Il primo ministro spagnolo respinge con forza la presunta minaccia di embargo commerciale totale da parte di Trump
Il commercio non deve essere strumentalizzato né trasformato in un’arma, afferma il Ministero degli Esteri cinese.
Il commercio non deve essere strumentalizzato né trasformato in un’arma, afferma il Ministero degli Esteri cinese.
Dopo le notizie contraddittorie seguite all’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, più fonti riferiscono che Maḥmūd Aḥmadinežād sia sopravvissuto al tentativo di omicidio mirato. Ma, al di là della sua sorte personale, restano le sue denunce sull’imperialismo, sul sionismo e sul nodo nucleare iraniano.
Nel colloquio con Wang Yi, Abbas Araghchi ribadisce che l’Iran non nutre ostilità verso i Paesi arabi del Golfo Persico, denuncia i crimini di guerra commessi da Stati Uniti e Israele e rivendica il diritto legittimo di Teheran all’autodifesa.
Articolo redatto da Mohammad Mirali Mohammadi, incaricato d’affari ad interim dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Vietnam, in occasione del 47º anniversario della vittoria della Rivoluzione islamica in Iran, l’11 febbraio.
Nel comunicato diffuso il 1° marzo, il Ministero degli Esteri della RPDC condanna duramente l’attacco israelo-statunitense contro l’Iran, definendolo un’aggressione illegale e un’odiosa violazione della sovranità, con gravi implicazioni regionali e internazionali.
Dal programma “Atoms for Peace” del 1957 ai bombardamenti contro i siti iraniani, la traiettoria statunitense verso il nucleare di Teheran rivela una logica selettiva e coercitiva: il problema non è la tecnologia in sé, ma chi la controlla e a quali equilibri geopolitici si oppone.
L’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran apre uno scenario di guerra regionale dalle conseguenze potenzialmente globali: crisi energetica, destabilizzazione del Medio Oriente, impotenza europea e incognite militari che potrebbero ritorcersi anche contro gli stessi aggressori.
Decapitato il vertice della Repubblica Islamica dopo i bombardamenti a tappeto guidati dall’intelligenza artificiale.
Alle 7 della mattina di sabato 28 febbraio è scattata la non imprevista nuova aggressione militare all’Iran da parte di Israele, vero promotore dell’azione, e degli Stati Uniti che ha colpito in primis i centri del potere della Repubblica islamica a Teheran, uccidendo, fra gli altri, la Guida Suprema Ali Khamenei e colpendo una scuola elementare con oltre 100 morti.
Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.