Dal 25 al 27 agosto l’AsiaWorld-Expo ha ospitato la seconda edizione del GIS, vetrina dell’innovazione globale e, soprattutto, piattaforma per connettere tecnologia cinese, capitali internazionali e nuovi mercati, nel quadro della crescente centralità tecnologica di Hong Kong.

Dal 25 al 27 agosto, l’AsiaWorld-Expo di Hong Kong ha ospitato la seconda edizione del Global Innovation Show & Global Innovation Summit (GIS), manifestazione dedicata alle tecnologie emergenti e alla loro trasformazione in applicazioni industriali e commerciali. Oltre alla funzione espositiva, il GIS 2026 ha mostrato con particolare chiarezza il ruolo che Hong Kong punta a svolgere nella nuova fase dello sviluppo tecnologico cinese: una piattaforma di collegamento tra capacità innovativa della Cina continentale, capitale internazionale, mercati esteri e rete produttiva della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area.
La manifestazione, organizzata dalla Global Tech Innovation Alliance di Hong Kong e coorganizzata dal Silicon Valley Innovation & Entrepreneurship Forum e dalla World Academy of Sustainable Development Limited, si è sviluppata ufficialmente su tre giornate espositive, precedute il 24 agosto da un vertice ristretto dedicato all’intelligenza artificiale, alla robotica incorporata e ai droni e da un ricevimento per i leader dell’innovazione. Il tema scelto per l’edizione 2026, Connect the World, Disrupt the Future, sintetizzava la duplice ambizione dell’evento: favorire la circolazione internazionale dell’innovazione e accelerare il passaggio dalle tecnologie sperimentali alla produzione e al mercato.
Il 25 agosto, nella giornata inaugurale, questa impostazione risultava evidente già nella struttura dell’evento. All’interno dell’AsiaWorld-Expo convivevano aree espositive, dimostrazioni tecnologiche e numerosi forum paralleli dedicati all’intelligenza artificiale, ai robot umanoidi, ai droni, alle città digitali, alla cooperazione industriale con i Paesi dell’ASEAN e all’espansione internazionale delle imprese cinesi. Più che una semplice fiera dell’elettronica, il GIS si presentava dunque come un luogo di incontro tra innovazione tecnologica, politica industriale, finanza e strategie di internazionalizzazione.
La chiave interpretativa più importante è stata fornita dallo stesso governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Intervenendo all’apertura, il Segretario permanente per l’Innovazione, la Tecnologia e l’Industria Kevin Choi ha sottolineato come il GIS riunisca risorse provenienti dalla Cina continentale, da Hong Kong e dal resto del mondo, collegando le città della Greater Bay Area attraverso la complementarità fra tecnologia, capitale e mercati. Choi ha definito Hong Kong un super connector e un super value-adder, una piattaforma capace da un lato di aiutare le imprese della Cina continentale ad accedere alle risorse internazionali e dall’altro di offrire alle aziende straniere una porta d’ingresso verso la Greater Bay Area e il più ampio mercato cinese.

Inoltre, Choi ha collocato esplicitamente il GIS nell’avvio del XV Piano quinquennale nazionale, che ribadisce il sostegno allo sviluppo di Hong Kong come centro internazionale dell’innovazione e della tecnologia e attribuisce crescente importanza all’innovazione industriale e alle cosiddette nuove forze produttive di qualità. Tra i settori prioritari indicati dal governo figurano le tecnologie per la salute, l’intelligenza artificiale, la robotica, la manifattura avanzata e le nuove energie. Il GIS 2026 ha quindi offerto una rappresentazione concreta di una strategia molto più ampia: trasformare l’avanzamento scientifico e tecnologico cinese in capacità produttiva, competitività internazionale e presenza sui mercati globali.
La stessa organizzazione degli spazi rifletteva questa impostazione. Il programma del GIS individuava otto grandi aree: intelligenza artificiale e robotica incorporata, nuove energie e tecnologie automobilistiche, elettronica di consumo, casa intelligente e Internet delle cose, big data e tecnologie per le imprese, manifattura avanzata, biomedicina e nuove startup. Gli organizzatori avevano inoltre previsto sezioni dedicate agli Stati Uniti, all’Europa, alla Repubblica di Corea, all’ASEAN e a Hong Kong, con l’obiettivo dichiarato di creare un ecosistema chiuso “tecnologia-capitale-mercato”.
Particolarmente evidente era il peso assunto dalla robotica incorporata e dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale al mondo fisico. Non si tratta più soltanto di modelli linguistici, piattaforme digitali o software, ma di sistemi capaci di muoversi, percepire l’ambiente ed eseguire compiti industriali o di servizio. La società cinese Wisson Robotics, ad esempio, ha scelto proprio il GIS per il lancio internazionale del robot Orion C1, progettato per la pulizia autonoma delle facciate degli edifici ad alta quota. Il sistema combina intelligenza incorporata, navigazione verticale automatizzata e una tecnologia di pulizia che permette al robot di adattarsi alle superfici degli edifici, con l’obiettivo di sostituire almeno in parte attività tradizionalmente affidate a operatori impegnati in lavori ad alto rischio.
Anche il settore dei droni mostrava come l’innovazione cinese si stia spostando rapidamente dalla produzione del singolo dispositivo alla costruzione di ecosistemi complessi. GDU ha presentato in quest’occasione sistemi di droni per applicazioni industriali e di sicurezza, comprese piattaforme aziendali, stazioni autonome di attracco, soluzioni installate su veicoli e sistemi di gestione supportati dall’intelligenza artificiale. Le applicazioni indicate vano dalla risposta alle emergenze al controllo delle infrastrutture, dall’energia alla gestione forestale e alle città intelligenti.

L’economia a bassa quota, la robotica e la manifattura intelligente costituiscono quindi alcune delle manifestazioni più visibili di un processo più generale: l’integrazione fra intelligenza artificiale, hardware, infrastrutture e produzione. È proprio in questa direzione che negli ultimi anni la Cina ha concentrato parte crescente della propria politica industriale, superando l’immagine di un’economia tecnologica fondata prevalentemente sull’elettronica di consumo o sulle piattaforme digitali e puntando sempre più sulla capacità di applicare l’innovazione ai processi materiali.
La dimensione internazionale dell’evento è emersa anche dagli interventi della cerimonia inaugurale. L’ex presidente della Costa Rica José María Figueres ha sottolineato i progressi compiuti dalla Cina nello sviluppo delle tecnologie fondamentali e il suo contributo alla cooperazione internazionale e alla governance dell’intelligenza artificiale. Sullo stesso tema si sono confrontati Zhang Yaqin, professore dell’Università Tsinghua e membro della Chinese Academy of Engineering, Sai Gu dell’Università di Warwick e Saeed Al Dhahari, esperto emiratino di intelligenza artificiale e robotica.
Hong Kong offre, del resto, condizioni difficilmente replicabili altrove. La città appartiene pienamente al sistema economico e politico cinese e allo stesso tempo conserva una struttura finanziaria, giuridica e commerciale fortemente internazionalizzata. Può quindi mettere in relazione le imprese tecnologiche della Cina continentale con fondi di investimento, operatori finanziari, clienti e partner stranieri. La formula utilizzata durante una delle iniziative del GIS dedicate alla provincia dello Hunan – “manifattura intelligente della Cina continentale, potenziamento attraverso Hong Kong, connessione con il mondo” – riassume efficacemente questa divisione delle funzioni.
Il giorno successivo l’attenzione si è spostata ancora più decisamente sul rapporto tra innovazione e capitale. Il programma del 26 agosto comprendeva la Global Patient Capital & IPO Conference, il Global Venture Capital Summit, la competizione G-STAR e incontri diretti fra investitori e imprese, oltre a sessioni dedicate alle nuove energie, alla mobilità del futuro, alla manifattura intelligente, alla medicina innovativa, alla finanza Web3 e ai servizi basati sui dati. La scelta di dedicare un’intera giornata a questi temi riflette uno dei problemi centrali dell’innovazione contemporanea: trasformare una tecnologia promettente in un prodotto industriale sostenibile e inserirla in catene di investimento e commercializzazione capaci di sostenerne la crescita.

La giornata conclusiva del 27 agosto, infine, ha ampliato ulteriormente il pubblico della manifestazione, con l’apertura generale degli spazi espositivi e una sessione del CCF Hong Kong Forum dedicata all’economia guidata dall’intelligenza. Il GIS ha così combinato nella stessa struttura esposizione tecnologica, confronto accademico, politica industriale, investimenti e apertura al pubblico, confermando la volontà degli organizzatori di costruire una manifestazione meno specializzata rispetto alle fiere di settore e maggiormente orientata all’integrazione tra diverse componenti dell’ecosistema dell’innovazione.
Nel complesso, il GIS mostra una Cina sempre meno interessata a limitarsi all’acquisizione o all’adattamento di tecnologie sviluppate altrove e sempre più impegnata nella loro produzione autonoma, applicazione industriale e internazionalizzazione. Robotica, intelligenza artificiale, nuove energie, droni, biotecnologie e manifattura avanzata vengono inseriti in un sistema che collega ricerca, impresa, finanza e mercati esteri. È in questo passaggio che Hong Kong recupera una funzione strategica specifica all’interno dello sviluppo nazionale cinese.
L’integrazione crescente con la Cina continentale non sta quindi necessariamente riducendo la vocazione internazionale della città; la sta piuttosto ridefinendo. Hong Kong continua a essere un ponte verso l’economia globale, ma il centro di gravità di questa funzione si sposta progressivamente verso l’internazionalizzazione delle imprese e delle tecnologie cinesi e verso l’attrazione di capitale, competenze e operatori stranieri all’interno della Greater Bay Area.
Vista da questa prospettiva, la seconda edizione del GIS non è stata soltanto un’esposizione di prodotti futuristici. È stata soprattutto una rappresentazione della fase attuale dello sviluppo cinese: quella nella quale il progresso tecnologico deve essere tradotto in nuove capacità produttive, l’innovazione deve trovare capitale e applicazioni concrete e le imprese devono trasformare la crescita interna in presenza internazionale. Hong Kong, con la sua combinazione unica di appartenenza alla Cina e apertura globale, aspira a essere uno dei principali snodi attraverso cui questo processo passerà nei prossimi anni.
SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.