terreno e sistemi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale per rendere più accessibile l’agricoltura di precisione. Vietnam Food Joint Stock Company ha presentato un sistema di trattamento delle acque basato sul chitosano ricavato dai sottoprodotti della lavorazione dei gamberi, utilizzabile come coagulante e flocculante biodegradabile per la rimozione di particelle e contaminanti. Altri progetti riguardavano il recupero di plastiche miste, la trasformazione dei residui agricoli, la diagnostica rapida nell’acquacoltura, i sistemi IoT per serre e aziende agricole e la valorizzazione di produzioni tradizionali attraverso filiere a maggiore valore aggiunto.

Questa varietà è significativa perché mostra una caratteristica della politica ambientale vietnamita: la transizione non viene concepita esclusivamente come sostituzione delle fonti energetiche fossili, ma come trasformazione più ampia dei processi produttivi. Economia circolare, digitalizzazione, gestione delle acque, agricoltura a basse emissioni, riduzione dei rifiuti e valorizzazione dei sottoprodotti costituiscono altrettanti elementi della stessa strategia.

Il governo vietnamita ha formalizzato questo orientamento anche nel Piano nazionale di protezione ambientale 2021-2030, con visione al 2050, dove viene affermato esplicitamente il principio di non sacrificare l’ambiente in nome della crescita economica e viene indicata la necessità di sviluppare un’economia verde, circolare e a basse emissioni di carbonio.

Il principale problema, come ha mostrato però il rapporto sullo stato dell’ecosistema climate-tech vietnamita presentato durante l’evento, rimane quello della capacità di trasformare buone soluzioni in imprese industrialmente e finanziariamente solide.

Nel 2025 il capitale complessivamente raccolto dalle imprese climatiche vietnamite analizzate è sceso a circa 49,9 milioni di dollari, rispetto ai 104,2 milioni del 2024. Il rapporto sottolinea che questo arretramento deve essere interpretato con cautela, perché il dato del 2024 era fortemente influenzato da una singola grande operazione, ma evidenzia comunque una fragilità strutturale. Ancora più significativa è l’assenza, nel 2025, di operazioni nella fascia compresa fra 350.000 e un milione di dollari: quel capitale intermedio necessario per trasformare una soluzione già sperimentata in un’impresa capace di aumentare la produzione e raggiungere mercati più grandi.

Al problema finanziario si aggiunge quello delle competenze. Secondo i dati illustrati durante il lancio del rapporto, il 73% delle imprese intervistate considera la disponibilità di personale tecnico esperto fra le principali difficoltà di reclutamento, mentre l’86% ha dovuto investire direttamente nella formazione e nel miglioramento delle competenze dei propri dipendenti negli ultimi due anni. Si tratta di un dato che mostra quanto la trasformazione verde richieda non solo capitale e tecnologie, ma anche un sistema educativo e professionale capace di accompagnare rapidamente la nuova struttura produttiva.

È proprio su questo terreno che emerge una questione strategica più ampia. La Vietnam Climate Week è sostenuta da numerosi partner internazionali, tra cui Australia, Germania, Canada, Regno Unito e Paesi Bassi, e la presenza di rappresentanti diplomatici e delle agenzie di cooperazione all’apertura dell’evento ha mostrato l’importanza che il capitale e la cooperazione esteri stanno assumendo nella transizione vietnamita. Questa collaborazione permette al Vietnam di accedere a capitale, tecnologie ed esperienza internazionale, ma rende allo stesso tempo centrale la questione della capacità nazionale di assorbire tali risorse senza trasformare la transizione ecologica in una nuova forma di dipendenza tecnologica e finanziaria. La sfida non è soltanto attirare investimenti, ma sviluppare imprese vietnamite, competenze nazionali e tecnologie che possano essere prodotte, adattate e controllate localmente.

Se riuscirà a sciogliere con successo i nodi evidenziati, la politica ambientale vietnamita potrà diventare qualcosa di più di un insieme di impegni climatici internazionali. Potrà costituire uno dei terreni sui quali il Paese continuerà a modernizzare la propria struttura produttiva, rafforzare le capacità tecnologiche nazionali e costruire un modello di sviluppo nel quale crescita economica, sovranità industriale e sostenibilità ambientale non vengano considerate obiettivi contrapposti.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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