Contratto nazionale sanità pubblica: a chi sta bene?

L’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 prevede aumenti retributivi, ma restano numerose criticità sul piano economico, organizzativo e dei diritti. Una riflessione sulle reali conseguenze del nuovo contratto per i lavoratori della sanità pubblica.

Gentile redazione,

pochi giorni or sono l’Aran ha indicato, per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027, un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili. Attenzione, stiamo parlando di una cifra media: molti dipendenti troveranno cifre più alte; sono assai più numerosi, invece, quelli che percepiranno meno.

E questa cifra include anche voci contrattuali accessorie. Ci sono troppe differenze tra i vari livelli professionali. Alla luce di quanto un sanitario guadagna in Europa, con l’ultimo contratto nazionale gli stipendi italiani non raggiungono la media europea, senza dimenticare che ci sono anche altre voci, istituti contrattuali che riguardano diritti individuali e collettivi e la sfera dei diritti. Ebbene, queste parti del contratto lasciano assai a desiderare.

Molti diritti non sono tali se si rimanda alla valutazione delle parti o alle possibilità aziendali: un diritto come variabile dipendente dei voleri aziendali e, quindi, non esigibile a prescindere. Poco incrementata resta l’indennità condizioni di lavoro attraverso risorse aggiuntive, ma non sono soldi garantiti e legati a uno specifico istituto, qualcosa che ti porti dietro nel tempo.

Dallo stesso fondo devi trarre i soldi necessari al finanziamento della produttività, delle indennità durante le ferie, perfino le misure di welfare aziendale. Siamo certi, poi, che le risorse stanziate siano sufficienti a sostenere tutti gli impegni, senza escludere alcuni istituti, mostrandosi la coperta finanziaria troppo corta?

In caso di assenza prolungata di un dipendente, solo dopo due mesi l’azienda può sostituirlo, nei limiti delle risorse disponibili, riconoscendo il 50% della parte fissa dell’incarico sostituito. Ci sembra un disincentivo a coprire le lunghe assenze. Potremmo andare avanti, parlare dei tempi di vita e di lavoro, delle esigenze organizzative decise dall’azienda, della possibilità di sospendere il riposo settimanale con troppa facilità, perfino per riunioni di reparto e formazione obbligatoria, fino al rinvio di troppe questioni al secondo livello di contrattazione, dove vince sempre qualcuno a discapito di molti altri. Di motivi per gioire ve ne sono pochi: come si può cantare vittoria, allora?

Benvenuti Antonio
Azienda Ospedaliera

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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