Dal Forum di Liangzhu alla cooperazione culturale tra Italia e Cina, il resoconto di Maria Bruna Ferrara racconta il dialogo tra archeologia, innovazione e relazioni transnazionali, valorizzando la memoria storica come ponte vivo verso il futuro.

Il Forum di Liangzhu e le relazioni transnazionali
Lo scorso ottobre ho avuto l’onore di partecipare, in qualità di ospite d’onore, al Forum di Liangzhu, il più importante evento diplomatico-culturale della regione. L’incontro si svolge annualmente presso l’omonimo sito archeologico, iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Al Forum prendono parte solitamente tra i 300 e i 400 delegati internazionali, tra cui rinomati esperti di archeologia, direttori di musei e istituzioni di rilievo, oltre a rappresentanti politici e delle Nazioni Unite, uniti dallo scopo di promuovere il dialogo interculturale. La mia presenza a questo prestigioso tavolo si lega strettamente sia alla mia attività imprenditoriale con WOM, sia al mio ruolo diplomatico come Vice Presidente di ICLA (Italy China Link Association). A guidarmi, inoltre, vi è un profondo orgoglio partenopeo, radicato nel legame indissolubile che mi unisce alla storia e alla magnificenza della città di Pompei.
Sono felice di annunciare che l’invito è stato formalmente rinnovato anche per la prossima edizione. Proprio in quest’ottica, lo scorso 16 giugno, ho preso parte alla conferenza online preparatoria per il Forum di Liangzhu, confrontandomi insieme alla nota sinologa Martina Hasse e a Wang Ningyuan, Direttore del Dipartimento Scientifico di Archelogia dell’Instituto del Patrimonio Culturale e dell’Archeologia della Provincia dello Zhejiang..
I simboli del passato tra Cina e Italia
La conferenza è stata l’occasione per condividere l’esperienza vissuta al Forum, scambiando riflessioni sul valore dell’archeologia cinese e di quella dei nostri rispettivi Paesi d’origine. Al centro dell’analisi abbiamo posto un eccezionale reperto cinese: un vaso di terracotta rinvenuto nel Lago Sud (Nanhu), nel distretto di Yuhang. Il manufatto, risalente a circa 5.300-4.300 anni fa, presenta dodici simboli incisi a tratti sottili e linee fluide dopo la cottura. Secondo gli studi accademici, questa sequenza racconterebbe la storia di una battuta di caccia dell’epoca di Liangzhu, offrendo una prova fondamentale sullo sviluppo sociale della civiltà e un immenso valore per lo studio sull’origine della scrittura. Il mio intervento, tenuto interamente in lingua cinese — un traguardo professionale e personale per me estremamente significativo —, si è focalizzato su un caso di studio specifico: il brand Nymphè dell’archeologa e designer napoletana Nunzia Laura Saldalamacchia. Ispirandosi a prototipi archeologici di epoca greco-romana ed egizia, Nunzia Laura ha saputo coniugare sapientemente ricerca scientifica, estetica e alta gioielleria, rendendo l’archeologia “Pop” e accessibile a tutti, per citare la filosofia di Andy Warhol. Proprio per il valore di questo progetto, abbiamo fortemente voluto la sua presenza prima all’Hangzhou Cultural & Creative Industry Expo e, successivamente, alla mostra archeologica tenutasi lo scorso ottobre a Liangzhu in occasione del Forum. Questo impegno congiunto nella diffusione dell’arte italiana è stato ampiamente riconosciuto dalle istituzioni cinesi: nel 2025, infatti, l’archeologa si è classificata al terzo posto nella categoria Cultural Design al prestigioso Zijin Award Cultural Creative Design Competition di Nanchino, diventando la prima realtà non cinese a salire sul podio nella storia del premio. Alla domanda dei moderatori sull’importanza delle mostre culturali, ho risposto che promuovere realtà espressive come Nymphè è vitale. I suoi gioielli sono “arte da indossare”, memoria viva che si fa monile e che spinge le giovani generazioni ad avvicinarsi a tematiche storiche altrimenti percepite come distanti o puramente accademiche.
L’integrazione culturale: Tell Muhammad incontra Liangzhu
Nel corso del dibattito, insieme ai presenti, e in particolare con i colleghi del panel, ho analizzato il gioiello che Nunzia Laura ha realizzato per la collezione dedicata a Liangzhu, mettendolo in parallelo proprio con il vaso di terracotta di Nanhu: si tratta della riproduzione della Coppa paleobabilonese di Tell Muhammad. Il sito di Tell Muhammad rappresenta un centro cruciale per lo studio del periodo paleobabilonese nella Mesopotamia meridionale. Il vaso originale (reperto n. 444), risalente al II millennio a.C., presenta un profilo slanciato con corpo globulare e una caratteristica base piatta (nipple base), specchio di elevatissimi standard produttivi dell’epoca. Il suo rinvenimento in un settore destinato alla panificazione e ad attività rituali suggerisce un uso funzionale in pratiche redistributive o offerte domestiche, testimoniando la perfetta integrazione culturale dell’insediamento nel complesso orizzonte mesopotamico.
Il concetto di integrazione ha rappresentato il nucleo fondante della nostra discussione: affiancare idealmente il vaso cinese di Nanhu alla coppa mesopotamica di Tell Muhammad — reinterpretata dal design italiano — crea un potente parallelismo visivo. I dodici simboli incisi sulla terracotta cinese e la geometrica funzionalità della coppa babilonese si fondono nell’arte orafa contemporanea, diventando il simbolo perfetto dell’integrazione culturale sino-italiana. È la dimostrazione che culture apparentemente lontane nello spazio e nel tempo possono dialogare attraverso un linguaggio estetico universale, gettando ponti commerciali e culturali che superano ogni barriera geografica.
La continuità della scrittura e l’armonia degli opposti
In conclusione, rispondendo all’ultima domanda dei moderatori sull’identificare un aspetto dell’archeologia cinese che non trova un corrispettivo in Italia, ho preferito spostare il focus dall’archeologia tradizionale alla natura stessa della scrittura cinese. Fin da bambina ero affascinata dall’egittologia e dai geroglifici, nati intorno al 3200 a.C. Studiando il cinese da ragazza, ho constatato che sebbene il primo sistema grafico strutturato della lingua (la scrittura su ossa oracolari, Jiǎgǔwén) sia apparso successivamente, intorno al 1200 a.C., vi è una differenza straordinaria: mentre i geroglifici egizi sono scomparsi nel tempo, i caratteri cinesi si sono evoluti senza sosta e sono utilizzati ancora oggi nella quotidianità. In questo processo di continuità millenaria si esprime il valore più profondo della civiltà cinese, un elemento di persistenza grafica unico al mondo. L’aspetto più entusiasmante che ho voluto sottolineare in chiusura risiede nel paradosso temporale che ho vissuto in prima persona: se nel pomeriggio del 16 giugno ero impegnata in conferenza a parlare di reperti millenari e scritture antiche, la mattina stessa avevo visitato una fiera tecnologica d’avanguardia, muovendomi tra robot antropomorfi e occhiali dotati di Intelligenza Artificiale.
Conclusioni: il ponte del futuro
Poter utilizzare quotidianamente una scrittura così antica all’interno di un ecosistema dominato dalla tecnologia più futuristica è un’esperienza straordinaria. In questa perfetta armonia di opposti, secondo un perfetto equilibrio tra Yin e Yang, risiede l’autentica e intramontabile unicità della civiltà cinese. Il Forum di Liangzhu ci ricorda che lo studio del passato non è un mero esercizio di nostalgia, ma la chiave per decodificare il presente e progettare il futuro. Curare le relazioni internazionali attraverso la cultura e l’innovazione è la missione che porto avanti ogni giorno con WOM e ICLA: dimostrare che la memoria storica e la tecnologia di domani possono coesistere, creando un terreno comune dove l’Italia e la Cina possono continuare a dialogare, conoscersi e prosperare insieme.
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