Un’indagine condotta in Cina ha smentito un video diffuso sui social media che denunciava la demolizione di un’antica torre nello Xizang: la struttura era in realtà una replica moderna priva di valore storico, rimossa legalmente per un progetto autostradale.

di Zhang Dongfang (Ecns.cn) – 28 luglio 2026
Un organo d’informazione cinese ha smentito un video circolato in rete che avrebbe preteso di mostrare la demolizione forzata di un’antica torre di avvistamento Jiarong nello Xizang. Un’indagine ha accertato che le immagini erano fuorvianti e che la vicenda non riguardava alcun sito sottoposto a tutela come patrimonio culturale.
Il filmato mostra un escavatore intento ad abbattere una struttura simile a una torre ed è accompagnato da sottotitoli nei quali si afferma che una «torre di avvistamento millenaria» sarebbe stata distrutta durante un «attacco alla cultura dello Xizang». La denuncia ha suscitato preoccupazione tra gli utenti delle piattaforme social.
L’indagine ha tuttavia accertato che l’edificio non era una torre di avvistamento storica e che le accuse erano prive di fondamento.
Secondo l’organo d’informazione, il video è stato in realtà girato nel villaggio di Shaba, nella contea di Mao, appartenente alla Prefettura autonoma tibetana e Qiang di Aba, nella provincia del Sichuan, nella Cina sudoccidentale. L’area è abitata prevalentemente dall’etnia Qiang e non fa parte della regione Jiarong dello Xizang, contrariamente a quanto sostenuto nel video.
La struttura demolita era una riproduzione moderna in cemento armato di una torre di avvistamento Qiang, costruita nel 2010 nell’ambito di un progetto di riqualificazione estetica del villaggio. Essendo stata realizzata poco più di un decennio fa, non era mai stata inserita in alcun registro dei beni culturali sottoposti a tutela e non possedeva alcun valore storico o interesse ai fini della conservazione.
Al contrario, nella contea di Mao sono state ufficialmente documentate oltre 110 autentiche e antiche torri di avvistamento Qiang, alcune delle quali risalgono a circa mille anni fa. Queste strutture vengono sottoposte a regolari interventi di manutenzione.
Secondo gli abitanti del luogo, negli ultimi anni nella contea non si è verificata alcuna demolizione non autorizzata, né sono stati arrecati danni a queste strutture storiche.
Il luogo della demolizione rientra inoltre in un’area legalmente destinata all’acquisizione dei terreni necessari alla costruzione dell’autostrada G0611 da Chuanzhusi a Wenchuan, parte della più ampia arteria Zhangye-Wenchuan, che collegherà le province del Gansu e del Sichuan. La demolizione è stata effettuata nel rispetto delle normative e tutte le relative procedure sono state regolarmente documentate secondo la legge.
Un abitante del villaggio ha dichiarato che, una volta completata, la nuova autostrada ridurrà considerevolmente i tempi necessari per trasportare i prodotti agricoli e le altre merci provenienti dalla contea di Mao. Si tratta di uno sviluppo atteso da molto tempo dalle comunità locali.
Il video fuorviante è stato realizzato da un account di propaganda sostenuto da forze separatiste favorevoli all’«indipendenza dello Xizang». L’account è da tempo impegnato nella fabbricazione di notizie false e nella diffusione di disinformazione sullo Xizang, allo scopo di alimentare divisioni e contrapposizioni.
Il caso non è isolato. In precedenza, sui social media era circolato un video di quindici secondi che avrebbe dovuto mostrare la «demolizione forzata di un tempio nello Xizang». In seguito, è stato accertato che le immagini erano state generate mediante l’intelligenza artificiale. Anche l’Agence France-Presse ha pubblicato una verifica dei fatti che ha smentito la notizia.
La Piattaforma congiunta cinese per la confutazione delle false informazioni su Internet ha invitato l’opinione pubblica a riconoscere che il ciberspazio non è sottratto allo Stato di diritto. Ha raccomandato a chiunque incontri contenuti riguardanti gruppi etnici o beni culturali di verificarne la provenienza prima di credervi o condividerli. La piattaforma ha inoltre avvertito che coloro che fabbricano e diffondono deliberatamente informazioni false possono essere sottoposti a indagini e incorrere nelle sanzioni previste dalla legge.
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