Il “Corridoio verde” Mongolia-Cina, una nuova opportunità economica

Il corridoio verde Mongolia-Cina apre nuove prospettive di cooperazione su energia, desertificazione e finanza verde. Alla vigilia della COP17, il confronto tra istituzioni, ricercatori e imprese indica una possibile trasformazione della tutela ambientale in motore economico sostenibile.

Mongolia Press – 14 maggio 2026

L’ambiente è il patrimonio del popolo. Per questo motivo, poiché il mondo nel suo complesso e, in particolare, il nostro vicino meridionale hanno posto la tutela ambientale in prima linea nelle politiche statali, riservandole un’attenzione particolare, stanno emergendo molti cambiamenti positivi. In un momento in cui le soluzioni ecologiche e la protezione dell’ambiente sono diventate questioni sensibili e urgenti a causa del cambiamento climatico, della desertificazione e di altre sfide, sviluppare la cooperazione e gli investimenti nell’economia verde rappresenta un passo importante verso lo sviluppo sostenibile.

Per questo, se si considera la desertificazione come una nuova opportunità economica e d’investimento, è opportuno guardare alla tutela dell’ambiente come a un modello imprenditoriale. In particolare, esistono molte possibili vie per la cooperazione verde, compresa l’idea che il ripristino e la riabilitazione ambientale possano essere finanziati non soltanto attraverso il bilancio statale, ma anche tramite il mercato. Il convegno scientifico intitolato “Corridoio economico ecologico Mongolia-Cina: coordinamento delle politiche e soluzioni pratiche” è servito da piattaforma per studiosi, ricercatori ed esperti, che hanno discusso questi approcci, avanzato nuove iniziative e cercato soluzioni concrete.

La tutela dell’ambiente non è una spesa di bilancio, ma un investimento e un nuovo settore dell’economia capace di autofinanziarsi

I partecipanti al convegno hanno concordato sul fatto che, nel quadro della cooperazione amichevole tra Cina e Mongolia, esista un pieno potenziale per istituire un corridoio economico verde. D. Erdenetuya, direttrice del Dipartimento per le politiche di cooperazione commerciale ed economica del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo, ha sottolineato: “Si tratta di un evento molto tempestivo e importante per creare nuove opportunità di cooperazione tra Mongolia e Cina. Un esempio di cooperazione verde tra i due Paesi è la centrale idroelettrica di Erdenebüren. Siamo inoltre lieti che proseguano i progetti di sviluppo finalizzati a combattere e prevenire la desertificazione”.

Huang Renwei, professore presso l’Università Fudan e vice-direttore dell’Istituto per la Belt and Road e la governance globale, ha dichiarato: “Nel quadro della Belt and Road Initiative sono state sviluppate infrastrutture, strade, ponti e connessioni portuali, e in seguito sono iniziate a emergere le questioni legate all’energia. Dobbiamo discutere sia dell’energia tradizionale sia di quella non tradizionale. Per energia tradizionale si può intendere l’energia basata sul carbone e sul petrolio. In Cina, dieci anni fa, il 60% dell’energia tradizionale proveniva dal carbone, mentre le energie rinnovabili rappresentavano il 20%. La Belt and Road Initiative esiste ormai da 13 anni. Nei Paesi lungo questa iniziativa, la transizione energetica viene attuata rapidamente e con successo, e sono in corso grandi cambiamenti. Ciò dimostra una rapida transizione dall’energia tradizionale alle energie rinnovabili. Il Pakistan, per esempio, ha risolto pienamente il proprio problema di approvvigionamento energetico in meno di dieci anni e ora esporta parte della propria energia. Quando un Paese è in grado di risolvere il proprio problema energetico, gli altri settori industriali e dei servizi si rilanciano. Questo può essere definito il corridoio verde Cina-Pakistan”.

Le fonti energetiche alternative comprendono il solare, l’eolico e il nucleare. La Mongolia dispone di enormi risorse energetiche rinnovabili. Pertanto, la prossima grande opportunità per l’economia mongola è la transizione energetica, e il corridoio economico verde Mongolia-Cina svolgerà un ruolo importante in questo processo.

Il convegno scientifico “Corridoio economico ecologico Mongolia-Cina: coordinamento delle politiche e soluzioni pratiche” è stato organizzato dal Centro di ricerca per lo sviluppo condiviso della Belt and Road, in cooperazione con il Ministero dell’Economia e dello Sviluppo e CGTN Mongolia.

La dottoressa T. Chuluun-Erdene, Ph.D., direttrice del Centro di ricerca per lo sviluppo condiviso della Belt and Road, ha affermato: “Poiché consideriamo la tutela ambientale non semplicemente come una spesa a carico del bilancio statale, ma come un investimento e come un nuovo settore dell’economia capace di autofinanziarsi, abbiamo voluto riunire non soltanto studiosi e ricercatori, ma anche decisori politici, rappresentanti del settore privato e imprese, al fine di discutere soluzioni pratiche. In un momento in cui il nostro Paese si prepara a ospitare il vertice COP17 tra appena tre mesi, vediamo non solo gli impegni e le sfide derivanti dall’Accordo di Parigi, ma anche un’opportunità storica per attrarre investimenti nell’economia verde. Per cogliere questa opportunità, è essenziale studiare le politiche e le tendenze del nostro vicino meridionale. Nel suo prossimo piano quinquennale, vale a dire il XV piano quinquennale, la Repubblica Popolare Cinese ha posto l’ecologia e la tutela ambientale tra le aree prioritarie della politica statale. Ciò significa che a questo settore saranno destinati investimenti significativi. Abbiamo quindi scelto di concentrarci sull’ecologia e sulla tutela ambientale per esplorare in che modo la Mongolia possa attrarre questo enorme flusso di capitali e le tecnologie avanzate provenienti dalla Cina, e come le due parti possano cooperare su basi reciprocamente vantaggiose”.

La COP17 come occasione per presentare al mondo la “strategia verde” della Mongolia

La discussione principale del convegno si è articolata attorno a cinque temi chiave, riunendo rappresentanti dello Stato, del settore privato, del mondo accademico e delle organizzazioni di cooperazione internazionale per esaminare come questioni globali urgenti, quali il cambiamento climatico, la desertificazione, il degrado del suolo e la finanza verde, possano essere affrontate nel quadro della cooperazione regionale.

Gli esperti hanno affrontato la possibilità di sviluppare in Mongolia modelli imprenditoriali del settore privato sulla base dell’iniziativa “Un miliardo di alberi” e dell’esperienza cinese nel mercato del carbonio, nonché dell’esperienza della Repubblica Popolare Cinese nelle fonti energetiche distribuite. Hanno inoltre presentato soluzioni scientifiche per l’attuazione a livello locale di meccanismi di pagamento per i servizi ecosistemici, per la valutazione delle condizioni dei pascoli e per il rallentamento della desertificazione nelle regioni di steppa arida attraverso l’irrigazione intelligente a goccia a risparmio idrico e le tecnologie di raccolta dell’acqua piovana. Un aspetto particolarmente innovativo dell’evento è stato il fatto che, dopo ogni presentazione, gli specialisti del settore hanno dato vita a una discussione aperta.

Un altro elemento importante del convegno è stato il suo ruolo di incontro preparatorio e politico di rilievo in vista della 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, COP17, che si terrà in Mongolia tra tre mesi. La COP17 attirerà l’attenzione mondiale sulla Mongolia e dimostrerà la leadership regionale del Paese. Poiché durante questa conferenza internazionale si prevede l’apertura di molte nuove partnership e opportunità nel campo della tutela ambientale, il fatto che il convegno “Corridoio economico ecologico Mongolia-Cina: coordinamento delle politiche e soluzioni pratiche” sia stato organizzato come ponte tra i due Paesi in vista della COP17 rappresenta un altro aspetto significativo dell’evento. I ricercatori hanno quindi sottolineato la necessità di introdurre l’esperienza, le soluzioni tecnologiche e le innovazioni del vicino meridionale della Mongolia nella lotta alla desertificazione.

Per esempio, D. Serdaram, docente e ricercatore presso la Mongolian University of Science and Technology, ha sollevato la necessità che la Mongolia riveda e migliori il proprio sistema di politiche per attrarre finanziamenti verdi. Ha dichiarato: “La Mongolia sta lanciando grandi iniziative come ‘Un miliardo di alberi’ e la COP17, ma i criteri, la metodologia, la tabella di marcia e il sistema di valutazione per l’attuazione dei progetti restano poco chiari e privi di un quadro politico coerente. Quando si realizza un progetto, di solito si inizia parlando di denaro. Ma prima di questo è necessario stabilire chiaramente secondo quali criteri, quale metodologia e quale tabella di marcia il progetto procederà. Inoltre, lo Stato non dovrebbe concentrare tutte le attività nelle proprie mani, ma dovrebbe invece creare i meccanismi, le regole e l’ambiente necessari. Il settore privato e gli istituti di ricerca, a loro volta, devono sviluppare soluzioni basate sull’innovazione e sulla tecnologia.

“La prossima COP17 non dovrebbe essere trattata semplicemente come un evento internazionale o come un forum-vetrina per il turismo, ma come un’opportunità per presentare al mondo la ‘strategia verde’ della Mongolia. Dobbiamo prepararci con grande cura. Dobbiamo definire in dettaglio quale tipo di investimenti vogliamo, quali progetti intendiamo attuare e quali risultati vogliamo dimostrare”.

Intervenendo sul tema “Opportunità per l’utilizzo di tecnologie a risparmio idrico nelle regioni di steppa arida”, Kh. Munkhtuya, docente presso la Mongolian University of Life Sciences, Ph.D., professoressa associata e ingegnere consulente della Mongolia, ha dichiarato: “Insieme all’organizzazione non governativa ‘Ecologia del pascolo’, nel periodo 2011-2013 abbiamo condotto ricerche sulla produzione di foraggio coltivato nei sum di Deren e Delgertsogt, nella provincia del Dundgovi.

“Nell’ambito di questo lavoro, abbiamo realizzato un serbatoio basato su pozzi scavati nei pascoli, piantato e coltivato colture foraggere e condotto ricerche sperimentali per preparare insilato verde destinato all’alimentazione del bestiame in primavera. Il lavoro ha avuto successo e ha prodotto risultati. Su un’area di cinque ettari vicino al pozzo, abbiamo piantato colture foraggere annuali come mais e girasole, le abbiamo coltivate utilizzando un sistema di irrigazione a goccia a risparmio idrico e un piccolo dispositivo di irrigazione a pioggia chiamato ‘Namiraa’, e abbiamo raccolto la massa verde nel mese di settembre, prima della maturazione dei semi. Abbiamo poi preparato insilato verde per l’alimentazione del bestiame nel piccolo impianto costruito nel sum di Deren. Questo lavoro si è dimostrato efficace per i pastori del Gobi, dove il corretto utilizzo dei pascoli naturali è diminuito, il numero dei capi di bestiame è aumentato, le acque superficiali sono scarse e i pascoli sono dispersi”.

Le conclusioni degli studiosi e dei ricercatori, insieme alle proposte e alle iniziative degli imprenditori emerse dalla conferenza internazionale, saranno raccolte e pubblicate negli atti del convegno.


The Mongolia-China “Green Corridor”: A New Economic Opportunity

Mongolia Press – 14th May 2026

The environment is the people’s wealth. For this reason, as the world as a whole, and especially our southern neighbor, have placed environmental protection at the forefront of state policy and given it particular attention, many positive changes are emerging. At a time when ecological solutions and environmental protection have become sensitive and urgent issues because of climate change, desertification, and other challenges, developing cooperation and investment in the green economy represents a major step toward sustainable development.

For this reason, if desertification is regarded as a new economic and investment opportunity, environmental protection should be seen as a business model. In particular, there are many possible avenues for green cooperation, including the possibility that restoration and rehabilitation can be financed not only through the state budget, but also through the market. The academic conference titled “Mongolia-China Ecological Economic Corridor: Policy Coordination and Practical Solutions” served as a platform for scholars, researchers, and experts to discuss these approaches, put forward new initiatives, and search for solutions.

Environmental protection is not a budgetary expense, but an investment and a new self-financing sector of the economy

Participants in the conference agreed that, within the framework of friendly cooperation between China and Mongolia, there is full potential to establish a green economic corridor. D. Erdenetuya, Director of the Trade and Economic Cooperation Policy Department of the Ministry of Economy and Development, stressed: “This is a very timely and important event for creating new opportunities for cooperation between Mongolia and China. One example of green cooperation between the two countries is the Erdenebüren Hydropower Plant. We are also pleased that development projects aimed at combating and preventing desertification will continue”.

Huang Renwei, Professor at Fudan University and Deputy Director of the Institute of Belt and Road and Global Governance, stated: “Within the framework of the Belt and Road Initiative, infrastructure, roads, bridges, and port connections have been developed, and after this, energy-related issues began to emerge. We must discuss both traditional and non-traditional energy. Traditional energy can be understood as coal-based and oil-based energy. In China, ten years ago, coal accounted for 60 percent of traditional energy, while renewable energy accounted for 20 percent. The Belt and Road Initiative has now existed for 13 years. In the countries along this initiative, the energy transition is being implemented rapidly and successfully, and major changes are taking place. This shows a rapid transition from traditional energy to renewable energy. Pakistan, for example, fully resolved its energy supply issue in less than ten years and is now exporting part of its energy. When a country is able to solve its energy problem, other industries and services revive. This can be called the China-Pakistan green corridor”.

New energy sources include solar, wind, and nuclear power. Mongolia has enormous renewable energy resources. Therefore, the next major opportunity for Mongolia’s economy is the energy transition, and the Mongolia-China green economic corridor will play an important role in this process.

The academic conference “Mongolia-China Ecological Economic Corridor: Policy Coordination and Practical Solutions” was organized by the Belt and Road Co-Development Research Center in cooperation with the Ministry of Economy and Development and CGTN Mongolia.

Dr. T. Chuluun-Erdene, Ph.D., Director of the Belt and Road Co-Development Research Center, said: “Since we view environmental protection not merely as an expenditure from the state budget, but as an investment and as a new sector of the economy capable of financing itself, we aimed to bring together not only scholars and researchers, but also decision-makers, representatives of the private sector, and business entities in order to discuss practical solutions. At a time when our country is preparing to host the COP17 summit in just three months, we see not only the commitments and challenges arising from the Paris Agreement, but also a historic opportunity to attract investment in the green economy. In order to seize this opportunity, it is essential to study the policies and trends of our southern neighbor. In its next five-year plan, namely the 15th Five-Year Plan, the People’s Republic of China has placed ecology and environmental protection among the priority areas of state policy. This means that significant investment will be allocated to this sector. We therefore chose to focus on ecology and environmental protection in order to explore how Mongolia can attract this enormous flow of capital and advanced technologies from China, and how the two sides can cooperate on a mutually beneficial basis”.

COP17 should be seen as an opportunity to present Mongolia’s “green strategy” to the world

The main discussion of this conference unfolded around five key topics, bringing together representatives of the state, the private sector, academia, and international cooperation organizations to examine how urgent global issues such as climate change, desertification, land degradation, and green financing can be addressed within the framework of regional cooperation.

Experts addressed the possibility of developing private-sector business models in Mongolia on the basis of the “Billion Trees” initiative and China’s experience with the carbon market, as well as China’s experience in distributed energy sources. They also presented scientific solutions for implementing payment mechanisms for ecosystem services at the local level, assessing the condition of pastures, and slowing desertification in dry steppe regions through water-saving smart drip irrigation and rainwater harvesting technologies. A particularly innovative aspect of the event was that, after each presentation, sector specialists engaged in open discussion.

Another important feature of the conference was that it served as a key preparatory and policy-level meeting ahead of the 17th Conference of the Parties to the United Nations Convention to Combat Desertification, COP17, which will be held in Mongolia in three months. COP17 will draw global attention to Mongolia and demonstrate the country’s regional leadership. Since many new partnerships and opportunities in environmental protection are expected to open during this international conference, the fact that the “Mongolia-China Ecological Economic Corridor: Policy Coordination and Practical Solutions” conference was organized as a bridge between the two countries ahead of COP17 was another significant aspect of the event. Researchers therefore emphasized the need to introduce the experience, technological solutions, and innovations of Mongolia’s southern neighbor in combating desertification.

For example, D. Serdaram, lecturer and researcher at the Mongolian University of Science and Technology, raised the need for Mongolia to review and improve its policy system for attracting green financing. He said: “Mongolia is launching major initiatives such as ‘Billion Trees’ and COP17, but the criteria, methodology, roadmap, and evaluation system for implementing projects remain unclear and still lack a coherent policy framework. When implementing a project, people usually start by talking about money. But before that, it is necessary to clearly determine the criteria, methodology, and roadmap according to which the project will proceed. Moreover, the state should not concentrate all activities in its own hands, but should instead create the necessary mechanisms, rules, and environment. The private sector and research institutions, in turn, must develop solutions based on innovation and technology.

“The upcoming COP17 should not be treated merely as an international event or as a tourism-oriented forum, but as an opportunity to present Mongolia’s ‘green strategy’ to the world. We must prepare very thoroughly. We need to define in detail what kind of investment we want, what projects we intend to implement, and what results we will demonstrate”.

Speaking on the topic “Opportunities for Using Water-Saving Technologies in Dry Steppe Regions”, Kh. Munkhtuya, lecturer at the Mongolian University of Life Sciences, Ph.D., Associate Professor, and Consulting Engineer of Mongolia, stated: “Together with the NGO ‘Pasture Ecology’, we conducted research on cultivated fodder production in 2011-2013 in the Deren and Delgertsogt soums of Dundgovi Province.

“As part of this work, we established a reservoir based on wells dug in pastureland, planted and cultivated fodder crops, and carried out experimental research to prepare green silage for feeding livestock in spring. The work was successful and produced results. On a five-hectare area near the well, we planted annual leguminous crops, namely maize and sunflower, cultivated them using a water-saving drip irrigation system and a small sprinkler device called ‘Namiraa’, and harvested the green mass in September before the seeds ripened. We then prepared green silage for livestock feed in the small facility built in Deren soum. This work proved effective for herders in the Gobi, where the proper use of natural pastures has declined, livestock numbers have increased, surface water is scarce, and pastures are scattered”.

The conclusions of scholars and researchers, as well as the proposals and initiatives of entrepreneurs emerging from the international conference, will be compiled and published as conference proceedings.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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