Il ricorso al riconoscimento facciale e ai dati biometrici nelle attività di polizia apre nuovi interrogativi sul rapporto tra sicurezza e libertà democratiche. Sullo sfondo, una strategia securitaria che rischia di trasformare il controllo delle manifestazioni in sorveglianza preventiva di massa.

La polizia potrà usare i dati biometrici per identificare chi va in piazza anche nei giorni prima di una manifestazione? Sono all’orizzonte incredibili schedature di massa come accade in Israele? È questa la prova della israelizzazione delle società europee (ad esempio, l’istituzione di una Riserva Militare)? Il casus belli è rappresentato dalle manifestazioni a Bologna e in Val di Susa: nella compagine governativa fanno a gara per attestarsi la paternità di un nuovo reato, quello del terrorismo di piazza, con una lunga sequela di nuove norme per accusare i manifestanti di reati associativi.
Al Governo hanno fretta di chiudere due capitoli. Il primo riguarda l’ordine pubblico, che poi rappresenta l’ossessione delle destre al pari dell’immigrazione: solo parlarne ha l’effetto di inserire tra le priorità dei cittadini la sicurezza e non la salvaguardia della salute e del potere di acquisto. Parlare di sicurezza e di immigrazione porta consensi alle destre anche quando non si conosce la mappa geografica, pensando che Ceuta sia in territorio spagnolo.
In un colpo solo si allontana l’attenzione mediatica dai problemi reali del Paese, alimentando un clima di insicurezza percepita che poi sarà utile anche per giustificare l’aumento delle spese militari. I processi di militarizzazione dei territori da una parte e, dall’altra, la stretta repressiva sono pilastri dell’economia di guerra.
Il secondo obiettivo è alzare una cortina di fumo che impedisca di prendere atto del reale stato dell’economia italiana, facendo i conti con le decisioni assunte, come quelle di finanziare con i soldi pubblici gli aumenti contrattuali attraverso la riduzione delle tasse sul lavoro. Decisione infelice che favorisce solo le imprese e, al contempo, indebolisce il welfare, impoverisce sanità e istruzione. Ma è difficile far passare questi semplici concetti se perfino il sindacato è concorde con l’operato del Governo e alla fine sottoscrive accordi nazionali fotocopia, disattendendo, vedi la Cgil, quanto dichiarato da un anno a questa parte.
Il riconoscimento facciale, il terrorismo di piazza sono la ricetta securitaria giusta per chi alimenta paura e allarmismo, vuole andare in deroga alle norme vigenti per far passare in fretta e furia delle norme gradite.
Non sono in gioco solo interessi politici, ma un complesso interesse economico che spinge per applicare l’intelligenza artificiale alle attività di polizia, accrescendo per reati di piazza la responsabilità penale e civile. E, sempre che non intervenga la UE, il Governo persegue nel frattempo il suo obiettivo, ossia consentire il riconoscimento facciale in tempo reale: il trionfo della società della sorveglianza sulla quale tanta stupida ironia è stata spesa pochi anni or sono, bollando come sognatori e complottisti chiunque criticasse i sistemi di controllo. Allora ben venga, si fa per dire, l’uso dei dati biometrici raccolti con l’AI e integrati con i sistemi di videosorveglianza presenti nelle città. Basterà una semplice comunicazione, neanche scritta, al Pubblico ministero e, senza autorizzazione del Giudice, potranno ricorrere alla AI per i controlli facciali.
Ma non si accontentano di controlli in tempo reale: l’uso di questi strumenti deve essere prolungato e preventivo, ad esempio registrare e schedare chiunque sia passato da una piazza nei giorni precedenti a una manifestazione conclusasi con incidenti, avere dati da utilizzare per una schedatura di massa e ledendo, a nostro avviso, le prerogative democratiche fino ad oggi esistenti.
L’uso della AI è un argomento di estrema rilevanza, avendo impatti sul lavoro e sulla ricerca. In Italia l’approccio alla AI, sul modello israeliano, è funzionale a logiche di ordine pubblico e a costruire un modello sociale dispotico e securitario e un sistema di controllo sociale che militarizza il corpo sociale.
Non sfugga l’uso della AI per reati di piazza, per oltraggio e resistenza a pubblici ufficiali, manifestazioni senza preavviso e non autorizzate, reati ormai considerati di assoluta gravità, addirittura più pericolosi del terrorismo, della mafia e delle azioni portate avanti dalla criminalità organizzata.
Tutte le strade portano a Roma: ogni intervento legislativo del Governo inizia e finisce con norme securitarie e repressive. La costruzione del nemico rappresentato dai movimenti sociali porta a disegnare un quadro di interventi improntati solo alla repressione.
È bene ricordare che i missili di ultima generazione si avvalgono della AI per individuare e colpire gli obiettivi. Lo fanno tuttavia con un elevato numero di vittime innocenti, di civili il cui unico torto è quello di trovarsi nelle vicinanze di un obiettivo militare da colpire e neutralizzare. Quando si parla di israelizzazione delle nostre società veniamo accusati di antisemitismo, accusa che respingiamo senza remore al mittente perché nella storia gli antisemiti sono ben altri.
https://ilmanifesto.it/sorvegliare-e-punire-con-lintelligenza-artificiale
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