La seconda presidenza Trump rilancia la Dottrina Monroe attraverso un nuovo corollario che riafferma la pretesa egemonica statunitense sull’intero Emisfero occidentale, dall’America Latina all’Artico, nel quadro della crescente competizione globale con Cina e Russia.

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Il Corollario Trump alla Dottrina Monroe
Il ritorno di Trump alla Casa Biana nel gennaio 2025 ha aperto una nuova fase geopolitica globale la quale, seppur in questo primo anno e mezzo abbia manifestato caratteri alquanti diversi rispetto ai principi isolazionisti e non interventisti dichiarati durante la campagna elettorale, non ha invece palesato sostanziali elementi di discontinuità rispetto a quanto gli analisti avessero previsto nei confronti dell’America Latina.
Il preannunciato ritorno in grande stile della Dottrina Monroe[1], dopo il suo allentamento durante la presidenza Biden, è risultato tuttavia caratterizzato da un elemento aggiuntivo riconducibile al cosiddetto Corollario Trump, che è andato ad affiancarsi al precedente Corollario Roosevelt (Theodore) del 1904. Tramite quest’ultimo principio venne teorizzato il diritto degli Stati Uniti di intervenire anche militarmente negli affari interni degli stati latinoamericani per ricondurli alla politica dettata da Washington nel caso avessero voluto discostarsene.
Il Corollario Trump costituisce, invece, un principio di politica estera, inserito nel documento di Strategia di Sicurezza Nazionale emesso a fine 2025, che riafferma l’egemonia militare e strategica degli Stati Uniti nel cosiddetto Emisfero occidentale, vale a dire le Americhe.
Una visione delle relazioni internazionali e della propria politica imperialistica che teorizza per Washington il superamento del tradizionale ruolo di gendarme globale e di garante planetario dell’ordine liberale.
Consapevole della traiettoria decadente della propria egemonia geopolitica, economica e valutaria mondiale muscolarmente esercitata fino a quel momento, Trump ha concepito una spartizione del globo in sfere di influenza, riservando tuttavia ruolo primario per gli Stati Uniti, con Cina e Federazione Russa unici due paesi a cui ha riservato lo status di potenza con diritto di crearsi un’area di dominio. Ciò peraltro non rinunciando al loro contenimento, soprattutto in chiave strategica nei confronti di Pechino, come, nello stesso documento di Sicurezza Nazionale, testimonia il passaggio nel quale si specifica che “la centralità riservata al cosiddetto Indo-Pacifico in qualità di architrave degli interessi nazionali statunitensi di lungo periodo, punta a conservare la preminenza economica, tecnologica e militare, come deterrente all’ascesa cinese”[2].
il Corollario Trump introduce come elemento di novità la riaffermazione dell’influenza geopolitica esclusiva non solo sull’America Latina, bensì su tutte le Americhe (l’Emisfero occidentale) comprendenti anche il Canada e la Groenlandia, visto che quest’ultima, seppur Territorio costituente autonomo del Regno di Danimarca[3], geograficamente risulta parte integrante del continente Americano (carta 1).
Carta 1: la centralità delle Americhe nella visione geopolitica globale di Trump

In definitiva, il nuovo corollario da un lato mira ad estromettere le potenze extra-emisferiche dalle Americhe, Cina e Russia in primis, operando in modo che non possano né posizionarvi loro forze militari e né esercitare qualsivoglia topologia di influenza, anche economica, considerata a pieno titolo destabilizzante per i loro interessi imperialistici[4]. Mentre, dall’altro, prevede una politica più assertiva e interventista a riguardo dell’Emisfero Occidentale, segnando, come detto sopra, il ritorno a una visione delle relazioni internazionali fondata sulla divisione in aree di esclusiva influenza, fra poche grandi potenze[5].
La stretta di Trump sulle Americhe
Fin dalle prime settimane dal suo ritorno alla presidenza, Trump ha implementato una decisa pressione sull’intero Emisfero Occidentale avanzando richieste di annessione sulla Groenlandia minacciandone anche l’invasione a seguito dell’opposizione di Copenaghen, finendo per scatenare una crisi diplomatica che ha coinvolto anche l’Unione Europea e creato tensioni interne alla Nato, vista l’appartenenza all’organizzazione di entrambi i paesi. Trump ha addotto come motivazioni alla base della sua politica annessionistica pretestuosi fattori di sicurezza nazionale ed economica, essendo la grande isola particolarmente ricca terre rare, minerali e idrocarburi[6] (carta 2).
Carta 2: le risorse energetiche e minerarie e le basi Usa presenti in Groenlandia

La partita artica
La Groenlandia riveste, inoltre, una crescente importanza geostrategica, in quanto lo scioglimento della banchisa causata dal riscaldamento globale sta rendendo agibili per parte dell’anno nuove rotte nell’area dell’Artico. Fra queste, oltre alla “Nuova via della Seta polare” (carta 3 linea gialla) inaugurata nell’agosto 2026[7], il cosiddetto “Passaggio a Nord Ovest”[8] (carta 3 linea rossa) che sta conferendo nuova centralità strategica all’estremità settentrionale delle Americhe.
Carta 3: le nuove rotte artiche con la Nuova via della Seta polare e il Passaggio a Nord Ovest

La riduzione dei ghiacci al Polo boreale sta scatenando gli interessi e i progetti dei 5 paesi rivieraschi, i quali tuttavia si ripartiscono in modo eterogeneo le rivendicazioni sullo spazio artico, con la Russia in netta posizione preminente (carta 4).
Temendo Trump la convergenza fra Pechino e Mosca, ormai strutturalmente strategica a livello globale, anche nel controllo dell’Artico ha cercato di annettere Groenlandia e Canada. Se tale spregiudicata politica fosse andata a buon fine, Washington avrebbe quasi riequilibrato l’estensione dello spazio artico rivendicato con quello della Russia (carta 4), controllato integralmente le rotte marittime del “Passaggio a Nord – Ovest” oltre alle immense risorse minerarie ed energetiche di Canada[9] e Groenlandia. Infine, in prospettiva, avrebbe avuto la possibilità di giocarsi quasi alla pari con Mosca la partita per l’estrazione delle ingenti risorse energetiche dai fondali artici.
Carta 4: le rivendicazioni territoriali della regione artica fra le potenze rivierasche

Dall’altro lato, gli strateghi di Pechino già da tempo avevano percepito la crescente importanza strategica che avrebbe assunto l’area dell’Artico con il progredire del riscaldamento globale, tant’è che nel 2013 la Cina era divenuta membro osservatore del Consiglio Artico, l’Arctic Council, principale forum intergovernativo per la cooperazione nella regione dell’Artico, e nel 2018, nel suo primo Libro Bianco sulla politica artica, si è autodefinita “Stato vicino all’Artico” (near-Arctic state) per giustificare il proprio coinvolgimento nelle questioni economiche e strategiche nell’area del Polo Nord.
L’accelerazione del riscaldamento globale nel corso dell’estate 2026 e le tensioni negli stretti mediorientali causati dalla guerra all’Iran, hanno, quindi, indotto Pechino nell’agosto dello stesso anno all’apertura della “Nuova via della Seta polare” con un servizio di trasporto merci a frequenza settimanale. Inaugurando di fatto una nuova rotta commerciale che permette di raggiungere i porti nord-europei risparmiando 20 giorni di navigazione evitando il pedaggio di Suez, oltre ai rischi attuali sussistenti nell’attraversamento dello stretto di Bab al Mandeb e del Mar Rosso.
La rotta commerciale inaugurata da Pechino nell’Artico non costituisce, tuttavia, una via di navigazione aperta a livello internazionale in quanto la Russia ne controlla l’intera tratta rilasciando permessi di transito e riscuotendo i pedaggi tramite il gruppo statale Rosatom, colosso dell’industria nucleare. Pertanto, con l’apertura della nuova rotta commerciale la Cina ha di fatto legittimato il controllo russo sulla tratta in questione, mettendo in crisi la tradizionale postura di Washington che da decenni sostiene che le rivendicazioni russe sull’Artico siano in contrasto con il Diritto Marittimo, ritenendo che tali acque dovrebbero essere considerate internazionali.[10]
Le sorti della partita artica non sembrano dunque essersi orientate verso la direzione sperata da Trump, ciò principalmente in considerazione della netta opposizione incontrata nelle due ambiziose annessioni che hanno finito per precluderne il totale controllo del “Passaggio a Nord – Ovest” che continua a restare appannaggio di Ottawa. Una rotta marittima che presenta anche difficoltà oggettive di carattere geografico in quanto ostacolata nella sua piena operatività dalla presenza di imprevedibili acque poco profonde e di migliaia di isole problematiche irrisolte che ancora non hanno consentito il tracciamento di un’unica rotta definitiva (carta 5)[11].
Carta 5: le varie vie di navigazione del Passaggio a Nord – Ovest nel Canada settentrionale

Andrea Vento
30 agosto 2026
Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
NOTE
[1] Tale Dottrina, enunciata nel 1823 all’indomani dell’indipendenza dei paesi latinoamericani continentali, sintetizzata nel motto “L’America agli americani” non presupponeva il subcontinente come un’area di applicazione del diritto di emancipazione dei popoli, bensì costituiva un monito alle potenze coloniali europee di non interferire negli affari interni dei neocostituiti stati, in quanto da quel momento venivano considerati zona di influenza geopolitica esclusiva degli Stati Uniti. Il cosiddetto “Cortile di casa”.
[2] https://geopolitica.info/corollario-trump-per-le-americhe/
[3] https://www.dpceonline.it/index.php/dpceonline/article/download/2438/2657/3899
[4] https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/che-cos-e-la-dottrina-monroe-a-cui-si-rifa-trump.html
[5] https://united-states-world.com/2026/01/04/la-prima-applicazione-del-corollario-trump/
[6] https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/4783-perche-la-groenlandia-fa-gola-a-trump-la-spiegazione-e-nella-geologia-dellisola
[7] https://ageei.eu/artico-la-via-della-seta-di-ghiaccio-come-la-crisi-di-hormuz-sta-riscrivendo-la-mappa-dei-commerci-mondiali/
[8] https://www.osservatorioartico.it/la-storia-del-passaggio-a-nord-ovest/
[9] https://www.centrostudi-italiacanada.it/articles/esplorazione-mineraria-canada
[10] https://www.milanofinanza.it/mfnewswires/top-news-estero-cina-accelera-su-artico-con-nuova-rotta-verso-europa-natixis-202608251836031893
[11] https://www.focus.it/ambiente/ecologia/passaggio-a-nord-ovest-il-global-warming-ostacola-la-navigazione
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