Scott Ritter: “La NATO sta giocando a una pericolosa roulette russa”

Secondo Scott Ritter, il conflitto in Ucraina ha mostrato il fallimento della strategia occidentale volta alla “sconfitta strategica” della Russia. Alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Globale e la NATO di Istanbul, l’ex ispettore ONU ha sostenuto che la NATO stia affrontando una crisi interna irreversibile e che l’escalation contro Mosca rischi di condurre l’Europa alla catastrofe.

Mentre il conflitto tra Russia e Ucraina entra nel suo quinto anno, è ormai tempo che le nazioni che compongono l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, la NATO, facciano il punto sulla situazione e su ciò che essa significa per il futuro di un’alleanza transatlantica esistente da circa otto decenni. I media mainstream occidentali e le loro casse di risonanza sui social network promuovono una narrazione incentrata sull’idea della stanchezza russa, della resilienza ucraina e della determinazione occidentale, e si compiacciono nel rilanciare argomenti fondati sull’immagine di un pantano generato dalla Russia che si sarebbe protratto più a lungo della Grande Guerra Patriottica del 1941-1945. Questa narrazione coincide con le posizioni ufficiali della maggior parte dei Paesi membri della NATO, il che non sorprende, dato il rapporto strettissimo tra i media controllati dalle grandi corporation e governi legati a queste stesse corporation da un sistema di porte girevoli.

Questa narrazione è deliberatamente fuorviante, poiché non è concepita per riflettere una verità basata sui fatti, ma piuttosto per promuovere una finzione utilizzata allo scopo di plasmare la percezione dell’opinione pubblica, affinché il conflitto russo-ucraino possa essere sostenuto fino alla sua conclusione desiderata: la sconfitta strategica della Russia. Questo obiettivo è la posizione formale della NATO e dei suoi principali membri costitutivi, ed è stato espresso numerose volte da quando fu articolato per la prima volta nel maggio 2022. Il concetto si fonda su tre pilastri fondamentali: il collasso economico della Russia provocato dalle sanzioni economiche; l’esaurimento militare della Russia causato da una guerra senza fine finanziata dall’Occidente collettivo; e la disintegrazione delle strutture sociali russe, destinata a condurre alla fine del governo russo guidato dal presidente Vladimir Putin.

C’è però un grande problema in questo concetto: sta fallendo. L’economia russa cresce, non si contrae, ed è stata in grado di trovare un equilibrio tra le esigenze economiche di una società orientata ai consumi e, al tempo stesso, la drammatica espansione della propria industria della difesa, al punto che la Russia sta producendo più dei suoi omologhi occidentali per quanto riguarda gli armamenti critici per la guerra. L’esercito russo si sta rafforzando, non indebolendo, e sta prevalendo su un campo di battaglia complesso, nonostante gli sforzi dell’Occidente collettivo per logorarlo attraverso una guerra per procura apparentemente senza fine con l’Ucraina. Inoltre, il governo del presidente russo Vladimir Putin continua a godere del sostegno non soltanto della maggior parte del popolo russo, frustrando coloro che coltivano l’idea di provocare un momento Maidan a Mosca, ma anche del mondo al di fuori dei confini ristretti della comunità transatlantica.

Gli stessi pilastri che il piano d’azione della NATO avrebbe dovuto far crollare all’interno della Russia stanno invece sgretolandosi all’interno della NATO: una crisi energetica innescata dal taglio autoimposto dell’Europa rispetto alle forniture energetiche russe, ed esasperata dalla guerra in Medio Oriente, ha portato diverse economie europee cruciali sull’orlo del collasso. La forza militare della NATO è stata notevolmente ridimensionata negli anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica, al punto che non esiste un solo Paese della NATO capace di condurre con successo in Europa un combattimento terrestre su larga scala del tipo di quello che si sta svolgendo tra Russia e Ucraina. E i costi associati al potenziamento delle forze militari della NATO fino ai livelli necessari per confrontarsi con l’esercito russo e prevalere su di esso sono proibitivi e, in quanto tali, rappresentano obiettivi irraggiungibili per la maggior parte, se non per la totalità, dell’Europa, considerato lo stato complessivamente deprimente dell’economia europea nel suo insieme. Infine, le élite politiche ed economiche che hanno conquistato e mantenuto il potere in Europa negli ultimi tre decenni stanno esse stesse cadendo lungo il cammino. Il Regno Unito ha avuto quattro primi ministri in quattro anni. Il governo tedesco è sul punto di crollare, così come quello francese. In breve, gli stessi obiettivi che la NATO cercava di imporre alla Russia vengono realizzati, involontariamente ma efficacemente, tra i membri stessi della NATO.

Ciò che colpisce maggiormente nella situazione attuale è che essa non è il sottoprodotto di un errore di valutazione di breve periodo, ma piuttosto il risultato di politiche elaborate nell’arco di decenni. Ancor prima che la NATO fosse formalmente costituita, gli Stati Uniti e il Regno Unito stavano cospirando per trasformare il territorio dell’Europa centrale che oggi comprende l’Ucraina in una pillola avvelenata per l’idea di una grande Russia. Tanto Jalta quanto Potsdam erano intese a sottrarre alla Russia territori che nel 2021 facevano parte dell’Ucraina. La CIA collaborava apertamente con ex membri del personale e delle organizzazioni dell’intelligence nazista per costruire un movimento di resistenza antirusso sul territorio dell’Ucraina, reclutato tra le peggiori organizzazioni nazionaliste dell’Ucraina occidentale, comprese quelle guidate da Stepan Bandera e Andrij Mel’nyk. E anche dopo che l’Unione Sovietica ebbe schiacciato gli ultimi resti di queste forze filonaziste nel 1954-1955, gli Stati Uniti e la NATO continuarono a coltivare fantasie di convergenza con gli elementi sopravvissuti del movimento nazionalista ucraino, mentre le Forze Speciali statunitensi pianificavano la creazione di movimenti di resistenza indigeni sul suolo sovietico e la CIA sosteneva l’odiosa ideologia del nazionalismo ucraino attraverso finanziamenti diretti e supporto alla formazione, proseguiti senza interruzione fino al 1990.

Quando la Guerra Fredda terminò, la NATO collaborò con gli Stati Uniti per destabilizzare la Russia, contribuendo a installare a Kiev governi antirussi e filoucraini. L’espansione della NATO avvenne nell’ombra, con le vere motivazioni sottratte allo scrutinio pubblico da coloro che vedevano la Russia come debole e incline ad accettare narrazioni fuorvianti. La NATO fu assistita da varie organizzazioni non governative, che convogliarono denaro e risorse in un piano generale concepito per rendere inevitabile la guerra con l’Europa e con la NATO. Nel 1993 George Soros, fortemente interessato alle opportunità di cambio di regime in Russia, pubblicò un articolo in cui scriveva dell’inevitabilità e della necessità della violenza tra NATO e Russia. Ma Soros riconobbe apertamente che la NATO, come istituzione, non era in grado di sostenere alcun conflitto che avrebbe rimandato a casa i corpi di centinaia di migliaia dei suoi soldati dentro sacchi per cadaveri. Al contrario, osservò Soros, la NATO avrebbe dovuto fornire l’arsenale bellico a una fonte di manodopera dell’Europa orientale non appartenente alla NATO, che avrebbe combattuto la Russia come forza per procura della NATO.

Questa forza per procura è sempre stata identificabile nell’Ucraina.

La Rivoluzione arancione del 2004 fu uno sforzo sostenuto dalla NATO e finanziato da Soros, concepito per sostituire il filorusso Viktor Janukovyč con nazionalisti ucraini come Viktor Juščenko, che abbracciavano apertamente l’ideologia di Stepan Bandera.

Ebbe successo.

E, all’indomani del ritorno politico di Janukovyč nel 2010, la NATO sostenne gli sforzi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per orchestrare un violento colpo di Stato nel febbraio 2014, che rovesciò Janukovyč e lo sostituì con nazionalisti ucraini, innescando così deliberatamente gli eventi che avrebbero condotto all’avvio dell’Operazione Militare Speciale da parte della Russia nel febbraio 2022. La complicità della NATO in questa azione è manifesta: la NATO istituì strutture di addestramento in Ucraina, la cui missione era costruire un esercito ucraino capace di reggere il confronto con le forze armate russe. Questa azione rappresenta la manifestazione letterale della visione espressa da Soros nel 1993 di un esercito dell’Europa orientale equipaggiato dalla NATO.

Ed è la vera essenza della situazione militare che esiste oggi tra Ucraina e Russia, in cui milioni di vite ucraine e miliardi di dollari di risorse ucraine sono stati sacrificati per facilitare la guerra non troppo segreta della NATO contro la Russia.

Una guerra che la NATO sta perdendo con ampio margine.

Il primo segretario generale della NATO, Lord Ismay, osservò notoriamente che la missione della NATO era “tenere fuori i russi, dentro gli americani e sotto i tedeschi”.

Oggi vediamo una NATO in cui gli americani se ne stanno andando, i tedeschi stanno tornando in auge e i russi vengono costretti, contro la loro volontà, a impegnarsi in un confronto diretto con una NATO che cerca attivamente la guerra con la Russia entro la fine del decennio.

Va osservato che la NATO non può permettersi di costruire il tipo di forza militare necessaria per prevalere contro la Russia in un conflitto diretto, e che qualsiasi guerra tra NATO e Russia condurrebbe inevitabilmente non soltanto alla devastazione economica dei membri della NATO, ma anche alla distruzione fisica delle stesse società che la NATO sarebbe stata presumibilmente creata per proteggere.

Il mese prossimo, i membri della NATO si riuniranno ad Ankara per discutere la via da seguire per un’organizzazione che ha perso la propria legittimità con il crollo dell’Unione Sovietica e che può continuare a giustificare la propria esistenza soltanto riesumando la minaccia russa, provocando Mosca attraverso la guerra per procura in Ucraina.

Allo stato attuale, il confronto pianificato dalla NATO con la Russia è letteralmente un patto suicida. Condurrà alla sconfitta della NATO e alla probabile distruzione dell’Europa.

Il vertice di Ankara potrebbe rivelarsi l’ultimo vertice che la NATO abbia mai convocato. L’Europa oggi si comporta come un cane rabbioso, e l’unico modo in cui una comunità può proteggersi da una simile minaccia è abbattere il cane.

La Russia si sta preparando ad abbattere il cane europeo.

D’ora in avanti, la prevenzione della guerra deve essere la priorità della NATO. Ciò richiederà di accettare la dura verità secondo cui una vittoria russa sull’Ucraina è inevitabile, e secondo cui qualsiasi tentativo della NATO di cercare un esito alternativo attraverso l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina condurrà soltanto a un conflitto diretto con la Russia che la NATO non può vincere e che, in quanto tale, probabilmente innescherà un conflitto nucleare capace di porre fine per sempre all’esperimento della civiltà europea.

La NATO sta giocando a una pericolosa roulette russa, in cui ogni camera del tamburo è carica e l’esito è certo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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