Aleksej Ežov al GIS di Hong Kong: dalle città intelligenti a una catena del valore comune tra Russia e Cina

Nel suo intervento al GIS 2026 di Hong Kong, Aleksej Ežov ha indicato nelle città intelligenti uno dei terreni più promettenti della cooperazione sino-russa, proponendo progetti congiunti, piattaforme comuni e una vera integrazione degli ecosistemi tecnologici dei due Paesi.

Tra gli interventi della giornata inaugurale del Global Innovation Show & Global Innovation Summit (GIS), tenutasi il 25 agosto all’AsiaWorld-Expo di Hong Kong, quello di Aleksej Ežov, presidente dello Youth Council del China-Russia Friendship, Peace and Development Committee, consigliere del presidente della Moscow Technical City Holding Company e fondatore di Apex Synergy Eurasia, ha offerto una delle prospettive più concrete sulle possibilità di sviluppo della cooperazione tecnologica tra Russia e Cina. Il titolo scelto per la relazione, New Opportunities for China-Russia Cooperation in Smart Cities & Emerging Technology Ecosystems, definiva già con precisione il campo dell’analisi: non una ricognizione generale dei rapporti bilaterali, ma l’individuazione di nuovi spazi di collaborazione nelle città intelligenti e negli ecosistemi tecnologici emergenti.

Ežov ha scelto come punto di partenza l’esperienza di Mosca, presentando Technopolis Moscow come una piattaforma ad alta tecnologia che riunisce oltre 200 imprese impegnate nella produzione di soluzioni destinate anche alla vita quotidiana della capitale russa. Da qui prende forma un modello di città intelligente nel quale l’innovazione non viene considerata come un insieme di applicazioni isolate, ma come una rete integrata che comprende trasporti, sanità, servizi pubblici e amministrazione urbana.

Dal 2011 Mosca, realizza ogni anno più di 300 progetti di digitalizzazione, mentre il sistema urbano mette oggi a disposizione oltre 450 servizi digitalizzati, utilizzati complessivamente circa 2,3 milioni di volte al giorno. L’idea di fondo è quella di una digitalizzazione estesa all’intero funzionamento della città, nella quale infrastrutture fisiche, servizi e piattaforme informatiche vengono progressivamente collegati all’interno di una stessa architettura.

Il settore dei trasporti costituisce uno degli esempi più riusciti di questo processo. Secondo i dati illustrati da Ežov, sulle principali arterie moscovite sono state installate oltre 1.500 telecamere intelligenti in grado di riconoscere in tempo reale tredici differenti tipologie di incidente. Il sistema di gestione del traffico avrebbe contribuito a rendere più rapido del 25-30% l’attraversamento degli incroci e a ridurre del 20-25% i tempi di attesa dei pedoni. Ežov ha inoltre richiamato le parole del vice sindaco di Mosca responsabile dei trasporti, Maksim Liksutov, secondo il quale l’esperienza cinese nella costruzione autostradale e nello sviluppo del trasporto elettrico urbano rappresenta un riferimento utile per la capitale russa.

Il rapporto con la Cina, dunque, non viene presentato come un processo unidirezionale. Mosca dispone già di un proprio ecosistema tecnologico avanzato, ma studia le esperienze sviluppate nelle metropoli cinesi, a partire da Shenzhen. Nella relazione, Ežov ha indicato esplicitamente la transizione di Shenzhen verso flotte di autobus interamente elettriche come uno dei modelli osservati con maggiore attenzione. Allo stesso tempo, la capitale russa porta nella cooperazione le proprie esperienze nella gestione integrata delle reti di trasporto e dei servizi urbani.

Un secondo terreno fondamentale è quello sanitario. Mosca sta applicando sistemi di intelligenza artificiale alla diagnostica attraverso la visione artificiale utilizzata per mammografie, tomografie computerizzate e risonanze magnetiche, con applicazioni riguardanti tumori, polmoniti e osteoporosi. La presentazione cita inoltre assistenti di IA in grado di formulare diagnosi preliminari sulla base dei dati clinici, analisi automatizzate degli elettrocardiogrammi e strumenti vocali destinati a ridurre il tempo impiegato dai medici nella compilazione della documentazione. L’accuratezza diagnostica indicata per le applicazioni considerate supera il 95%, mentre il sistema coinvolge 340 policlinici e 650 strutture.

La terza dimensione riguarda l’amministrazione digitale. Il concetto utilizzato nella presentazione è quello di City as a Service, la città come servizio. Il portale mos.ru integra in un unico punto di accesso prestazioni differenti, dagli appuntamenti medici ai pagamenti, dal registro civile alle iscrizioni scolastiche. A questo si affiancano Active Citizen, attraverso il quale i cittadini possono esprimersi su priorità riguardanti parchi, strade, biblioteche e attività culturali, e Our City, che permette di segnalare problemi e controllare tempi e qualità degli interventi di riparazione.

Questi esempi servono a dimostrare quale contributo la Russia possa portare a una cooperazione tecnologica più strutturata con la Cina. È a partire da questa constatazione che Ežov ha formulato la tesi centrale della sua relazione: le caratteristiche dei due ecosistemi sono fortemente complementari. Secondo il relatore, la Cina porta «scala applicativa e profondità industriale», mentre la Russia porta «profondità scientifica e sistemi digitali integrati». Insieme, sostiene Ežov, queste capacità possono produrre risultati che ciascuno dei due ecosistemi avrebbe maggiore difficoltà a realizzare con la stessa efficienza autonomamente.

In particolare, alla Cina vengono attribuite la capacità di applicare e distribuire l’intelligenza artificiale su scala molto ampia, ecosistemi manifatturieri e hardware di livello mondiale e una particolare rapidità nel passaggio dai progetti pilota alla diffusione sull’intera scala urbana. Alla Russia vengono invece associate la forza nella scienza fondamentale e nella tradizione matematica, l’esperienza nelle piattaforme cittadine profondamente integrate e la capacità di organizzare centinaia di servizi pubblici all’interno di un’unica architettura informatica. Ežov riassume questa relazione con una formula ancora più ambiziosa: «due ecosistemi, una catena del valore».

La cooperazione, tuttavia, richiede anche di affrontare problemi comuni. Ežov ne individua cinque: cybersicurezza e protezione dei dati, disuguaglianza digitale, obsolescenza tecnologica, formazione del personale qualificato e armonizzazione normativa. Lo sviluppo di sistemi urbani comuni presuppone infatti standard compatibili per lo scambio sicuro dei dati, accesso inclusivo ai servizi digitali, cicli sostenibili di aggiornamento delle infrastrutture, formazione di ingegneri capaci di gestire sistemi urbani basati sull’intelligenza artificiale e norme che consentano l’utilizzo transfrontaliero delle tecnologie. La logica proposta è semplice: problemi condivisi richiedono soluzioni sviluppate congiuntamente.

Da questa diagnosi, Ežov individua cinque settori nei quali la collaborazione potrebbe tradursi rapidamente in progetti concreti: il trasporto sostenuto dall’intelligenza artificiale, comprendente gestione intelligente del traffico, metropolitane autonome e flotte elettriche; l’IA applicata alla sanità e le tecnologie mediche, dalla diagnostica per immagini alla telemedicina; l’amministrazione digitale e le piattaforme per la partecipazione dei cittadini; ricerca e formazione nell’intelligenza artificiale, attraverso programmi comuni, laboratori e scambi; la robotica industriale, la manifattura intelligente e l’automazione.

L’elemento più significativo è che questi settori vengono collocati all’interno di una vera tabella di marcia. Nel breve periodo, compreso tra dodici e diciotto mesi, Ežov propone di creare un gruppo di lavoro sino-russo sulle città intelligenti incaricato di individuare priorità e progetti pilota. A questo dovrebbero accompagnarsi un progetto transfrontaliero di diagnostica per immagini basata sull’intelligenza artificiale, che metta in relazione MosMedAI con modelli cinesi, e una task force congiunta sugli autobus elettrici costruita a partire dall’esperienza di Shenzhen.

Il secondo orizzonte, compreso tra due e tre anni, prevede un livello di integrazione decisamente superiore. La proposta comprende corsi universitari congiunti sull’intelligenza artificiale, laboratori comuni di ricerca nell’IA e nella robotica, una piattaforma sino-russa open source per le città intelligenti e standard integrati destinati a garantire l’interoperabilità delle diverse tecnologie. Non si tratterebbe quindi più soltanto di utilizzare reciprocamente alcune soluzioni, ma di iniziare a produrre conoscenza, infrastrutture e standard condivisi.

L’orizzonte più lungo, dai tre ai cinque anni, contiene le proposte più ambiziose: un corridoio sino-russo delle città intelligenti capace di collegare le città pilota dei due Paesi, un quadro comune sulla governance e sull’etica dell’intelligenza artificiale e un fondo bilaterale Technology Bridge dedicato al finanziamento dell’innovazione urbana.

La sequenza proposta mostra come l’obiettivo non sia la semplice aggiunta di nuovi progetti alla cooperazione bilaterale. Il passaggio immaginato da Ežov conduce progressivamente dall’esperimento locale alla costruzione di un’infrastruttura tecnologica comune: prima i progetti pilota, quindi le piattaforme, infine gli ecosistemi.

È proprio questo il senso della conclusione dell’intervento. Secondo Ežov, il futuro delle città intelligenti non sarà determinato semplicemente dal numero di tecnologie possedute da un Paese, ma dalla capacità di collegare nel modo più efficace tecnologie, persone, istituzioni e mercati. Russia e Cina dispongono già, nella sua lettura, di molti degli elementi necessari: competenze scientifiche, capacità ingegneristiche, produzione industriale, grandi città utilizzabili come laboratori e una crescente volontà di sviluppare progetti tecnologici comuni.

L’intervento di Aleksej Ežov al GIS di Hong Kong ha quindi delineato un modello di cooperazione sino-russa molto più avanzato della semplice circolazione di tecnologie già esistenti. La proposta è quella di mettere in relazione i punti di forza dei due sistemi — scala industriale e capacità di applicazione cinese, profondità scientifica e integrazione digitale russa — per costruire insieme soluzioni urbane, standard, piattaforme di ricerca, programmi formativi e strumenti finanziari.

Le città intelligenti diventano così un possibile laboratorio di una cooperazione tecnologica più profonda. Il salto qualitativo indicato da Ežov consiste precisamente nel passaggio dalla collaborazione tra imprese o singoli progetti alla formazione di un ecosistema bilaterale nel quale ricerca, industria, amministrazioni pubbliche e capitale siano progressivamente connessi. Se la tabella di marcia illustrata a Hong Kong dovesse trovare attuazione, il risultato non sarebbe soltanto una maggiore cooperazione tra Russia e Cina nel settore delle tecnologie urbane, ma la nascita di una vera catena del valore condivisa nel campo dell’innovazione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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