Il caldo estremo impone una riflessione che va oltre il semplice disagio stagionale: occorre distinguere tra fastidio generalizzato, rischi professionali specifici e crisi ambientale, senza ridurre la tutela della salute a un baratto con il salario.

In vista dell’“autointervista” che mi hai chiesto oggi, metto in evidenza alcuni aspetti che tratterò e che vanno molto al di là di semplici giudizi sul FASTIDIO che dà il caldo estremo a TUTTI, e non solo ai lavoratori che operano in ambienti microclimatici “normali” e non “estremi”, sulla base dell’esperienza diretta in fabbrica e, successivamente, come consulente.
Credo, come tecnico della salute e della sicurezza, che ciò sia doveroso.
Nel documento che mi ha inviato Federico, allegato, si parla in generale di quali siano le condizioni climatiche dell’ambiente di lavoro che provocano solo un discomfort per i lavoratori, il cosiddetto microclima.
Ciò, al di là delle lamentele espresse dai lavoratori, costituisce un rischio trasversale alla “media della popolazione non lavorativa”: anche chi non lavora patisce queste ondate di calore anomalo.
Su questo aspetto il datore di lavoro può intervenire, ma sorge spontanea una domanda: il “normale” cittadino che non può spendere soldi per acquistare un condizionatore da chi viene tutelato?
Il caldo lo patiscono tutti o solo i lavoratori?
Ben diverso è il caso dei lavoratori che operano nei cosiddetti “ambienti di lavoro estremi caldi” — acciaierie, vetrerie, fabbriche di piastrelle, lavoro all’aperto — per i quali il caldo sopportato è ben oltre quello patito dalla “media della popolazione non lavorativa”.
In un’ottica di PRIORITÀ, occorre preoccuparsi prima di tali tipi di situazioni lavorative, adottando le procedure di tutela della salute da CALDO ESTREMO che diffondo da anni, ovviamente sulla base di dati di letteratura.
Una cosa è il FASTIDIO da caldo che, ripeto, patiscono tutti; un’altra cosa sono i rischi da caldo estremo, ad esempio il “colpo di calore”, che patiscono alcune categorie di lavoratori.
Nel documento di cui sopra si ripetono poi troppo spesso termini come “ammortizzatori sociali”, “riduzione dei salari”, “pubblica autorità”, “richiesta di integrazione salariale”, che “dovrebbe quindi essere considerata in termini assai più estensivi”.
Non mi sembra che il solito baratto tra “salute e sicurezza” e “salario” sia quello da cui partire!
Nel documento si dice poi che “sarebbe inoltre auspicabile, alla luce di questi eventi eccezionali, una generalizzata revisione dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR)”.
Ma questa revisione dei Documenti di Valutazione dei Rischi la vogliamo chiedere solo quando fa caldo e tutti, lavoratori o meno, si lamentano?
Quando mai si chiede una revisione della valutazione, e quindi un’applicazione di misure di prevenzione e protezione, dei rischi per la salute derivanti da agenti chimici, biologici, fisici, cancerogeni o da amianto?
Forse perché quelli non fanno “notizia”, una volta passata l’estate.
Ad esempio, di mesotelioma pleurico si crepa dopo vent’anni senza che NESSUNO abbia mai affrontato da subito i veri problemi della salute del lavoro legati all’amianto, perché le polveri di amianto che TUTTI respiriamo non hanno un andamento stagionale, ma sono presenti tutto l’anno, anche in autunno e in inverno.
Da ultimo, occorre fare capire a tutti, lavoratori o meno, che interventi MOMENTANEI tecnico-organizzativi di mitigazione del clima non risolvono assolutamente il vero problema: quello della desertificazione del pianeta Terra.
A settembre, quando sarà forse meno caldo, TUTTI quanti non si lamenteranno più del caldo e non si preoccuperanno più di “tutela della salute sul lavoro”.
TUTTI non hanno capito che siamo di fronte a un disastro ambientale di cui TUTTI sono responsabili nei loro comportamenti di consumatori compulsivi di beni inutili: acqua in bottiglie di plastica, SUV da 300 kW a non finire, condizionatori e riscaldamenti a palla, viaggi in aereo e in navi da crociera in tutto il mondo, acquisto di merce varia solo perché è cambiata la moda.
TUTTI dimenticheranno il FASTIDIO di questa stagione, senza pensare che quella del 2027 sarà ancora peggio.
Credo che quest’ultimo sia l’unico messaggio da trasmettere in maniera ideologica e sociale.
Il resto sono solo lamenti “stagionali”.
02/07/26
Marco Spezia
Tecnico della salute e della sicurezza
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