La sinistra ha subito una “sconfitta epocale”: per Angelo d’Orsi non bastano nuovi simboli o piccoli partiti, serve ricostruire dalle fondamenta una cultura politica capace di unire i subalterni. E la lezione di Gramsci e Lenin torna oggi più attuale che mai.
Partendo dalla Rivoluzione russa, dal Biennio Rosso e dalla riflessione di Antonio Gramsci, Angelo d’Orsi affronta il rapporto decisivo tra condizioni storiche e volontà politica. Lenin seppe cogliere un’occasione che secondo il marxismo più dogmatico non avrebbe dovuto ancora esistere: invece di aspettare passivamente che maturassero tutte le condizioni, decise di “forzare la mano alla storia”. È proprio contro una lettura meccanica e dogmatica del marxismo che Gramsci difese l’esperienza bolscevica.
Da qui il confronto con il presente: impoverimento del ceto medio, precarietà, lavoratori sottopagati, giovani laureati costretti a emigrare e una massa sempre più vasta di nuovi subalterni convivono con una sinistra frammentata, divisa in piccole organizzazioni incapaci di costruire una forza politica comune. Con Angelo d’Orsi discutiamo di Gramsci, Lenin, marxismo, crisi della sinistra italiana, unità politica, lotta di classe e della necessità di un nuovo lavoro culturale capace di ricostruire un progetto collettivo.
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