Dramma planetario: cresce la povertà figlia della disuguaglianza

Per la prima volta negli ultimi 15 anni i numeri non tornano in una società planetaria attraversata da crisi strutturali, esplosivo riscaldamento climatico e guerre moltiplicate. Nel 2025 la povertà è tornata ad aumentare sfidando gli obiettivi concordati dalla comunità internazionale nel 2015 per cercare di eradicarla.

Articolo di Sergio Ferrari
Traduzione a cura del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

Secondo l’aggiornamento 2026 dell’Indice di Povertà Multidimensionale (IPM Globale), ci sono 1,2 miliardi di persone in situazione di povertà in tutto il mondo, ovvero 51,5 milioni in più rispetto a quanto rivelava il rapporto precedente. Tra i principali colpiti ci sono i bambini in generale e gli abitanti delle zone rurali. Circa 617 milioni, ovvero più della metà dei poveri, sono bambine e bambini.

Si tratta di cifre rivelate a metà ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) e dall’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI) di questa università britannica. L’aggiornamento 2026 integra dati di 108 paesi delle regioni in via di sviluppo, che rappresentano il 78% della popolazione mondiale (https://hdr.undp.org/sites/default/files/MPI/2026/2026_MPI_PR_sp.pdf).

Non è solo mancanza di reddito

Per decenni la povertà è stata definita come la mancanza di denaro o reddito insufficiente di una persona. Tuttavia, questo concetto è evoluto poiché, come afferma la Rete di Povertà Multidimensionale, gli stessi interessati “considerano che la loro esperienza della povertà sia molto più ampia della [esclusiva] mancanza di reddito” (https://www.mppn.org/es/pobreza-multidimensional/que-es-el-ipm/).

Secondo questa Rete, una persona impoverita può soffrire di molteplici problematiche simultaneamente: malattia, malnutrizione, mancanza di acqua potabile o elettricità, lavoro precario o accesso a un basso livello educativo. “Concentrarsi su un solo fattore, come il reddito, non è sufficiente per catturare la vera realtà della povertà”. L’Indice della Povertà Multidimensionale Globale considera povera una persona se soffre privazioni in almeno un terzo dei dieci indicatori ponderati in salute, istruzione e livello di vita. Tale indice, più esteso e comprensivo – così come le varie dimensioni che lo compongono – offre un’immagine più precisa non solo di chi è povero, ma anche dei fattori che provocano la loro povertà. Nel caso in cui esistesse volontà politica da parte dei governi, l’Indice di Povertà Multidimensionale (IPM) potrebbe orientare la promozione di politiche pubbliche sulla base di dati molto concreti e di sostegno empirico per elaborare programmi sociali più adeguati che puntino alle esigenze prioritarie delle persone colpite.

A partire dal 2010 una dozzina di paesi dell’America Latina e dei Caraibi (da Messico a Uruguay, passando per Colombia, Repubblica Dominicana, Paraguay, Cile ed Ecuador) hanno iniziato a integrare questo indice a livello nazionale.

America Latina, alta disuguaglianza e più poveri

Il recente rapporto del PNUD e dell’OPHI indica che in America Latina e nei Caraibi si è registrato negli ultimi mesi un incremento del numero di persone che sono cadute nella povertà multidimensionale. Gli indicatori di questo arretramento sono, tra gli altri, la mancanza di anni di istruzione e le carenze nel livello di vita in generale.

Questa caduta frena una tendenza positiva di diminuzione della povertà multidimensionale che secondo la CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi) è prevalsa tra il 2014 e il 2024, solo con una breve interruzione nel 2020 a causa della pandemia di COVID.

Secondo il Panorama Sociale 2025 della regione pubblicato dalla Commissione, 162 milioni di persone, circa il 25% della popolazione totale, si trovavano nel 2024 in situazione di povertà. Già in quel periodo, “la povertà multidimensionale era sistematicamente più alta nelle zone rurali, tra ragazze, ragazzi e adolescenti e nei quintili più poveri della distribuzione del reddito”. Incidevano, tra le altre cause, la debolezza dell’occupazione e delle pensioni, così come il limitato accesso alla casa, alla salute e all’istruzione.

Se si osserva questa tendenza per paese, si constata una grande eterogeneità. Mentre Guatemala, Honduras ed El Salvador registravano nel 2024 un’incidenza della povertà multidimensionale superiore al 50%, in Costa Rica, Uruguay e Cile colpiva meno del 6% della popolazione. Secondo il PNUD, il Messico è, forse, il paese che ha ottenuto più risultati negli ultimi anni nella lotta contro la povertà, nonostante il costo sociale rimanga ancora significativo.

https://www.cepal.org/en/presentations/social-panorama-latin-america-and-caribbean-2025-how-escape-trap-high-inequality-low

Il Panorama Sociale della CEPAL pubblicato alla fine del 2025 associava povertà a disuguaglianza crescente, considerandole come due facce della stessa medaglia.Lo studio sostiene che la maggior parte dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi affrontano tre trappole dello sviluppo che limitano il miglioramento del benessere della loro popolazione: una di bassa capacità di crescita; un’altra di alta disuguaglianza -insieme a bassa mobilità sociale e debole coesione sociale-, e una terza di basse capacità istituzionali e di governance poco efficace. Senza sottovalutare, inoltre, l’impatto dei cambiamenti climatici.

L’organismo regionale constata, prendendo come riferimento i sondaggi sulle famiglie, che il “decile superiore di reddito della regione concentra in media un terzo del reddito totale nazionale, mentre il decile inferiore non raggiunge nemmeno il 2%”. Il che implica un divario di reddito di oltre 20 volte tra il 10% della popolazione più ricca e il 10% più povera.

La CEPAL sottolinea che questi elevati livelli di disuguaglianza di reddito nella regione costituiscono “un ostacolo per il progresso verso lo sviluppo sociale inclusivo e contribuiscono alla crisi di sviluppo”, oltre a essere “inaccettabili dalla prospettiva dei diritti e della giustizia sociale” e inefficienti dalla prospettiva della crescita economica.

Poche eccezioni

Presentando il nuovo aggiornamento 2026, il PNUD sottolinea che l’aumento della povertà dovrebbe essere un’allerta per il mondo. Dietro a queste cifre ci sono emarginazione e sofferenze crescenti. Sono 1,2 miliardi di persone che affrontano privazioni che si rafforzano a vicenda: fame, mancanza di accesso all’istruzione e carenza di acqua potabile e/o elettricità.

Tuttavia, questa lettura non accetta il fatalismo. L’organizzazione dell’Onu rileva che 33 paesi hanno ridotto a metà il loro Indice di Povertà Multidimensionale in meno di 15 anni, inclusi sei dell’Africa subsahariana. La Cina ha registrato la riduzione più rapida, tra i paesi con dati disponibili, passando dal 9,5% al 4,2% in soli quattro anni (2010-2014). Nel frattempo, il Vietnam ha anche fatto rapidi progressi e ha dimezzato il suo valore dell’IPM in sette anni.

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