Il ritorno del militarismo in Europa riapre il dibattito sulla leva e sulla vita nelle caserme. Il volume di Marta Silvestre e Andrea Turco ricostruisce storie di nonnismo, abusi, omissioni e morti, riportando alla luce una memoria scomoda e ancora attuale.

Morire di Naia, autori Marta Silvestre e Andrea Turco per le edizioni Zolfo, è un libro da leggere: guardiamo al passato per interpretare quanto avviene sotto i nostri occhi. Non parliamo di ricostruire la memoria storica, ma almeno orientarci fuori dai canonici luoghi comuni. Uno sguardo indietro senza nostalgia, rimorsi e rimpianti, senza paraventi ideologici dietro ai quali nascondere insuccessi ed errori o per coltivare facili illusioni.
Viviamo in un’epoca di ritorno al militarismo, anzi di autentica militarizzazione del corpo sociale, un mix costruito da leggi speciali ed eccezionali trasformate in norme salva civiltà, di ampliamento delle spese militari, di assorbimento graduale e implacabile del civile dentro il tessuto militare, di tecnologie e manifatture militari che si vanno impossessando della ricerca e della produzione. E se tutto diventa militare, si sospendono le agibilità e i diritti democratici; si sa come riservatezza e interesse nazionale siano le canoniche formulette per non fornire mai spiegazioni, per rendere il cittadino suddito e succube di decisioni calate dall’alto. Siamo davanti al trionfo della fiera e strategica disinformazione.
Nella prima metà del 2026, l’Ufficio Federale per la Famiglia e le Attività Civiche tedesco ha ricevuto 5.862 domande di obiezione di coscienza – più che nell’intero anno 2025 (3.867) e più che nell’anno della sospensione del servizio militare obbligatorio, il 2011 (4.348). Leggiamo da un post Fb di una seguita trasmissione televisiva tedesca dedicata all’approfondimento:
La legge di modernizzazione del servizio militare del Ministro della Difesa Pistorius, in vigore dal 1° gennaio 2026, obbliga per la prima volta tutti i giovani uomini alla visita di leva, mentre il servizio rimane inizialmente volontario. In effetti, di recente la Bundeswehr ha registrato anche più candidature. A giugno ci sono state, secondo il Ministero della Difesa, 40.500 domande per una carriera militare: +24% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche le nuove assunzioni a giugno sono aumentate, con circa 10.900, un incremento del 13%, secondo il ministero. Tra i giovani che prestano servizio volontario e i cosiddetti soldati a contratto breve c’è stato anch’esso un aumento. Attualmente circa 12.100 di loro sono in servizio. Uno studio del network di ricerca MOTRA mostra un chiaro divario: circa il 39% degli intervistati con cittadinanza tedesca, che finora non hanno svolto né servizio militare né civile, sarebbe fondamentalmente disposto a difendere la Germania con le armi. Tra i giovani di 18-29 anni, la percentuale si aggira intorno al 30%. Tuttavia, solo il 18% degli intervistati e il 19% dei giovani intervistati mostrano un reale interesse per un addestramento base di sei mesi. La disponibilità astratta alla difesa è quindi chiaramente maggiore rispetto alla disponibilità concreta al servizio. Allo stesso tempo, quasi il 30% degli intervistati rifiuta qualsiasi forma di servizio di leva.
Monitor – Im ersten Halbjahr 2026 gingen beim Bundesamt… | Facebook
Partiamo da queste considerazioni perché il possibile ritorno all’obbligatorietà della leva è una delle opzioni previste; nel frattempo, per invogliare alla carriera militare, hanno accresciuto gli stipendi, assicurato un alloggio, o una casa, a prezzi stracciati, stanno costruendo misure di un welfare agevolato e accresciuto solo per i militari. E quanto oggi avviene in Germania fungerà da esempio per altri paesi. Nel frattempo, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, la propaganda militare, nelle più svariate forme, va avanti incessantemente.
Il libro di Turco e Silvestre offre una panoramica diversa della vita in caserma, riesuma episodi dolorosi consegnati frettolosamente alla cronaca del passato; lo fa con estrema attenzione ai particolari, con stile narrativo che conduce il lettore a ricollegare, a fine lettura, ogni singolo particolare.
Storie di nonnismo, di soprusi, di omissioni, di omicidi dentro le caserme venute a galla superando muri di omertà (lo dicono gli atti processuali), con inchieste parlamentari faticose, con poche e coraggiose iniziative di una Magistratura alla quale spesso sono stati messi i bastoni tra le ruote. I due autori hanno portato alla luce alcune storie: il militare vittima dell’uranio impoverito o di una malattia contratta durante il servizio militare, il militare ucciso per atti di nonnismo, con quella subcultura e pratica di violenza ordinaria e prevaricazione fin troppo sminuita, in tante occasioni perfino coccolata e giustificata.
E ancora il giovane di leva vittima di abusi che morirà poi in circostanze tragiche, dopo anni di cure psichiatriche per i traumi riportati durante la Naia. Ma si parla anche di Somalia, una delle pagine del neocolonialismo di fine secolo scorso di cui poco si è parlato, dell’uccisione di un sottoufficiale legato ai servizi la cui morte venne trattata come omicidio a sfondo sessuale, anche attraverso ricostruzioni sommarie e non senza qualche deviazion. Chiunque oggi voglia conoscere tutti i risvolti del servizio militare non potrà esimersi da questa lettura.
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