Decapitato il vertice della Repubblica Islamica dopo i bombardamenti a tappeto guidati dall’intelligenza artificiale.

Veniamo da mesi di logoramento dell’Iran sotto forma di attacchi militari, sanzioni, atti di terrorismo veri e propri e soprattutto facendo leva sul dissenso interno, debitamente sostenuto e trasformato in opposizione civile e di massa contro il sanguinario e oppressivo regime islamico.
Nella Repubblica islamica le proteste sociali e sindacali sono tuttavia reali e partecipate, spinte da ragioni economiche, già nel 2017 furono contestate le politiche finanziarie, l’indebolimento del welfare e anche i fenomeni corruttivi oltre allo strapotere delle milizie che controllano alcuni settori dell’economia nazionale.
Scioperi e cortei nel 2018 con proteste ben più grandi contro il carovita, il mancato adeguamento degli stipendi, la chiusura dell’università davanti a iniziative di piazza degli studenti, contestazioni verso l’operato della Repubblica islamica dopo l’aumento del 200 per cento dei prezzi del carburante e dei generi di prima necessità.
Inflazione, continui embarghi costruiti come strumento per mettere in ginocchio dei popoli (e non solo i governi di certi stati), spingerli verso l’abbraccio mortale con gli oppressori, sono strategie consolidate da parte Usa e Ue. Poi la crisi ambientale, con l’acqua razionata che diventa uno strumento di potere e di divisione in seno al popolo insieme ai generi alimentari e alle medicine con prezzi inaccessibili. La Repubblica islamica ha perso consensi anche in settori che tradizionalmente sono stati dalla loro parte come i mercanti, protagonisti di serrate, i giovani non accettano le regole che limitano le loro libertà, i sindacati sono stanchi di essere repressi.
Se poi l’inflazione supera il 40 per cento la protesta sociale prende corpo come è successo nei mesi scorsi.
La scelta di attaccare l’Iran in questi giorni arriva in concomitanza di una festività ebraica che commemora la salvezza del popolo ebraico dalla minaccia di sterminio nell’antica Persia, non è casuale per un paese che cerca legittimità nei testi antichi per giustificare il proprio operato. Dall’Iran non arrivavano minacce all’Occidente, i bombardamenti in corso mirano a distruggere le infrastrutture iraniane per poi frammentare il paese in 8-9 Stati – nazione su base etnica. Una strategia già vista con l’autonomia prima accordata ai Kurdi e poi loro negata, con la divisione della Siria per favorire la cacciata di Assad e la consegna del paese a militanti ex Isis convertiti all’alleanza con gli Usa., la sconfitta dell’Iran e il rovesciamento della Repubblica iraniana potrebbero provocare effetti a catena in tutta la regione e rafforzare il dominio assoluto Usa e Israeliano, affermare la pax americana e gli accordi di Abramo. E anche in questa occasione del tutto inadeguato è il ruolo europeo in particolare dei paesi tradizionalmente vicini agli Usa che di questo attacco sono stati tenuti all’oscuro.
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