Se perfino Sole 24 Ore ricorda alla destra che l’Irpef versata dai lavoratori migranti supera i 12 miliardi di euro

I dati fiscali sui lavoratori stranieri smentiscono la propaganda anti-immigrazione: nel 2025 hanno versato 12,6 miliardi di Irpef, pur restando tra le fasce più sfruttate, meno pagate e più precarie del mercato del lavoro italiano.

I lavoratori stranieri, nati all’estero ma dipendenti nel nostro Paese, nell’anno 2025 hanno versato 12,6 miliardi di Irpef.

Questo e molto altro troviamo nel sito della Fondazione Moressa di Mestre:

https://www.fondazioneleonemoressa.org/new/wp-content/uploads/2026/06/Rassegna-stampa-Irpef-1.pdf

La rassegna stampa riporta notizie tratte dai giornali locali e nazionali e ricorda che sono oltre 5 milioni i nuovi cittadini stranieri, pari a quasi il 9,5% della popolazione.

I cittadini nati all’estero ma residenti in Italia, inclusi quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana, sono 5.156.370, ossia il 9,4% della popolazione.

I redditi dichiarati nel 2025 sfiorano 88 miliardi; in un decennio risultano quasi raddoppiati.

Ci sembrano dati sufficienti a confutare tutti i luoghi comuni esistenti in materia di immigrazione. Poi potremmo anche analizzare se i salari di questi lavoratori sono identici o inferiori a quelli della forza lavoro autoctona: le statistiche ricordano il contributo fattivo dato alle tasse dalla forza lavoro non italiana.

I contribuenti stranieri o naturalizzati sono tuttavia mal pagati, se pensiamo al reddito medio di circa 17.500 euro, ossia oltre 12 mila euro in meno della media delle dichiarazioni rese dalla forza lavoro autoctona. E molti sono i migranti che non arrivano a 10 mila euro annui, giusto a ricordare la natura precaria e mal pagata dei lavori appannaggio dei migranti, chiamati a svolgere occupazioni con bassa qualificazione e retribuzione, sovente impiegati negli appalti e nei subappalti e con contratti discontinui.

E segnaliamo un dato importante, ossia che gli stranieri meno pagati provengono dalle aree geografiche nelle quali annotiamo anche i salari e i redditi più bassi in assoluto.

I più “poveri” sono in Calabria, con redditi poco sopra gli 11 mila euro annui, anche qui in linea con quanto accade anche per i contribuenti nati in Italia e residenti nella stessa area geografica.

Questo conferma che un lavoratore è sfruttato a prescindere dall’etnia e dal colore della pelle; magari, se sei straniero e acquisire la cittadinanza è un terno al lotto, la possibilità di emergere da questa condizione di inferiorità salariale e sul fronte dei diritti diventa assai più difficile. Forse è questo l’obiettivo di ampi settori delle destre?

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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