Teheran respinge il “Project Freedom” di Donald Trump come un tentativo di militarizzare lo Stretto di Hormuz e aggravare la crisi. Araghchi avverte Washington e Abu Dhabi: non esiste soluzione militare a una crisi politica.

TEHERAN (Tasnim) – Il ministro degli Esteri iraniano ʿAbbās ʿArāqčī ha condannato il piano statunitense di intervenire nello Stretto di Hormuz nell’ambito del cosiddetto “Project Freedom”, avvertendo che l’iniziativa non farà che aumentare le tensioni e trascinare Washington in un altro pantano regionale.
In un messaggio pubblicato martedì sul suo account X, ʿArāqčī ha affermato che i recenti sviluppi nello Stretto di Hormuz dimostrano che non esiste una soluzione militare a una crisi politica.
“Gli eventi a Hormuz rendono chiaro che non esiste una soluzione militare a una crisi politica”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano.
“Mentre i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero stare attenti a non essere trascinati di nuovo in un pantano da chi vuole il male. Lo stesso dovrebbero fare anche gli Emirati Arabi Uniti”, ha aggiunto.
“Project Freedom è Project Deadlock (Progetto vicolo cieco, ndt)”, ha affermato ʿArāqčī.
Lunedì, il comandante del Quartier Generale Centrale Khātam al-Anbiyāʾ dell’Iran, maggior generale ʿAlī ʿAbdollāhī, ha avvertito che qualsiasi forza militare straniera, in particolare quella statunitense, sarà attaccata qualora tenti di avvicinarsi o entrare nello Stretto di Hormuz.
“Preserveremo e gestiremo fermamente la sicurezza dello Stretto di Hormuz con piena capacità, consigliando a tutte le navi commerciali e petroliere di astenersi da qualsiasi tentativo di attraversare lo Stretto di Hormuz senza coordinamento con le Forze Armate dell’Iran dispiegate lì, al fine di non mettere in pericolo la propria sicurezza”, ha dichiarato l’alto generale.
Il 28 febbraio, gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno lanciato una guerra di aggressione non provocata contro l’Iran, durante la quale l’allora Guida della Rivoluzione Islamica, l’āyatollāh seyyed ʿAlī Khāmeneī, e diversi alti funzionari militari sono caduti martiri.
Le Forze Armate iraniane hanno risposto con settimane di attacchi missilistici e con droni contro posizioni militari statunitensi e israeliane nei territori occupati e nella regione del Golfo Persico, infliggendo gravi danni in 100 ondate di contrattacchi nell’arco di 40 giorni.
La rappresaglia iraniana ha incluso anche la chiusura dello strategico Stretto di Hormuz alle navi appartenenti ai nemici e ai loro alleati.
La Repubblica Islamica ha poi sottoposto la via d’acqua a ulteriori restrizioni, subordinando il passaggio delle navi all’ottenimento del permesso da parte delle competenti autorità iraniane. Quest’ultima misura è arrivata dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la prosecuzione di un blocco illegale che stanno cercando di imporre alle navi e ai porti iraniani.
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