Tra deroghe e contratti di prossimità si consuma la débâcle del sindacato

La diffusione delle deroghe e dei contratti di prossimità rischia di indebolire ulteriormente le tutele collettive, favorendo accordi peggiorativi, compressione salariale e riduzione delle agibilità sindacali, fino a compromettere credibilità e funzione stessa delle organizzazioni dei lavoratori.

Il sistema delle deroghe è una trappola mortale per i lavoratori e le lavoratrici: prevedere una revisione peggiorativa di istituti contrattuali spiana le porte ad una pratica sindacale arrendevole e di eterno compromesso. E con le deroghe arriva anche la cosiddetta contrattazione di prossimità, secondo la quale sono possibili accordi aziendali o territoriali che possano bypassare, pur con alcuni limiti, contratti collettivi nazionali e anche norme di vario genere.

Una situazione scivolosa e portatrice di equivoci e pericolosi arretramenti, portando acqua al mulino della contrattazione di secondo livello, appositamente perorata per sminuire norme e regole di carattere nazionali.

Se passa l’idea che sia lecito promuovere anche dei trattamenti peggiorativi, con il solo obbligo della informativa ai dipendenti, il sindacato perderà ogni residuale credibilità. Si sa, del resto, che la sola sporadica presenza sindacale nelle imprese fino a quindici dipendenti si riduce agli accordi di secondo livello per beneficiare della detassazione dei premi; concludere accordi peggiorativi sarà l’ulteriore passaggio ratificato presso il locale Ispettorato del lavoro.

Assai pericoloso il sistema delle deroghe e degli accordi di prossimità, come anche la istituzione del Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza operante su più plessi. Rls di zona non dovrebbe esistere, perché, se stai lontano dai cantieri o dalle aziende, il tuo operato sarà o in subordine agli interessi datoriali o fuori tempo massimo.

In tempi nei quali la erosione dei salari è sempre maggiore, prevedere dei contratti di prossimità per aggredire alcune voci retributive che concorrono alla determinazione del trattamento economico complessivo (TEC) è una scelta discutibile, ma pur sempre utile per il Governo Meloni, nel senso di ridurre le agibilità sindacali e i salari; diventa, invece, assai discutibile se viene assunta con l’ausilio delle organizzazioni sindacali. A forza di accordi al ribasso si consuma la perdita di consensi e l’auto delegittimazione sindacale.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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