Brasile: il programma di alfabetizzazione di Lula produce un risultato storico

Per la prima volta nella storia, il Brasile ha portato l’analfabetismo sotto il 5%. Un risultato che si deve al rilancio delle politiche educative del governo Lula, in netto contrasto con l’abbandono sociale dell’era Bolsonaro.

Secondo i dati recentemente pubblicati, il Brasile ha raggiunto nel 2025 un risultato di grande significato storico e politico: il tasso di analfabetismo della popolazione di 15 anni o più è sceso al 4,9%, al di sotto della soglia simbolica del 5% per la prima volta dall’inizio della serie storica della PNAD Contínua.. Il dato, diffuso dall’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE), indica che nel Paese restano ancora 8,4 milioni di persone incapaci di leggere e scrivere un semplice biglietto, ma registra anche una riduzione di 592 mila analfabeti rispetto al 2024. Non si tratta, dunque, della fine del problema, ma di un passaggio importante in una lunga battaglia contro una delle forme più profonde di esclusione sociale.

Naturalmente, nessun governo può rivendicare da solo il merito esclusivo di una tendenza che dipende anche dal ricambio generazionale, dall’espansione storica della scuola pubblica e dalla maggiore scolarizzazione delle fasce più giovani della popolazione. Lo stesso IBGE, del resto, segnala che l’analfabetismo resta fortemente concentrato tra gli anziani: nel 2025, le persone con 60 anni o più rappresentavano il 58% del totale degli analfabeti, pari a 4,9 milioni di persone. Se si esclude questa fascia d’età, il tasso di analfabetismo tra i 15 e i 59 anni scende al 2,6%. Questo conferma che le nuove generazioni hanno avuto un accesso molto più ampio alla scuola rispetto a quelle formatesi nel Brasile segnato da profonde disuguaglianze territoriali, razziali e sociali.

Tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato ridurre il risultato a un semplice effetto demografico. Il ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza ha infatti riportato al centro dell’agenda federale una concezione dell’educazione come diritto sociale, non come spesa comprimibile o come terreno di guerra ideologica. In questo senso, il calo dell’analfabetismo sotto il 5% avviene dentro un quadro politico preciso: il ritorno di politiche pubbliche coordinate, il rafforzamento del ruolo del Ministero dell’Educazione, il rilancio dell’Educação de Jovens e Adultos (EJA), la ricostruzione di strumenti federativi di cooperazione e il recupero di un’impostazione ispirata all’educazione popolare, alla partecipazione sociale e alla riduzione delle disuguaglianze.

La prima misura strutturale del nuovo corso è stata il Compromisso Nacional Criança Alfabetizada, istituito nel giugno 2023. Il programma nasce con un obiettivo chiaro: garantire che le bambine e i bambini brasiliani siano alfabetizzati entro la fine del secondo anno della scuola primaria, recuperando al tempo stesso gli apprendimenti perduti negli anni iniziali dell’insegnamento fondamentale, soprattutto dopo l’impatto devastante della pandemia. L’impostazione è rilevante perché affronta il problema alla radice. Combattere l’analfabetismo degli adulti è indispensabile, ma impedire che nuove generazioni arrivino all’adolescenza senza piena padronanza della lettura e della scrittura è il modo più efficace per spezzare la riproduzione dell’esclusione.

Il Compromisso non si limita a fissare una meta astratta. Prevede il coordinamento tra Unione, Stati, Distretto Federale e municipi, riconoscendo che in un Paese delle dimensioni del Brasile l’alfabetizzazione non può essere garantita da un decreto isolato. Il governo federale ha assunto un ruolo induttore e redistributivo, con assistenza tecnica e finanziaria, formazione dei professionisti dell’educazione, miglioramento delle pratiche pedagogiche, rafforzamento dei sistemi di valutazione e valorizzazione delle esperienze locali. Il centro federale, dunque, non sostituisce i territori, ma li sostiene, li coordina e tenta di ridurre le distanze tra regioni ricche e regioni storicamente penalizzate.

Il secondo pilastro è il Pacto Nacional pela Superação do Analfabetismo e Qualificação da Educação de Jovens e Adultos, istituito nel giugno 2024. Questa misura guarda direttamente alla popolazione di 15 anni o più che non ha avuto accesso alla scuola o non ha completato l’istruzione di base. Questo significa che il governo Lula riconosce che l’analfabetismo adulto non è una colpa individuale, ma il prodotto storico di un modello sociale che ha escluso milioni di lavoratori, contadini, donne, neri, pardos, indigeni, abitanti delle periferie e del Nordeste. Per questo, il Patto non tratta l’EJA come una modalità residuale, ma come una politica pubblica decisiva.

Il decreto che istituisce il Patto parla esplicitamente di superamento dell’analfabetismo, aumento della scolarità, ampliamento delle matricole nei sistemi pubblici e qualificazione dell’offerta educativa. Ma il suo aspetto più interessante è l’approccio complessivo: equità territoriale, priorità ai gruppi più vulnerabili, valorizzazione degli educatori, riconoscimento della diversità del pubblico dell’EJA, integrazione con l’educazione professionale e tecnologica, mobilitazione della società civile e riconoscimento dell’educazione popolare. In altre parole, l’alfabetizzazione non viene ridotta a un addestramento tecnico alla lettura, ma concepita come una forma di cittadinanza.

Questa impostazione richiama inevitabilmente l’eredità di Paulo Freire, non come formula celebrativa, ma come orientamento politico: alfabetizzare significa dare strumenti di partecipazione, autonomia e coscienza sociale. Un adulto alfabetizzato non acquisisce soltanto la capacità di decifrare parole, ma anche la possibilità di accedere a diritti, servizi pubblici, documenti, contratti, informazioni sanitarie, percorsi formativi e spazi politici. Per questo la lotta all’analfabetismo è una battaglia democratica e popolare, non un capitolo secondario delle politiche scolastiche.

L’importanza delle politiche messe in atto da Lula emerge ancora di più se si opera un confronto con quelle del precedente governo Bolsonaro. È vero che anche l’amministrazione bolsonarista adottò atti normativi in materia di alfabetizzazione, come la Política Nacional de Alfabetização del 2019 e la riformulazione del Programa Brasil Alfabetizado nel 2022, ma la differenza sta nella concezione politica e nella centralità attribuita al tema. Bolsonaro affrontò l’alfabetizzazione prevalentemente attraverso una lente metodologica e ideologica, insistendo sul dibattito attorno ai metodi, in particolare quello fonico, mentre il sistema dell’EJA perdeva studenti, risorse, visibilità e capacità di raggiungere proprio le fasce sociali più escluse. Durante quel periodo, la Educação de Jovens e Adultos continuò a contrarsi: tra il 2018 e il 2022, infatti, le matricole diminuirono sensibilmente, fino ad arrivare a circa 2,8 milioni nel 2022, e nel 2023 la tendenza negativa non era ancora stata invertita.

La destra brasiliana ha dunque subordinato l’educazione a una logica di riduzione dello Stato, conflitto culturale e scarso investimento nelle politiche redistributive. La soppressione o marginalizzazione di strutture legate all’educazione continuata, alla diversità e all’inclusione ha indebolito proprio quelle aree che servivano a raggiungere i soggetti storicamente esclusi. Lula, al contrario, ha ricostruito un’impostazione nella quale alfabetizzazione, inclusione, uguaglianza razziale, politiche territoriali e partecipazione sociale tornano a far parte dello stesso progetto nazionale.

Il dato del 4,9% conferma che questa direzione produce risultati, pur dentro limiti ancora evidenti, come dimostrano le persistenti diseguaglianze territoriali. In particolare, il Nordeste concentra ancora più della metà degli analfabeti brasiliani, con 4,8 milioni di persone e un tasso del 10,6%, più del doppio della media nazionale. Tra gli anziani, le disuguaglianze razziali restano profonde: il tasso di analfabetismo tra pretos e pardos con 60 anni o più è quasi tre volte quello dei bianchi. Questi numeri impediscono qualsiasi trionfalismo superficiale. Il Brasile ha fatto un passo avanti, ma porta ancora sulle spalle l’eredità di secoli di schiavitù, latifondo, razzismo strutturale, esclusione regionale e abbandono delle classi popolari.

Proprio per questo, il merito del governo Lula non sta nell’avere proclamato una vittoria definitiva, ma nell’avere rimesso il tema nella prospettiva corretta. L’analfabetismo non è una fatalità, né un residuo naturale del passato: è il risultato di scelte politiche. Quando lo Stato arretra, quando l’EJA viene trattata come un settore secondario, quando i poveri adulti vengono considerati irrecuperabili, l’analfabetismo si perpetua. Quando invece lo Stato pianifica, finanzia, coordina, mobilita i territori e considera l’educazione un diritto lungo tutto l’arco della vita, il problema può essere ridotto.

Il Brasile di Lula dimostra così una differenza sostanziale tra due visioni di Paese. Da un lato, quella bolsonarista, segnata da una retorica autoritaria, da una concezione selettiva della cittadinanza e da un disinteresse concreto verso i più vulnerabili. Dall’altro, quella lulista, che lega educazione, sovranità popolare, giustizia sociale e sviluppo nazionale. Ridurre l’analfabetismo significa anche rafforzare la democrazia, perché una cittadinanza alfabetizzata è meno esposta alla manipolazione, più capace di rivendicare diritti e più libera di partecipare alla vita pubblica.

Il risultato storico raggiunto nel 2025 non chiude quindi la lotta, ma conferma che il Brasile può avanzare quando le politiche pubbliche tornano a orientarsi verso la maggioranza popolare. Il governo Lula, in definitiva, non ha cancellato da solo una ferita storica, ma ha ricostruito gli strumenti per curarla: alfabetizzazione infantile, rilancio dell’EJA, sostegno federale, valorizzazione degli educatori, educazione popolare e attenzione alle disuguaglianze territoriali e razziali.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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