Interpellato dall’IRNA, Giulio Chinappi definisce la minaccia di Donald Trump contro le infrastrutture vitali dell’Iran come una palese violazione del diritto internazionale. Nel testo si denuncia la logica coercitiva dell’ultimatum americano e il suo impatto su civili, energia e stabilità globale.

Londra – IRNA – Un ricercatore del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM) dell’Italia ha definito la minaccia di Donald Trump contro le infrastrutture vitali dell’Iran un caso di ricatto imperialista e una palese violazione del diritto internazionale, sottolineando che, se ancora esiste un impegno verso il diritto, la diplomazia e le minime norme di civiltà, questa minaccia deve essere respinta in modo esplicito e senza ambiguità.
Secondo quanto riferisce IRNA, Giulio Chinappi, ricercatore italiano del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, in una nota esclusiva per l’ufficio IRNA di Londra ha precisato che l’ultimatum del presidente degli Stati Uniti di colpire centrali elettriche e infrastrutture energetiche dell’Iran non costituisce un passo verso la riduzione delle tensioni, bensì un chiaro esempio di minaccia dell’uso della forza, punizione collettiva e violazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario.
Egli ha aggiunto che l’attacco, o anche solo la minaccia di attacco, contro le infrastrutture vitali di un Paese, specialmente in condizioni di guerra, colpisce direttamente la vita dei civili, i servizi pubblici, gli ospedali, l’approvvigionamento idrico e alimentare e la stabilità economica e che, per questo motivo, non può essere giustificato nel quadro di una legittima necessità militare.
Il ricercatore, facendo inoltre riferimento alle ampie conseguenze della guerra contro le infrastrutture energetiche, ha avvertito che simili minacce espongono non soltanto l’Iran, ma l’intera regione del Golfo Persico e il mercato energetico mondiale a una grave instabilità e che le loro ripercussioni si estendono dall’interruzione della navigazione e dall’aumento dei prezzi dell’energia fino ai danni per le economie dell’Asia, dell’Europa e dell’America.
Egli ha inoltre definito l’approccio di Washington un segnale del crollo delle norme internazionali e una palese contraddizione rispetto alle pretese occidentali di difendere la legge, la stabilità e la sicurezza umana, sottolineando che la normalizzazione della minaccia contro le infrastrutture civili renderà le guerre future più violente, più punitive e più incontrollabili.
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