Con il programma AGILE, l’Unione Europea accelera gli investimenti nell’innovazione militare, coinvolgendo imprese, start-up e ricerca. Dietro l’obiettivo dell’autonomia tecnologica emerge un più vasto processo di riconversione economica, normativa e sociale verso una crescente militarizzazione del continente.

Chi ha sentito parlare del Programme for Agile and Rapid Defence Innovation? Ne avevamo già parlato come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università mesi or sono («AGILE: il nuovo programma europeo per il finanziamento militare»), mettendo in relazione il Progetto con la presentazione del Libro Bianco della Difesa europea: «Libro bianco per la difesa europea – Prontezza 2030 – Industria della Difesa e Spazio».
Trattasi di un Programma per l’innovazione agile e rapida della difesa, da qui la denominazione di Agile, programma presentato all’inizio della primavera 2026, con finanziamento da 115 milioni di euro, per dare impulso all’industria bellica comunitaria.
AGILE è lo strumento con cui Bruxelles prova a dare impulso alla sua industria di guerra con progetti di ricerca pubblici e privati, attraverso start-up, grandi, piccole e medie imprese collegate tra loro per quel salto di qualità tecnologico indispensabile a competere con l’industria bellica statunitense e di potenze regionali emergenti come Turchia e Israele.
Non è oro tutto ciò che luccica. La UE è divisa al suo interno per scelte operate da singoli Paesi in un’ottica competitiva che ha ritardato, peraltro, la realizzazione di programmi e prodotti bellici alternativi a quelli USA, dai quali continuiamo a dipendere. L’aumento della spesa bellica europea favorisce doppiamente gli Stati Uniti, che evitano di spendere soldi in Ucraina e, allo stesso tempo, portano commesse alle industrie nazionali. Il progetto Agile, in teoria, dovrebbe ridurre questa dipendenza, favorendo quel salto di qualità tecnologico auspicato dal Polo imperialista europeo.
E per il salto di qualità auspicato è indispensabile favorire le attività di ricerca accelerando i tempi di produzione, snellire tempi troppo lunghi, andare in deroga alle normative vigenti in materia di appalto: una corsia preferenziale che poi si tradurrà anche in norme previdenziali e trattamenti salariali di miglior favore per gli uomini in divisa.
Mentre si prepara il futuro dell’industria bellica, si accompagna questo percorso con innumerevoli attività finalizzate a:
- promuovere la carriera militare;
- agevolare il militare anticipandone l’uscita pensionistica con misure di welfare adeguate e aumenti salariali, in deroga magari ai tetti di spesa imposti per il pubblico.
Un’economia di guerra che si rispetti deve agire su più fronti, accompagnando l’iniziativa economica e militare con interventi legislativi e generose sovvenzioni economiche, rimuovendo ostacoli normativi e normalizzando anche i luoghi del sapere per convincerli a desistere da ogni critica e opposizione.
Nei giorni scorsi Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sul programma AGILE, la cui operatività dovrebbe entrare a pieno regime all’inizio del 2027. Nel programma sono inclusi Ucraina e Paesi SEE/EFTA.
Ricordiamo alcuni aspetti salienti del Programma Agile:
- supporto a PMI, start-up e scale-up che sviluppano tecnologie dirompenti per la difesa;
- sviluppo e distribuzione più rapidi dei prodotti per la difesa, riducendo i tempi da anni a settimane o mesi, dove possibile.
Una montagna di soldi sottratti alle spese sociali viene indirizzata verso l’economia di guerra. L’agilità con cui si favoriscono ricerca e produzioni di guerra stride con la cronica lentezza con cui si opera per la salute pubblica e la manutenzione dei territori. Per giustificare il tutto, non passa giorno in cui la cultura della paura non alimenti qualche pericolo da cui difendersi, aumentando le spese militari, trasformando industrie civili in militari e restringendo gli spazi di libertà e di discussione nella società.
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