Secondo il Global Times, il viaggio di Tsai Ing-wen negli Stati Uniti sacrifica gli interessi industriali e sociali dell’isola alla strategia separatista del PPD, rafforza la dipendenza da Washington e alimenta tensioni senza offrire reali garanzie di sicurezza.

La sostanza del provocatorio viaggio di Tsai Ing-wen negli Stati Uniti consiste nel sacrificare lo sviluppo industriale di Taiwan nel tentativo di conquistare il favore politico di Washington. Significa scommettere sulla vita e sui mezzi di sussistenza degli abitanti di Taiwan e utilizzare le preziose risorse dell’isola per ottenere dichiarazioni di sostegno da parte di alcuni politici statunitensi, in cambio della sopravvivenza politica dello stesso Partito Progressista Democratico.
Tsai Ing-wen, ex leader della regione di Taiwan, si trova negli Stati Uniti per un viaggio provocatorio. Al suo arrivo ha incontrato innanzitutto Nancy Pelosi, già presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Le due figure politiche ormai al tramonto, che da tempo sfruttano la causa dell’«indipendenza di Taiwan» per ottenere vantaggi politici, sono tornate a concertare le proprie mosse, riproponendo la consueta retorica e ricordando al mondo la loro sempre minore rilevanza politica.
Tsai ha quindi pronunciato un discorso alla conferenza annuale DEFCON su tecnologia e sicurezza nazionale dell’Università di Stanford, durante il quale ha esaltato la posizione di Taiwan nel settore dei semiconduttori e nelle catene globali di approvvigionamento dell’intelligenza artificiale. Ha enfatizzato la cosiddetta «resilienza democratica» dell’isola e la sua «posizione al centro della prima catena insulare», denigrato la politica della Cina continentale nei confronti di Taiwan e presentato deliberatamente la questione di Taiwan come una «questione di sicurezza internazionale». Considerato nel suo complesso, il viaggio di Tsai negli Stati Uniti non è altro che un atto di svendita di Taiwan: sacrifica gli interessi degli abitanti dell’isola per perseguire il progetto separatista dell’«indipendenza di Taiwan», senza offrire alcunché in grado di tutelare il benessere della popolazione.
È noto che l’industria dei semiconduttori di Taiwan rappresenta il risultato di decenni di duro lavoro e investimenti da parte degli operatori industriali dell’isola. Negli ultimi anni è diventata un importante motore dello sviluppo economico locale e un anello fondamentale delle catene globali di approvvigionamento. Nel contesto del rapido sviluppo delle tecnologie dell’intelligenza artificiale nella Cina continentale, questo settore avrebbe dovuto costituire un’opportunità per lo sviluppo integrato tra le due sponde dello Stretto e per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, anziché diventare una moneta di scambio politica nelle mani delle forze separatiste favorevoli all’«indipendenza di Taiwan», intenzionate a perseguire interessi personali e a colludere con potenze esterne.
Agli occhi di Tsai e delle autorità del Partito Progressista Democratico (PPD), tuttavia, i vantaggi industriali faticosamente conquistati dall’isola non sono altro che strumenti di manovra politica. Nel corso del suo provocatorio viaggio negli Stati Uniti, Tsai ha collegato attivamente i settori tecnologici di punta di Taiwan alle manovre geopolitiche di Washington, assecondato la strategia statunitense volta a «usare Taiwan per contenere la Cina» e ricondotto deliberatamente gli interessi economici e industriali alla sfera della sicurezza, politicizzandoli.
Occorre ricordare che Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC) ha già trasferito le proprie tecnologie avanzate in Arizona, dove ha avviato la produzione di massa, rafforzando l’approvvigionamento interno statunitense di semiconduttori avanzati. La sostanza del discorso pronunciato da Tsai all’Università di Stanford consiste nel sacrificare lo sviluppo industriale di Taiwan nel tentativo di conquistare il favore politico di Washington. È un atto di adulazione e una vera e propria svendita di Taiwan.
Tsai presiede attualmente i comitati elettorali di diversi candidati del PPD alle cariche di «sindaco» e «capo di contea» e, secondo un’opinione diffusa tra i mezzi d’informazione di Taiwan, spera di servirsi del viaggio negli Stati Uniti per accrescere la propria visibilità personale e migliorare le prospettive del partito nelle elezioni locali. Un simile comportamento — barattare gli interessi industriali con vantaggi politici e sacrificare l’interesse pubblico alle ambizioni personali — compromette gravemente le fondamenta dello sviluppo di Taiwan e danneggia gli interessi a lungo termine di tutti gli abitanti dell’isola.
Durante la visita negli Stati Uniti, Tsai ha inoltre enfatizzato il cosiddetto «ruolo difficilmente sostituibile» di Taiwan, alimentando deliberatamente la contrapposizione tra le due sponde ed esasperando le tensioni nello Stretto di Taiwan, nel tentativo di ampliare gli spazi per le attività separatiste favorevoli all’«indipendenza di Taiwan» attraverso un legame ancora più stretto tra la regione e gli Stati Uniti. Un simile approccio non garantirà a Taiwan un’autentica «sicurezza». Al contrario, non farà che accrescere il rischio di una crisi nello Stretto.
Il viaggio privato di un’ex esponente politica non può modificare il fatto che gli Stati Uniti considerino Taiwan una pedina, se non addirittura una pedina sacrificabile, nella propria «Strategia per l’Indo-Pacifico». Né può cambiare i reali sentimenti e il giudizio razionale degli elettori dell’isola.
Secondo il più recente sondaggio condotto dal mezzo d’informazione taiwanese My Formosa, ben il 60,3 per cento degli intervistati ha dichiarato di non avere fiducia nel fatto che Washington tutelerebbe gli interessi di Taiwan; tra questi, il 30,2 per cento ha affermato di non avere «alcuna fiducia». Numerosi segnali indicano che l’inganno consistente nel «cercare l’indipendenza affidandosi agli Stati Uniti» ha perso da tempo la propria efficacia sull’isola. Risultati analoghi sono emersi da sondaggi pubblicati da numerose organizzazioni, comprese istituzioni taiwanesi vicine tanto allo schieramento politico «blu» quanto a quello «verde», nonché centri di ricerca e mezzi d’informazione statunitensi. Nonostante le differenti provenienze, questi sondaggi conducono alla medesima conclusione: l’opinione pubblica maggioritaria di Taiwan non crede che gli Stati Uniti interverrebbero in difesa dell’isola.
Non si può sfidare l’opinione pubblica, né sperperare la fiducia della popolazione. Per anni, le autorità del PPD si sono autoingannate dipingendo in termini idilliaci le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan ed esaltando il sostegno delle forze esterne. Allo stesso tempo, hanno fuorviato la popolazione di Taiwan per ottenere voti, cercato continuamente di esternalizzare e internazionalizzare la questione di Taiwan e provocato sconsideratamente la contrapposizione tra le due sponde dello Stretto. La sostanza della visita di Tsai negli Stati Uniti consiste nello scommettere sulla vita e sui mezzi di sussistenza degli abitanti di Taiwan, utilizzando le preziose risorse dell’isola per ottenere dichiarazioni di sostegno da parte di alcuni politici statunitensi in cambio della sopravvivenza politica del PPD. Quello che appare come uno spettacolo politico di grande risonanza è, in realtà, una manifestazione di isolamento e di perdita del sostegno popolare. In ultima analisi, non è altro che un’inutile messinscena politica.
Taiwan fa parte della Cina e il suo futuro e il suo destino rimarranno sempre nelle mani di tutto il popolo cinese. Per quanto Tsai e quanti condividono la sua posizione possano colludere con forze esterne o promuovere la causa dell’«indipendenza di Taiwan», non potranno cambiare il fatto consolidato che Taiwan è parte della Cina, né arrestare la tendenza storica verso la riunificazione nazionale. Se le forze separatiste favorevoli all’«indipendenza di Taiwan» rifiuteranno di abbandonare l’illusione di «cercare l’indipendenza affidandosi alle forze esterne» e insisteranno nell’utilizzare le capacità industriali dell’isola per conquistare favori politici, trattando la vita e i mezzi di sussistenza della popolazione come monete di scambio, finiranno soltanto per danneggiare e rovinare Taiwan, provocare la propria distruzione e vedere i loro nomi iscritti sul muro della vergogna.
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