Sud America

Venezuela: i veri errori di Hugo Chávez e Nicolás Maduro

Venezuela: i veri errori di Hugo Chávez e Nicolás Maduro

Era il 1999 quando Hugo Chávez veniva eletto per la prima volta come presidente del Venezuela, ponendo fine ad una lunga successione di capi di stato di centro-destra, quasi sempre genuflessi agli interessi statunitensi. Le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare la neonata Repubblica Bolivariana furono chiare sin dai primi tempi, tant’è che già nel 2002 fu messo in piedi un primo colpo di stato contro il neopresidente, durato però solamente due giorni in seguito ad una sollevazione popolare senza precedenti. Dopo diciotto anni dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana, il Venezuela, oramai nelle mani di Nicolás Maduro, deve affrontare ancora gli stessi problemi e gli stessi nemici, ovvero l’élite borghese nazionale sostenuta naturalmente dagli Stati Uniti, che non possono lasciarsi scappare l’opportunità per cercare di tornare a controllare il più grande produttore di petrolio del continente americano.

Ecuador: Lenín Moreno vince di misura, continua la Revolución Ciudadana

Ecuador: Lenín Moreno vince di misura, continua la Revolución Ciudadana

Le urne hanno emesso il loro verdetto: il sessantaquattrenne Lenín Moreno è il nuovo presidente dell’Ecuador e succederà a Rafael Correa a partire dal prossimo 24 maggio. Espressione della stessa forza politica del capo di stato in carica, l’Alianza PAIS (Patria Altiva y Soberana, Patria Orgogliosa e Sovrana), Moreno si è imposto al secondo turno con il 51.15% delle preferenze, battendo di misura il rivale Guillermo Lasso, che ha ottenuto 48.85 punti percentuali, sostenuto alla formazione di centro-destra CREO (Creando Oportunidades), che ha sempre osteggiato le politiche di Correa e difeso l’economia di mercato nella sua versione più liberista.

L’Ecuador chiamato a scegliere il successore di Rafael Correa

L’Ecuador chiamato a scegliere il successore di Rafael Correa

Domenica sarà una giornata fondamentale per il futuro politico dell’Ecuador e di tutta l’America meridionale: i cittadini ecuadoregni saranno infatti chiamati ad eleggere il nuovo capo di stato, successore del cinquantaquattrenne Rafael Correa, giunto oramai alla fine del suo terzo mandato. Tra i leader progressisti più amati dell’America Latina, Correa ha infatti deciso di rispettare fino in fondo i dettami costituzionali, che gli vietano di chiedere agli elettori un nuovo mandato presidenziale, essendo già stato eletto in tre occasioni (2006, 2009 e 2013), posizione ribadita anche quando i suoi sostenitori si sono mobilitati per raccogliere le firme al fine di indire un referendum costituzionale.

Venezuela, Maduro in viaggio in Asia: collaborazioni economiche con Cina e Vietnam

Venezuela, Maduro in viaggio in Asia: collaborazioni economiche con Cina e Vietnam

Nicolás Maduro, il presidente del Venezuela, sta affrontando in questi giorni un viaggio in Asia, che lo ha portato prima in Vietnam e poi in Cina, per rinnovare la collaborazione con i due Paesi del continente più grande e popolato del mondo. Un itinerario che vuole rafforzare i legami dello stato sudamericano con quei Paesi che non appartengono all’orbita statunitense, per ribadire la sua posizione di leader di coloro che si oppongono all’imperialismo a stelle e strisce nel continente, come si evince dai discorsi pronunciati dallo stesso Maduro in sede ufficiale.

Venezuela e Argentina: in atto un “colpo di stato blando”?

Venezuela e Argentina: in atto un “colpo di stato blando”?

Una spedizione punitiva degli Stati Uniti contro i governi del Venezuela e dell’Argentina, rei di non sottomettersi al sistema capitalista globale: è questo il responso di un rapporto del Cemida “Centro de Militares para la Democracia Argentina“, che ha parlato di un “colpo di stato blando” che sta avendo luogo ai danni dei due Paesi “ribelli” del Sud America. La troppa indipendenza dei Paesi guidati da Nicolás Maduro e Cristina Fernández de Kirchner avrebbe dunque indispettito il gigante nordamericano, che vede così minati i suoi interessi economici nel continente, e che di conseguenza sta provvedendo ad utilizzare tute le sottili armi in proprio possesso per dare fastidio ai due governi.

Ecuador, Correa contro la sanità privata: “O ricevono tutti o nessuno”

Ecuador, Correa contro la sanità privata: “O ricevono tutti o nessuno”

Sin dalla sua prima campagna elettorale, nel 2006, Rafael Correa ha fatto della sanità pubblica uno dei punti cardine del proprio programma. Oggi, dopo otto anni alla presidenza dell’Ecuador, il leader dell’Alianza PAIS (Patria Altiva y Soberana – Patria Orgogliosa e Sovrana) può vantare ottimi risultati rispetto alla situazione di partenza. Prima della sua elezione, la sanità pubblica della repubblica sudamericana vantava un budget di 561 milioni di dollari, quasi triplicato per raggiungere quota 1,774 miliardi di dollari nel 2012, pari al 6.8% del budget nazionale ed al 2.9% del PIL. Inoltre, sono stati aumentati i salari per i medici ed il personale che opera nel settore, mentre è stata garantita l’assistenza medica ai bambini in età prescolare e scolare.

Mondiali 2014: il Brasile soddisfatto si lancia verso Rio 2016

Mondiali 2014: il Brasile soddisfatto si lancia verso Rio 2016

Il Brasile sperava di vendicare la sconfitta del 1950 e di vincere finalmente la Coppa del Mondo davanti al proprio pubblico, ma la nazionale più titolata della storia del calcio non è riuscita nell’impresa. Sconfitto sportivamente, il Brasile può comunque dirsi soddisfatto per come sono andati l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento: “Il nostro Paese può considerarsi come vittorioso per quanto riguarda l’organizzazione della Coppa del Mondo”, ha dichiarato Dilma Rousseff, presidente dello stato più grande e popolato dell’America Latina. “Sono sicura che questo sia stato uno dei Mondiali più belli di sempre, abbiamo avuto la Coppa delle Coppe”.

Kirchner: “Le Malvinas sono una base militare nucleare della Nato”

Kirchner: “Le Malvinas sono una base militare nucleare della Nato”

Iniziato quasi duecento anni fa, il contenzioso delle Isole Malvinas o Falkland tra l’Argentina e la Gran Bretagna non sembra essere vicino ad una fine. Da un lato, il Paese sudamericano continua ad affermare la tesi della sua sovranità sull’arcipelago per via della vicinanza geografica e del fattore storico, che vide gli argentini giungere per primi sulle isole nel 1829; dall’altro, la Gran Bretagna è intenzionata a proteggere i propri interessi economici e militari, supportata dalla popolazione locale, composta interamente da scozzesi trapiantati.