A quasi un anno dal rapimento di Nicolás Maduro, il nuovo assetto petrolifero venezuelano mostra con crescente chiarezza le conseguenze dell’intervento statunitense: privatizzazioni, concessioni secolari e greggio a basso costo destinato agli Usa segnano una radicale inversione rispetto all’esperienza chavista.

Quasi un anno fa, truppe speciali dell’esercito statunitense organizzarono un colpo di stato anomalo con il rapimento dei coniugi Maduro e un numero mai precisato di morti nel raid.
Scendemmo in piazza contro l’imperialismo, consapevoli tuttavia che la condanna dell’operato di Trump non potesse coincidere con la difesa a spada tratta di quella esperienza che, nel corso degli anni, era peraltro profondamente cambiata, rompendo con il Chavismo e le sue riforme.
C’era chi ci accusava di ambigua ostilità verso la direzione politica del Venezuela; dal canto nostro, preferimmo confrontarci con le centrali sindacali di quel paese, che da mesi erano in sciopero contro le decisioni assunte da Maduro, pur conoscendo alcune contraddizioni interne al movimento dei lavoratori. E, al contempo, ascoltavamo settori marxisti del paese che da anni ci parlavano di una esperienza giunta al capolinea.
Allora spendemmo parole chiare sul ruolo, ambiguo, di parte del Governo venezuelano: era del tutto evidente che, al suo interno, era stata offerta una vittima sacrificale (Maduro e la moglie) per restare al potere come colonia degli Usa. A distanza di otto mesi, i fatti ci danno ragione, se gli Usa impongono alla presidente del Venezuela Rodríguez una “joint venture” in campo petrolifero con oltre la metà del greggio destinato, a basso costo, agli Usa.
Gli interventi militari Usa sono legati a ragioni materiali, ad esempio l’accaparramento di metalli rari e greggio, al controllo di vitali vie di comunicazioni: in ballo ci sono straordinarie riserve petrolifere in Venezuela, paese a poca distanza dagli Usa (tempi e costi del trasporto ai minimi termini).
E tra le principali preoccupazioni di Trump: l’esaurirsi delle riserve petrolifere. Questo accordo imposto al Venezuela raddoppia invece le riserve e, in prospettiva, permette di scongiurare i rincari alla pompa di benzina, argomento utile per la prossima campagna elettorale presidenziale.
Cosa resta allora del Venezuela di Chavez? Poco o nulla. La Rodríguez, sul cui ruolo nell’arresto di Maduro forse un giorno, secretati tra decenni i documenti riservati, scopriremo qualcosa in più, può dormire sonni tranquilli, mentre l’ex presidente del Venezuela attende un processo per traffico di droga internazionale, il classico capo di imputazione per chiudere sine die qualcuno nelle prigioni statunitensi.
La nuova joint venture sarà “privata” e il 55% della produzione spetterà agli Stati Uniti, che acquisteranno il greggio al costo di produzione. Sia sufficiente questo dato anche per dichiarare esaurita la fase delle statalizzazioni di aziende vitali per il paese, per sfruttare le risorse locali senza regalarne i profitti alle multinazionali.
E infatti le concessioni saranno di lunga durata, ossia 100 anni, riguardando una ventina dei giacimenti più importanti del paese. Nel frattempo, il Governo Rodríguez prosegue nell’opera demolitrice di tutte le norme approvate nel tempo per cancellare i processi di nazionalizzazione e statalizzazione.
Questo accade in un momento storico particolare, con il paese che a giugno ha avuto un terribile terremoto che ha distrutto infrastrutture, palazzi, provocando tra i 6 e i 7 mila morti: sono letteralmente con l’acqua alla gola e la ricostruzione si presenta come l’ennesimo business.
Il Venezuela torna ad essere quello che era un tempo: un’enclave petrolifera degli Usa o, se vogliamo, una semplice colonia.
E quale sarà la posizione dell’Italia? Partecipare al banchetto (mangiando le briciole, ovviamente) sulla pelle del popolo venezuelano? Staremo a vedere quale sarà lo spazio riservato all’Eni, presente, come le multinazionali di altri paesi, in Venezuela. Gli Usa, certi di essersi accaparrati il greggio necessario e a basso costo, potrebbero essere magnanimi con i paesi alleati, specie se questi ne assecondano acriticamente ogni mossa politica….
SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.