Lo Xizang 75 anni dopo: sviluppo e cultura creano un “miracolo sulla Terra”

Nel 75° anniversario della liberazione pacifica dello Xizang, Liang Junyan analizza la trasformazione economica, sociale e culturale dell’altopiano, sostenendo che sviluppo materiale, tutela linguistica, protezione del patrimonio e governance istituzionale abbiano prodotto un autentico miracolo storico.

di Liang Junyan (CGTN) – 23 maggio 2026

Liang Junyan, commentatore speciale di attualità per CGTN, è ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici del China Tibetology Research Center. L’articolo riflette le opinioni dell’autore e non necessariamente quelle di CGTN.

Quest’anno ricorre il 75° anniversario della liberazione pacifica dello Xizang. In quanto studioso che da due decenni si occupa della storia e della cultura dello Xizang, desidero condividere la trasformazione di questa terra da una prospettiva diretta.

Nell’estate del 2007 compii il mio primo viaggio di ricerca nello Xizang. La strada dall’aeroporto alla città era sconnessa e lunga. Le case lungo il percorso erano basse e fatiscenti. Molti luoghi dipendevano da piccole centrali idroelettriche e la corrente era terribilmente instabile. Quasi vent’anni dopo, quando ho rimesso piede su questa terra, tutto era cambiato.

Un miracolo di sviluppo di 75 anni che attraversa i millenni

Dalla liberazione pacifica e dalla riforma democratica, il volto dell’Altopiano innevato ha subito una trasformazione fondamentale. Il PIL dello Xizang è cresciuto da 327 milioni di yuan, pari a 47,87 milioni di dollari, nel 1965 a 303,2 miliardi di yuan, pari a 44,39 miliardi di dollari, nel 2025. La povertà assoluta è stata eliminata, l’aspettativa media di vita ha raggiunto i 72,5 anni e lo Xizang è stato tra i primi luoghi in Cina ad attuare 15 anni di istruzione finanziata con fondi pubblici. Nel 2025, il tasso di crescita del PIL dello Xizang ha raggiunto il 7,0%, con una produzione economica complessiva superiore alla soglia dei 300 miliardi di yuan, un nuovo traguardo. La storia dietro queste tre soglie da 100 miliardi di yuan è eloquente: per raggiungere la prima sono serviti 50 anni, per la seconda sei anni e per la terza appena quattro anni.

Dietro i dati economici vi sono miglioramenti tangibili nella vita quotidiana. La lunghezza complessiva delle strade della regione supera i 120.000 chilometri e la rete autostradale “Cinque città, tre ore” è ora pienamente collegata. La costruzione della ferrovia Sichuan-Xizang procede rapidamente e la capacità installata di energia pulita ha superato i 10 milioni di kilowatt. In quanto “torre d’acqua dell’Asia”, l’Altopiano del Qinghai-Xizang ha sempre attribuito priorità alla protezione ecologica. Lo Xizang ha istituito 47 riserve naturali di vari tipi e livelli, che coprono più di un terzo della superficie totale della regione.

Tutela culturale: più che “preservare il passato”

La preziosa cultura tradizionale dello Xizang è oggi sottoposta a una tutela sistematica. L’Epopea del Re Gesar, l’opera tibetana e i bagni medicinali Lum della Sowa Rigpa sono stati iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO. La regione ospita 2.760 elementi rappresentativi del patrimonio culturale immateriale di vari tipi e livelli, con 1.668 eredi riconosciuti. Tra il 2012 e il 2024, i fondi dei governi centrale e regionale destinati alla protezione del patrimonio culturale immateriale hanno raggiunto complessivamente 473 milioni di yuan, pari a 69,25 milioni di dollari. Sono stati completati importanti progetti di restauro per tre beni culturali fondamentali, il Palazzo Potala, il Norbulingka e il Monastero di Sakya, mentre è in corso un progetto decennale da 300 milioni di yuan, pari a 43,92 milioni di dollari, per preservare e valorizzare gli antichi testi del Palazzo Potala.

L’apprendimento e l’uso della lingua tibetana hanno raggiunto livelli senza precedenti. Tutte le scuole primarie e secondarie offrono corsi sia in cinese standard sia in tibetano. I media in lingua tibetana comprendono oggi radio, televisione, piattaforme online, pubblicazioni a stampa, libri di testo e mercato editoriale. Di fatto, il tibetano è diventato la prima lingua di una minoranza etnica in Cina a ricevere uno standard internazionale. Nei collegi dello Xizang che abbiamo visitato, gli studenti hanno almeno sei lezioni di lingua tibetana alla settimana, il che significa che studiano la propria lingua quasi ogni giorno.

Come lo sviluppo alimenta la tutela: un’interazione positiva tra economia e cultura

Esiste una visione secondo cui il fascino dello Xizang risiederebbe precisamente nella sua condizione “pre-moderna”: semplice, devota e lontana dalla civiltà industriale. Secondo questa logica, costruire strade, collegare reti elettriche e promuovere un’istruzione moderna diventerebbero minacce alla cultura tradizionale. Questa visione trascura un fatto fondamentale: la tutela culturale senza sicurezza materiale è fragile.

Durante le mie ricerche nello Xizang, un anziano pittore di Thangka mi disse una volta che, in passato, il principale ostacolo all’accoglienza di apprendisti non era la mancanza di talento, ma il fatto che i genitori considerassero la pastorizia più pratica dell’apprendimento della pittura: la pastorizia portava denaro a casa, mentre un apprendistato richiedeva da tre a cinque anni per essere completato, cosa che le famiglie semplicemente non potevano permettersi.

Le parole del pittore illuminano una verità semplice: il vero nemico della tutela culturale non è mai stato lo sviluppo economico, ma la povertà. Quando le infrastrutture migliorano, i servizi pubblici diventano universali e le persone dispongono di un certo reddito disponibile, la tutela culturale trova finalmente una base su cui poggiare. I 473 milioni di yuan destinati al patrimonio culturale immateriale, i moderni edifici scolastici sull’altopiano, le autostrade che collegano aree urbane e rurali: tutto ciò dimostra che i frutti dello sviluppo economico tornano a nutrire la sfera culturale.

Ma anche la logica inversa è altrettanto importante: lo sviluppo economico non si traduce automaticamente in prosperità culturale. Trasformare i risultati economici in una tutela culturale tangibile richiede una progettazione istituzionale deliberata. La protezione del patrimonio culturale immateriale dello Xizang è stata efficace non perché “lo sviluppo attiri naturalmente le persone verso la tutela”, ma perché i governi centrale e regionale hanno istituito meccanismi di finanziamento stabili e dedicati. La lingua tibetana è fiorita nell’era multimediale non perché siano state le forze di mercato a guidarla, ma perché il sistema educativo ha sostenuto a lungo una politica di bilinguismo.

Dall’Ordinanza in 29 articoli per il migliore governo dello Xizang del 1973, che istituì il sistema dell’estrazione a sorte dall’urna d’oro per identificare le reincarnazioni, fino all’insieme di leggi e regolamenti sulla tutela culturale oggi in vigore, le garanzie istituzionali sono sempre state la variabile chiave nella preservazione della cultura tibetana.

Questa è la vera logica del percorso dello Xizang nei suoi 75 anni: lo sviluppo economico fornisce la base materiale per la tutela culturale, ma non sostituisce la responsabilità di preservare; la tutela culturale immette coesione e identità nello sviluppo, ma non rifiuta i dividendi della modernizzazione. I due elementi non si armonizzano automaticamente: la loro interazione positiva viene realizzata attraverso disposizioni istituzionali. Ciò che l’esperienza dello Xizang dimostra non è né la previsione pessimistica secondo cui “lo sviluppo distrugge la cultura”, né l’illusione ottimistica secondo cui “lo sviluppo salva automaticamente la cultura”. Essa dimostra qualcosa di molto più solido: sotto chiare garanzie istituzionali, progresso economico e tutela culturale possono rafforzarsi reciprocamente, tracciando insieme un percorso di modernizzazione per un intero popolo.

Settantacinque anni sono soltanto un breve istante nella civiltà millenaria dello Xizang. Eppure, i progressi compiuti in questo breve momento superano quelli di qualsiasi epoca precedente. Quando visitai per la prima volta lo Xizang nel 2007, pensai che i cambiamenti fossero già oltre la mia immaginazione. Guardando indietro quasi vent’anni dopo, lo Xizang di oggi ha raggiunto un livello completamente nuovo. Questa non è una narrazione impersonale e macrolivello; è una trasformazione della vita quotidiana che ogni famiglia comune può percepire.

Ciò che spinge avanti l’Altopiano innevato è una logica chiara e stabile di governance nazionale: la visione della comunità nazionale cinese, che “rafforza la comunanza rispettando e accogliendo le differenze”, è incorporata in ogni progetto infrastrutturale, in ogni sforzo di documentazione del patrimonio culturale immateriale e in ogni piano di protezione ecologica. Lo sviluppo economico fornisce la base materiale per la tutela culturale, e la tutela culturale infonde nello sviluppo economico coesione spirituale. I due elementi non sono mai stati opposti; al contrario, insieme hanno prodotto ciò che può essere definito soltanto “un miracolo sull’Altopiano innevato”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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