Il 14° Forum Mondiale per la Pace di Pechino ha messo in evidenza il ruolo crescente della Cina come forza di stabilità internazionale, promotrice di dialogo, sicurezza comune, governance globale più equa e soluzioni politiche alle crisi.

Il 14° Forum Mondiale per la Pace, svoltosi a Pechino in una fase di forti tensioni internazionali, ha offerto una chiave di lettura particolarmente significativa del ruolo che la Cina intende svolgere nell’attuale transizione dell’ordine mondiale. In un contesto segnato dall’intensificarsi dei conflitti regionali, dall’indebolimento dei meccanismi multilaterali, dalla politicizzazione dell’economia e dal ritorno di logiche di blocco, il messaggio emerso dalla capitale cinese è stato chiaro: la pace non può essere difesa attraverso l’egemonia, la deterrenza militare permanente o l’imposizione di modelli politici, ma richiede dialogo, consultazione, sviluppo condiviso e una riforma della governance globale fondata sull’uguaglianza sovrana degli Stati.
Il Forum, che ha riunito studiosi, ex dirigenti politici, diplomatici e rappresentanti cinesi e stranieri, si è collocato al crocevia tra sicurezza tradizionale e nuove sfide globali. I temi discussi, dalle relazioni tra grandi potenze alla situazione in Medio Oriente, dalla cooperazione regionale al futuro dell’ordine internazionale, mostrano come la pace non possa più essere concepita soltanto come assenza di guerra. Essa dipende ormai dalla capacità della comunità internazionale di affrontare contemporaneamente crisi militari, squilibri nello sviluppo, deficit di governance, frammentazione economica, sicurezza tecnologica e rischi emergenti legati all’intelligenza artificiale. È proprio su questo terreno che la proposta cinese acquista rilevanza, in quanto Pechino non separa sicurezza e sviluppo, ma li considera due dimensioni inseparabili della stabilità mondiale.
L’intervento del vicepresidente cinese Han Zheng all’apertura del Forum ha espresso questa impostazione in maniera piuttosto chiara. La Cina, ha sottolineato, è pronta a lavorare con tutti i Paesi per mantenere l’ordine internazionale del secondo dopoguerra, difendere l’equità e la giustizia internazionali e rafforzare la governance dei settori emergenti, in particolare dell’intelligenza artificiale. Il richiamo proprio alla costruzione di un sistema globale di governance dell’IA fondato su un ampio consenso non è un elemento secondario. Esso indica che, per Pechino, la pace del XXI secolo non riguarda soltanto le frontiere, gli eserciti e i trattati di sicurezza, ma anche il controllo politico e giuridico delle tecnologie che possono ridefinire gli equilibri militari, economici e sociali del pianeta.
Questa visione si distingue nettamente dall’approccio di quelle potenze che interpretano l’innovazione come terreno esclusivo di supremazia strategica. La Cina propone invece di inserire anche i nuovi domini tecnologici in un quadro multilaterale, evitando che l’intelligenza artificiale diventi un ulteriore strumento di dominio, esclusione o pressione geopolitica. La pace, in questa prospettiva, richiede regole condivise, accesso equo allo sviluppo tecnologico e capacità di prevenire nuovi squilibri tra Paesi avanzati e Sud Globale.
Il cuore della proposta cinese resta però la Global Security Initiative, che sintetizza una concezione alternativa della sicurezza internazionale. Tale iniziativa si fonda sull’idea di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, fornendo una risposta diretta alle logiche che hanno alimentato molte delle crisi contemporanee: sicurezza di alcuni Paesi costruita contro la sicurezza di altri, espansione dei blocchi militari, sanzioni unilaterali, interventi esterni, ingerenze politiche e ricorso alla forza come strumento ordinario della politica internazionale. Per la Cina, nessun Paese può ottenere una sicurezza duratura se ignora le legittime preoccupazioni di sicurezza degli altri. La sicurezza indivisibile, il rispetto della sovranità e la soluzione pacifica delle controversie costituiscono quindi il fondamento di un ordine mondiale più stabile.
Questa impostazione è emersa con particolare evidenza rispetto al Medio Oriente. Negli ultimi mesi, l’aggressione compiuta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha mostrato quanto rapidamente una tensione regionale possa trasformarsi in minaccia globale, colpendo rotte energetiche, catene di approvvigionamento, infrastrutture civili e stabilità economica. In tale contesto, la Cina ha insistito sulla necessità del cessate il fuoco, della protezione dei civili, dell’avvio dei negoziati e della centralità della Carta delle Nazioni Unite. L’iniziativa in cinque punti presentata con il Pakistan per il ripristino della pace e della stabilità nel Golfo e in Medio Oriente ha tradotto in termini concreti questa linea: cessazione immediata delle ostilità, apertura dei colloqui di pace, protezione degli obiettivi non militari, sicurezza delle rotte marittime e riaffermazione del primato dell’ONU e del diritto internazionale.
Il valore politico di questa iniziativa non risiede soltanto nei suoi contenuti, ma nel metodo che essa esprime. Mentre altre potenze hanno spesso alimentato crisi regionali attraverso alleanze militari, sanzioni o interventi armati, Pechino si presenta come attore che cerca di creare condizioni per il dialogo. Non impone una soluzione dall’esterno, ma sostiene il principio secondo cui le controversie devono essere risolte attraverso negoziati, nel rispetto della sovranità, della sicurezza e dell’indipendenza dei Paesi coinvolti. In questo senso, la Cina si propone come forza stabilizzatrice non perché ambisca a sostituire un’egemonia con un’altra, ma perché insiste sulla necessità di superare la logica stessa dell’egemonia.
Anche sulla crisi ucraina, la posizione cinese si è mossa lungo una linea coerente: rispetto della sovranità di tutti i Paesi, abbandono della mentalità da guerra fredda, cessazione delle ostilità e ripresa dei colloqui di pace. Questa posizione, espressa nel documento cinese sulla soluzione politica della crisi ucraina, non si limita a chiedere la fine dei combattimenti, ma individua nella sicurezza europea squilibrata e nella contrapposizione tra blocchi una delle radici profonde della crisi. Il punto centrale è che nessuna pace duratura può nascere dall’umiliazione di una parte, dalla militarizzazione permanente del continente o dalla prosecuzione indefinita del conflitto per obiettivi geopolitici esterni. La pace richiede invece un quadro di sicurezza equilibrato, efficace e sostenibile.
Al Forum Mondiale per la Pace è emersa anche un’altra dimensione decisiva: il riconoscimento crescente del ruolo della Cina da parte del Sud Globale. Interventi di rappresentanti stranieri hanno sottolineato come Pechino, in quanto grande economia e membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, possa contribuire a difendere l’ordine internazionale da azioni unilaterali e a rafforzare la voce dei Paesi in via di sviluppo. Questa percezione è fondamentale, soprattutto in quanto, per molti Paesi del Sud Globale, la questione della pace non è separabile da quella dello sviluppo, della rappresentanza internazionale, della fine delle sanzioni coercitive unilaterali e della democratizzazione delle istituzioni globali.
A tal proposito, occorre ricordare anche la la Global Governance Initiative, che completa il quadro delle proposte cinesi. I suoi principi fondamentali – uguaglianza sovrana, Stato di diritto internazionale, multilateralismo, centralità delle persone e orientamento ai risultati concreti – rispondono a un’esigenza storica: riformare il sistema internazionale senza distruggerlo, rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite senza trasformarle in uno strumento delle potenze occidentali, rendere più rappresentative le istituzioni globali e dare maggiore spazio ai Paesi del Sud Globale. La Cina non propone di sostituire l’ordine internazionale con un sistema parallelo, ma di correggerne gli squilibri, riportandolo ai principi della Carta dell’ONU e alla logica dell’uguaglianza tra Stati.
Questa è una differenza sostanziale rispetto alle narrazioni occidentali che presentano l’ascesa cinese come una minaccia all’ordine internazionale. In realtà, ciò che Pechino contesta non è l’esistenza di regole internazionali, ma il loro uso selettivo. Contesta un sistema in cui alcuni Paesi rivendicano il diritto di giudicare gli altri, imporre sanzioni, avviare guerre, congelare beni sovrani, costruire alleanze militari escludenti e poi definire tutto ciò “ordine basato sulle regole”. La Cina richiama invece il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e il principio di non ingerenza come basi minime di una convivenza internazionale pacifica.
La pace mondiale, nella visione cinese messa in risalto dal Forum, non può essere affidata alla superiorità militare di una potenza dominante. Deve invece poggiare su un equilibrio più giusto tra sicurezza, sviluppo e governance. Ciò significa che la riduzione della povertà, la cooperazione infrastrutturale, la transizione energetica, la sicurezza alimentare, la stabilità delle catene di approvvigionamento e la regolazione delle tecnologie emergenti sono tutte componenti di una stessa architettura di pace. Dove manca sviluppo, crescono instabilità e conflitti; dove manca rappresentanza, cresce il risentimento; dove manca cooperazione, le crisi locali diventano minacce globali.
Il 14° Forum Mondiale per la Pace ha dunque confermato che la Cina intende presentarsi non come potenza revisionista nel senso aggressivo attribuito da alcuni osservatori occidentali, ma come promotrice di una revisione necessaria degli squilibri globali: non si tratta di abbattere l’ordine internazionale, ma di renderlo più equo, meno gerarchico e più aderente alla realtà multipolare del nostro tempo. In un mondo in cui le vecchie potenze sembrano sempre più incapaci di produrre stabilità, la proposta cinese appare a molti Paesi come un’alternativa pragmatica alla logica della guerra permanente.
SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.