USA: mentre i politici fanno propaganda anticinese, i pazienti statunitensi vi trovano cure all’avanguardia

Sempre più pazienti statunitensi cercano in Cina terapie oncologiche innovative ancora indisponibili nel proprio Paese. Mentre Washington teme la concorrenza biotecnologica cinese, le loro storie mostrano quanto la cooperazione scientifica e l’accesso tempestivo ai farmaci possano contare nella lotta contro il cancro.

di Arthur Allen (KFF Health News) – 20 ottobre 2026

Fino a poco tempo fa, a un abitante di Manhattan poteva bastare percorrere poche decine di isolati per trovare le cure oncologiche più avanzate al mondo. I farmaci innovativi statunitensi hanno contribuito a ridurre di circa un terzo il tasso di mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1990, e gli ospedali di New York offrono alcune delle migliori cure del Paese.

Ma, nel gennaio 2025, le strutture sanitarie della città non avevano valide opzioni da offrire a Debbie Doppelt, una gioielliera di sessant’anni affetta da una forma rara di tumore polmonare che colpisce soprattutto persone che, come lei, non fumano. La Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia statunitense responsabile della regolamentazione di alimenti e farmaci, non aveva ancora approvato sunvozertinib, un medicinale sviluppato in Cina che colpisce la mutazione responsabile della crescita di questi tumori. Debbie aveva affrontato chemioterapia e interventi chirurgici, ma il cancro si era ormai diffuso fino al cervello. E non soddisfaceva i requisiti per partecipare alle sperimentazioni cliniche pertinenti.

Poi, da un’osservazione fatta quasi per caso, emerse una possibilità.

«Peccato che lei non sia cinese», disse un medico a suo figlio Max Doppelt, che coordinava le cure della madre dalla diagnosi del 2023. «Potrebbe andare in una farmacia in Cina e comprarlo».

Nel giro di poche ore, madre e figlio contattarono amici e parenti. Uno di loro riuscì a procurarsi una piccola scorta di sunvozertinib tramite un conoscente residente in Cina. Qualche mese dopo, Max volò a Shanghai per acquistarne altre confezioni.

Altri pazienti hanno seguito la stessa strada. «Nessuna organizzazione o nessun medico indirizza i pazienti verso la Cina, ma la voce si sparge», ha detto Max. Ha aggiunto di conoscere almeno trenta statunitensi che hanno intrapreso quel viaggio per procurarsi il farmaco, autorizzato dalla FDA nel luglio 2025 ma ancora non disponibile sul mercato statunitense a metà ottobre di quest’anno.

Sunvozertinib, prodotto da Dizal Pharmaceutical, con sede a Shanghai, non è l’unica terapia che attira pazienti in Cina. Statunitensi, europei e persone di altre nazionalità vi si recano per partecipare a sperimentazioni cliniche sulle terapie CAR-T, un settore nel quale la Cina è ormai tra i leader mondiali.

Fino a poco tempo fa conosciuta soprattutto come fornitrice di precursori chimici per la produzione farmaceutica e di medicinali generici, la Cina è diventata una potenza biotecnologica: nel 2025, fino al 46 per cento dei nuovi farmaci sperimentati nel mondo erano cinesi. Le aziende farmaceutiche statunitensi vi stanno sperimentando nuove terapie e firmano contratti miliardari con imprese cinesi per svilupparne e commercializzarne i medicinali.

I progressi della Cina hanno allarmato alcuni esponenti politici, che mettono in guardia dal rischio di perdita di posti di lavoro e di dipendenza degli Stati Uniti dai farmaci cinesi. A giugno, l’amministrazione Trump ha avviato l’operazione TrialBlazer, finalizzata ad accelerare alcune procedure regolatorie della FDA per riportare nel Paese un maggior numero di sperimentazioni cliniche.

Gli scarsi risultati ottenuti dalla Cina nello sviluppo di vaccini e farmaci durante la pandemia di Covid hanno spinto il Paese a riorganizzare il proprio settore biotecnologico, modificando profondamente l’industria mondiale, ha affermato Sam Rasty, dirigente con una lunga esperienza nelle piccole aziende biotecnologiche, oggi alla guida di FynderBio. Gli investimenti di capitale di rischio si dirigono ora in misura consistente verso la ricerca clinica nelle fasi iniziali in Cina e in Australia, dove i sistemi regolatori consentono di avviare gli importanti primi studi sull’essere umano molto più rapidamente che negli Stati Uniti.

Le imprese cinesi sono talmente più veloci in questo processo che le aziende biotecnologiche statunitensi, un tempo abituate a condividere i primi progressi durante conferenze o incontri con i finanziatori, oggi tengono regolarmente riservati i propri risultati, temendo che i concorrenti possano appropriarsi delle loro idee e portarle sul mercato più rapidamente. Lo ha spiegato Steve Potts, amministratore delegato della piccola azienda biotecnologica Breakthru Medicine.

Durante un incontro al quale ha partecipato a maggio, quasi tutti i sessanta amministratori delegati del settore presenti prevedevano di condurre sperimentazioni di fase 1 in Australia, in Europa o in Cina, ha raccontato Potts. Cinque o dieci anni fa, la maggior parte di questi studi si sarebbe svolta negli Stati Uniti.

Le procedure della FDA, «lente e proibitive», stanno spingendo gli investimenti verso imprese cinesi più agili, ha avvertito Heidi Overton, candidata dal presidente Donald Trump alla guida dell’agenzia, nella dichiarazione introduttiva alla sua audizione di conferma del 24 settembre.

Il trasferimento delle sperimentazioni cliniche all’estero «dovrebbe far riflettere ogni statunitense e chiunque sia al servizio dei cittadini», ha dichiarato Overton. «Quando perdiamo questo vantaggio, perdiamo la nostra sicurezza sanitaria. E quando perdiamo la nostra sicurezza sanitaria, perdiamo tutto».

Overton si è impegnata a proseguire TrialBlazer, che riprende procedure introdotte in Australia nel 1991. L’iniziativa mira ad accelerare le sperimentazioni cliniche e le autorizzazioni, affinché i pazienti non si sentano costretti a cercare cure all’estero, ha spiegato Emily Hilliard, portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani. In alcuni casi è legale procurarsi medicinali all’estero per uso personale, ma la FDA «mette in guardia i pazienti dai potenziali rischi per la sicurezza e la qualità associati ai trattamenti esterni al nostro sistema regolatorio», ha aggiunto.

Mentre la FDA cerca di snellire lo sviluppo dei farmaci, alcuni membri del Congresso stanno tentando di rallentare l’integrazione delle imprese cinesi nel settore biotecnologico statunitense.

A giugno il deputato repubblicano del Michigan John Moolenaar, presidente della commissione speciale della Camera sul Partito Comunista Cinese, ha presentato insieme alla deputata democratica del Michigan Debbie Dingell una proposta di legge che richiederebbe l’autorizzazione del Dipartimento del Tesoro per tutti gli accordi tra aziende farmaceutiche statunitensi e imprese cinesi.

Altri ritengono sbagliato il protezionismo nel settore biotecnologico. L’attenzione della Cina allo sviluppo di farmaci migliori non può che giovarci, ha affermato Peter Kolchinsky, socio dirigente di RA Capital Management, che annovera investimenti cinesi nel proprio portafoglio biotecnologico.

«Possiamo essere avversari in molti ambiti, ma non siamo in competizione con loro per curare il cancro. Stiamo collaborando con loro per curarlo», ha dichiarato. «Ci sono nemici più grandi di qualsiasi altra nazione sulla Terra».

Il cancro non conosce confini

Una tosse lieve ma persistente portò alla diagnosi del tumore di Debbie Doppelt alla fine del 2023. Chemioterapia, immunoterapia e chirurgia lo tennero sotto controllo per mesi, ma nel dicembre 2024 gli esami mostrarono che il cancro si era diffuso al cervello, formando dieci piccole lesioni tumorali.

All’inizio di quell’anno, la FDA aveva approvato amivantamab, un farmaco diretto contro la mutazione alla base del tumore di Doppelt, ma Max era preoccupato per la sua tossicità. Inoltre, diversi medici da lui consultati gli avevano detto che amivantamab avrebbe potuto non penetrare nel tessuto cerebrale per contrastare il cancro in quella sede.

Doppelt cercò di accedere a una sperimentazione clinica presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, dove era in cura, per zipalertinib, un altro farmaco diretto contro la stessa mutazione. Ma nel gennaio 2025 i Doppelt appresero che lievi cicatrici polmonari la rendevano non idonea a partecipare allo studio.

Restava dunque sunvozertinib, approvato in Cina nel 2023. Il farmaco era in sperimentazione anche negli Stati Uniti, ma soltanto in studi in fase avanzata nei quali metà dei partecipanti riceveva esclusivamente la chemioterapia. Per Doppelt, il cui tumore aveva già sviluppato resistenza alla chemioterapia, quel rischio era inaccettabile.

Max volò quindi a Shanghai e tornò con ventisei confezioni di sunvozertinib in valigia. I medicinali costarono circa 10.000 dollari, ha raccontato.

«Salire sull’aereo e portare a casa quella medicina mi è sembrato lo scopo della mia vita», ha detto Max. «I dati indicavano con grande chiarezza che questo farmaco aveva un’efficacia significativa a livello cerebrale. Con qualsiasi altra soluzione, avrebbe potuto non arrivare a un anno».

Il 1º settembre di quest’anno AstraZeneca ha firmato un accordo con Dizal per distribuire il medicinale in tutto il mondo e prevede di renderlo disponibile negli Stati Uniti entro l’inizio del 2027, ha dichiarato la portavoce Tara Parsell.

Doppelt, che gestisce un’attività nel commercio dei diamanti insieme al marito, ha cercato di mantenere un atteggiamento positivo e di prendersi cura della propria salute, assentandosi dal lavoro appena qualche giorno dalla diagnosi del 2023. Ha detto di essere grata di avere intorno persone che le vogliono bene e di disporre dei mezzi per permettersi le migliori terapie disponibili.

«Credo di essere riuscita, in realtà, a vivere tre anni straordinari», ha raccontato. «Per certi versi, nonostante tutto, sono stati tre anni migliori dei precedenti, perché si impara ad apprezzare enormemente ogni cosa».

I genitori di Doppelt erano sopravvissuti all’Olocausto. «Dicevano sempre: “Quanto è buono questo pezzo di pane! Sai che cosa significa avere fame?”».

La ricerca di aiuto per sua madre ha suggerito a Max, ingegnere informatico trentenne, un’idea per aiutare i pazienti a individuare il trattamento più adatto, che nei casi di tumori avanzati può consistere nella partecipazione a una sperimentazione clinica.

Un anno fa ha lasciato il proprio lavoro nel settore tecnologico e ha fondato un’azienda che utilizza l’intelligenza artificiale per incrociare i dati provenienti dalla ricerca e dai siti delle case farmaceutiche con la documentazione clinica dei pazienti, aiutandoli a trovare lo studio più adatto.

Applicazioni simili vengono utilizzate per aiutare aziende farmaceutiche e strutture ospedaliere ad aumentare la percentuale di pazienti oncologici statunitensi che partecipano a sperimentazioni cliniche terapeutiche, attualmente pari a circa il 7 per cento. Ciò rafforzerà anche l’industria farmaceutica statunitense, ha dichiarato Kent Thoelke, amministratore delegato di Paradigm Health, la cui azienda offre un programma di intelligenza artificiale progettato per aiutare ospedali e cliniche a reclutare partecipanti agli studi.

Circa trecento pazienti hanno utilizzato l’applicazione di Max. Finora tutte le persone da lui assistite, alle quali non chiede alcun compenso, erano affette da tumore polmonare, come sua madre. Sunvozertinib sembra aiutare circa la metà di coloro che lo assumono, ha detto.

Una donna di settant’anni che Max aveva aiutato si è procurata dalla Cina, all’inizio di quest’anno, una scorta del farmaco sufficiente per sei mesi, per poi scoprire dopo tre mesi che non stava funzionando. «Il mio cancro si era diffuso», ha raccontato la donna, della quale KFF Health News ha accettato di non pubblicare il nome per tutelare informazioni sanitarie sensibili.

«Faremo tutto ciò che è in nostro potere»

Doppelt ha risposto bene al farmaco. Circa diciannove mesi dopo l’inizio della terapia, il tumore rimaneva in gran parte sotto controllo, anche grazie ad alcuni trattamenti radioterapici e ad aggiustamenti del dosaggio.

I piani di AstraZeneca per una distribuzione su vasta scala di sunvozertinib renderebbero superflui ulteriori viaggi in Cina. Ma Max non si illudeva che il medicinale avrebbe funzionato per sempre per sua madre.

«Ha un tumore che produce metastasi e che imparerà ad aggirare l’azione del farmaco», ha detto. «A quel punto dipenderemo dalle terapie più nuove e più avanzate. Se saranno disponibili in Cina, faremo tutto ciò che è in nostro potere per andarci».

Un pomeriggio recente, nel suo appartamento nell’Upper East Side, Max ha esaminato le opportunità di sperimentazione clinica disponibili per sua madre. Ha aperto il suo profilo nell’applicazione e ha scorso un elenco che assegnava un punteggio ai centri coinvolti negli studi in base all’idoneità al suo caso e alla vicinanza geografica.

«Questo sembra promettente», ha detto, indicando una sperimentazione clinica su firmonertinib, un farmaco approvato dalla Cina nel 2021 e in fase di studio negli Stati Uniti e altrove.

Un’altra possibilità è la terapia CAR-T, in particolare una variante sviluppata dall’Università del Colorado per potenziare l’attacco del sistema immunitario dei pazienti contro mutazioni come quelle che alimentano il tumore di Doppelt.

Ma Kyle Concannon, uno dei responsabili del gruppo di ricerca del Colorado, ha affermato che l’incertezza regolatoria ha rallentato i suoi progressi. I nuovi strumenti consentono valutazioni sofisticate di aspetti come la tossicità e la distribuzione nei tessuti, ma aumentano anche tempi, costi e rischi dello sviluppo della terapia. Queste tecnologie possono individuare meglio i potenziali danni, «il che è positivo», ha detto Concannon, «ma, con una malattia come il tumore polmonare, se manca un nuovo medicinale l’alternativa è che le persone muoiano della loro malattia».

Max Doppelt e altri sostenitori dei diritti dei pazienti, pur chiedendo procedure più rapide alla FDA, non vogliono escludere ulteriori viaggi in Cina per procurarsi medicinali.

«Quando i farmaci sono approvati in Cina ma non negli Stati Uniti, naturalmente ricorreremo all’opzione cinese laddove necessario», ha dichiarato Marcia Horn, amministratrice delegata dell’organizzazione senza scopo di lucro International Cancer Advocacy Network. «Ne dipendono delle vite».

Max preferirebbe che i farmaci di cui sua madre ha bisogno fossero sviluppati negli Stati Uniti. Ma anche lui si oppone a qualsiasi tentativo di escludere l’industria biotecnologica cinese.

La scoperta di nuovi medicinali capaci di salvare vite «ci unisce davvero», ha detto. «In fin dei conti, siamo tutti esseri umani».

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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