Cina e Russia concludono il pattugliamento marittimo congiunto: cresce la capacità di operare attraverso passaggi strategici

Il sesto pattugliamento navale congiunto tra Cina e Russia ha attraversato il Pacifico occidentale, il Mare di Ochotsk e il Mar del Giappone, dimostrando crescenti capacità operative, logistiche e di accesso agli stretti strategici, nel pieno rispetto del diritto internazionale.

di Chen Qingqing e Guo Yuandan (Global Times) – 29 luglio 2026

Il gruppo navale cinese-russo impegnato nel pattugliamento marittimo congiunto è arrivato mercoledì a Vladivostok, in Russia, segnando la conclusione dell’operazione, secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa nazionale cinese.

Il gruppo navale era partito il 13 luglio da Qingdao, nella provincia dello Shandong, nella Cina orientale, e aveva attraversato lo Stretto di Miyako, lo Stretto di Etorofu, conosciuto anche come Stretto di Vries, e lo Stretto di Sōya, noto anche come Stretto di La Pérouse. Le unità hanno condotto pattugliamenti congiunti in acque comprendenti il Pacifico occidentale, il Mare di Ochotsk e il Mar del Giappone, ha dichiarato mercoledì il ministero.

La formazione navale congiunta era composta dai cacciatorpediniere lanciamissili Kaifeng e Anshan della Marina cinese, dalla nave rifornitrice multiruolo Kekexilihu e dalla corvetta Rezkij della Marina russa.

Durante il pattugliamento, le Marine cinese e russa hanno svolto una serie di esercitazioni, comprendenti appontaggi incrociati di elicotteri imbarcati sui ponti di volo delle unità dell’altra Marina, operazioni congiunte antiterrorismo, esercitazioni di soccorso umanitario e operazioni di ispezione e abbordaggio in mare. Le navi cinesi hanno inoltre condotto diverse esercitazioni realistiche orientate al combattimento, predisponendo scenari basati sulla situazione marittima e aerea contingente, ha riferito il ministero.

Il pattugliamento congiunto era stato programmato nell’ambito del piano annuale di cooperazione tra le forze armate cinesi e russe. L’obiettivo era rafforzare le capacità operative congiunte dei due apparati militari e affrontare insieme le minacce alla sicurezza marittima. L’operazione non era collegata all’attuale situazione internazionale e regionale, ha precisato il ministero.

Secondo alcuni esperti militari cinesi, il pattugliamento marittimo congiunto Cina-Russia ha segnato anche la prima occasione in cui è stato reso pubblico il passaggio della formazione navale attraverso lo Stretto di Vries.

La missione, durata diciassette giorni, ha seguito una rotta operativa notevolmente più estesa rispetto ai precedenti pattugliamenti congiunti. Se il gruppo navale cinese dovesse rientrare attraversando lo Stretto di Tsushima, completerebbe un intero circuito attorno all’arcipelago giapponese, navigando lungo i suoi versanti orientale, settentrionale e occidentale, ha dichiarato mercoledì al Global Times l’esperto militare cinese Zhang Junshe.

Passaggi marittimi strategici

Nel complesso, l’operazione ha comportato una circumnavigazione delle principali isole del Giappone e delle isole Ryūkyū, che non fanno parte del Giappone, hanno affermato alcuni esperti cinesi.

Secondo un altro esperto militare cinese, Song Zhongping, ciò dimostra che l’idea coltivata dal Giappone e dagli Stati Uniti, secondo la quale la Cina potrebbe essere contenuta attraverso il controllo dei principali passaggi marittimi obbligati, non è realizzabile.

«La Cina deve possedere la capacità di attraversare gli stretti strategici e garantirsi l’accesso alle rotte marittime fondamentali. Tali capacità rappresentano un importante indicatore della potenza militare di un Paese. La cosiddetta “prima catena di isole”, promossa dagli Stati Uniti e dai loro alleati, mira a confinare la Cina e la Russia nei mari adiacenti e nelle acque costiere. Cina e Russia hanno tuttavia dimostrato di poter operare attraverso questi passaggi marittimi strategici, evidenziando il costante rafforzamento delle loro capacità strategiche», ha affermato Song.

Secondo le informazioni disponibili, lo Stretto di Vries, conosciuto anche come Stretto di Etorofu, è situato tra l’isola di Iturup, chiamata Etorofu in giapponese, e l’isola di Urup, denominata Uruppu in giapponese, e collega il Mare di Ochotsk con il Pacifico nordoccidentale. Lo stretto è largo approssimativamente quaranta chilometri, equivalenti a circa ventidue miglia nautiche, e costituisce un’importante rotta di navigazione nel Pacifico nordoccidentale.

«Gli stretti di Miyako, Sōya e Tsushima sono tutti utilizzati per la navigazione internazionale, secondo quanto stabilito dal diritto internazionale. Il passaggio delle unità navali cinesi e russe attraverso queste vie d’acqua è stato pienamente conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (United Nations Convention on the Law of the Sea, UNCLOS) e alle consolidate prassi internazionali che disciplinano il transito marittimo, risultando pertanto legittimo e conforme alle norme», ha affermato Zhang.

Il Giappone ha esasperato mediaticamente il pattugliamento marittimo congiunto Cina-Russia, accusando una nave militare cinese di aver condotto esercitazioni a fuoco nella cosiddetta zona economica esclusiva (ZEE) giapponese.

Secondo la parte giapponese, il 16 luglio le navi avrebbero navigato verso sud tra le isole di Okinawa e Miyako, prima di dirigersi verso nord-est nelle acque a sud-ovest di Okinotori il 19 luglio, per poi proseguire nella medesima direzione a sud-est di Minami Iwo Jima e a nord-est di Iwo Jima il 21 luglio.

Rispondendo alla protesta giapponese per le esercitazioni a fuoco condotte dalle forze armate cinesi nella sua cosiddetta ZEE durante l’esercitazione e il pattugliamento marittimo congiunti Cina-Russia, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato, durante una conferenza stampa ordinaria tenutasi il 21 luglio, che la Cina aveva fermamente respinto la «protesta» giapponese, priva di qualsiasi fondamento. Le autorità cinesi hanno già chiarito la propria posizione sulle esercitazioni e sui pattugliamenti marittimi congiunti tra Cina e Russia.

Lin ha sottolineato che, secondo la definizione contenuta nell’UNCLOS, Okinotori è uno scoglio, non un’isola, e non può quindi generare una zona economica esclusiva o una piattaforma continentale. La rivendicazione giapponese di una ZEE attorno a Okinotori viola il diritto internazionale. Le attività cinesi in alto mare sono pienamente conformi al diritto e alle prassi internazionali.

I pattugliamenti strategici congiunti tra Cina e Russia non costituiscono più eventi isolati, ma sono diventati un’attività annuale, hanno osservato alcuni esperti.

«La salvaguardia della pace e della stabilità regionali, tanto nell’ambito della sicurezza tradizionale quanto in quello della sicurezza non tradizionale, richiede il superamento delle restrizioni irragionevoli imposte da alcuni Paesi e attori regionali. Le Marine cinese e russa possiedono le capacità necessarie per farlo», ha dichiarato Song.

In futuro, si prevede che la cooperazione militare tra Cina e Russia aumenterà sia nella frequenza sia nell’intensità. La cooperazione marittima e aerea, così come le operazioni congiunte aeronavali, sono destinate a diventare sempre più comuni. Lo scopo principale di questa cooperazione regolare è salvaguardare la sicurezza regionale, ha aggiunto Song.

Gli aspetti salienti del pattugliamento congiunto

Secondo il ministero della Difesa nazionale cinese, le unità navali cinesi hanno condotto anche numerose esercitazioni realistiche orientate al combattimento, predisponendo scenari basati sulla situazione marittima e aerea contingente. Commentando questi dettagli, Zhang ha affermato che essi dimostrano come il gruppo navale cinese disponga di notevoli capacità di consapevolezza situazionale, risposta alle emergenze e conduzione di operazioni dinamiche.

Durante l’esercitazione, la Cina ha schierato alcune delle unità da combattimento di superficie più avanzate della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione, tra cui un cacciatorpediniere lanciamissili Tipo 055, un cacciatorpediniere lanciamissili Tipo 052D e una nave rifornitrice multiruolo Tipo 903A, formando un gruppo navale compatto ma dotato di capacità considerevoli, ha osservato Song.

La formazione possiede solide capacità complessive di combattimento, comprendenti la difesa aerea e marittima integrata, la capacità di condurre attacchi di precisione e un supporto operativo completo. È in grado di difendersi durante l’attraversamento della prima catena di isole e dei principali passaggi marittimi obbligati, ma possiede anche la capacità di condurre autonomamente operazioni d’attacco a lungo raggio, ha spiegato l’esperto.

In realtà, le unità giapponesi conducono da molto tempo attività di sorveglianza ravvicinata nei confronti dei gruppi navali cinesi e sono arrivate persino ad attraversare le formazioni della Marina cinese durante la loro navigazione. Secondo gli esperti cinesi, simili azioni costituiscono esse stesse una fonte di tensione marittima.

La «predisposizione sul posto di scenari per un addestramento realistico al combattimento» trasmette un chiaro messaggio di deterrenza: il gruppo navale cinese ha condotto esercitazioni di confronto concepite per rispondere a diverse forme di disturbo marittimo e aereo, nonché a incidenti imprevisti in mare, ha osservato Zhang.

«Il gruppo dispone sia delle capacità sia dei piani d’emergenza necessari per rispondere a un’ampia gamma di situazioni critiche nelle acque circostanti», ha affermato, aggiungendo che le esercitazioni rappresentano anche un avvertimento rivolto al Giappone affinché interrompa le proprie provocatorie attività di ricognizione ravvicinata.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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