Sud America

Isole Malvinas/Falkland: le elezioni rilanciano la disputa tra Londra e Buenos Aires

Isole Malvinas/Falkland: le elezioni rilanciano la disputa tra Londra e Buenos Aires

Giovedì 9 novembre si sono tenute le elezioni generali nell’arcipelago dell’Oceano Atlantico meridionale noto come Isole Falkland o Isole Malvinas, in base rispettivamente alla denominazione britannica ed a quella argentina. Le poche migliaia di abitanti presenti, quasi tutti scozzesi trapiantati per permettere al Regno Unito di avere un arma in più nella disputa con Buenos Aires, sono stati dunque chiamati ad eleggere gli otto rappresentanti dell’Assemblea Legislativa. Tutti i candidati si sono presentati senza affiliazione partitica.

Argentina: l’iperliberista Mauricio Macri ed i suoi crimini silenziosi

Argentina: l’iperliberista Mauricio Macri ed i suoi crimini silenziosi

In carica dal dicembre 2015 in qualità di Presidente dell’Argentina, il cinquantottenne Mauricio Macri gode dell’appoggio delle potenze occidentali ed in particolare degli Stati Uniti, che dopo gli di Néstor Kirchner e di sua moglie Cristina Fernández de Kirchner sono tornati a dettar legge in uno dei Paesi più importanti dell’emisfero australe. Ciò ha permesso al Presidente in carica di attuare politiche repressive ed antipopolari, godendo però del sostegno dei mass media, che hanno così passato sotto silenzio questo aspetto. Fatto sta che Macri è riuscito a vincere anche le elezioni legislative dello scorso 22 ottobre.

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Per mesi, i mass media occidentali ci hanno mostrato l’immagine propagandistica di un Venezuela al collasso, di un presidente, Nicolás Maduro, incapace di governare il Paese, di un opposizione (rigorosamente liberista e filostatunitense) pronta a prendere le redini della potenza petrolifera ipoteticamente più grande del mondo. I cantori ditirambici della fine della rivoluzione bolivariana ci hanno poi venduto un referendum fasullo come atto di democrazia, ma sono stati messi a tacere in successione dalle elezioni per la Costituente, volute dallo stesso Maduro, e dai recenti risultati delle elezioni regionali. Bene, vuol dire che ne parleremo noi.

Ecuador: Lenín Moreno sta tradendo la Revolución Ciudadana

Ecuador: Lenín Moreno sta tradendo la Revolución Ciudadana

Cinque mesi fa, nella giornata di domenica 2 aprile, i cittadini dell’Ecuador sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente del Paese sudamericano. In ballo c’era la successione al cinquantaquattrenne Rafael Correa, giunto oramai alla fine del suo terzo mandato. Tra i leader progressisti più amati dell’America Latina, Correa aveva infatti deciso di rispettare fino in fondo i dettami costituzionali, che gli vietavano di chiedere agli elettori un nuovo mandato presidenziale, essendo già stato eletto in tre occasioni (2006, 2009 e 2013), posizione ribadita anche quando i suoi sostenitori si sono mobilitati per raccogliere le firme al fine di indire un referendum costituzionale per modificare questo limite.

Venezuela: l’opposizione a Maduro ha sede a Washington, non a Caracas

Venezuela: l’opposizione a Maduro ha sede a Washington, non a Caracas

Urge ancora una volta tornare a parlare del Venezuela, per contrastare le false notizie ed analisi che ci vengono quotidianamente propinate dai principali mezzi di comunicazione europei e nordamericani. Le elezioni per l’Assemblea Costituente, come abbiamo avuto modo di sottolineare nel nostro ultimo articolo sul tema, hanno segnato infatti un’importante vittoria per il governo del presidente Nicolás Maduro, dimostrando che la maggioranza dell’elettorato venezuelano si trova in realtà dalla parte della rivoluzione bolivariana iniziata da Hugo Chávez ed ora portata avanti dal suo successore. Il velo che copriva il vero volto dell’opposizione è oramai stato rimosso.

Venezuela: le elezioni per la costituente sanciscono la rinnovata vittoria della rivoluzione bolivariana

Venezuela: le elezioni per la costituente sanciscono la rinnovata vittoria della rivoluzione bolivariana

Dopo il referendum fasullo indetto dall’opposizione, i cui numeri restano dubbi e mai verificati, lo scorso 30 luglio si è tenuta finalmente la tornata elettorale per l’Assemblea Costituente voluta dal presidente Nicolás Maduro in Venezuela. Una votazione, questa volta, in piena regola, sotto il controllo degli organismi previsti dalla costituzione vigente (la commissione di controllo del voto è composta al 50% da esponenti vicini al governo e al 50% da esponenti dell’opposizione) e con la supervisione delle Nazioni Unite. L’affluenza alle urne, superiore agli 8 milioni di elettori (per la precisione 8.089.320), ha schiacciato anche i dati più ottimistici del referendum delle opposizioni, sancendo una chiara vittoria del presidente Maduro e della rivoluzione bolivariana ai danni dell’opposizione.

Venezuela: il referendum fasullo e lo scandalo della stampa italiana

Venezuela: il referendum fasullo e lo scandalo della stampa italiana

Lunedì scorso i giornali italiani e di altri Paesi del “nord del mondo” hanno aperto la sezione degli esteri con la notizia di un fantomatico referendum tenutosi in Venezuela, che avrebbe visto circa il 98% degli elettori pronunciarsi contro l’attuale presidente Nicolás Maduro. L’ennesima dimostrazione di una stampa totalmente genuflessa agli interessi degli Stati Uniti e della classe dominante a livello globale, rappresentata dalla destra borghese anti-chavista nel contesto nazionale venezuelano.

Lo stato di salute del progressismo in America Latina

Lo stato di salute del progressismo in America Latina

La delicata situazione che sta vivendo in questi giorni il Venezuela, unita al passaggio di potere dai governi progressisti a quelli liberisti in alcuni importanti Paesi come il Brasile e l’Argentina, ha fatto pensare a molti che l’epoca del progressismo in America Latina stesse volgendo al termine. I cantori del capitale, sia latinoamericani che occidentali, si sono immediatamente affrettati a parlare di post-progressismo, ma ad un’analisi più attenta si può capire facilmente che i movimenti della sinistra progressista hanno ancora qualcosa da dire in quel continente.

Sud America: i veri criminali si chiamano Michel Temer e Mauricio Macri

Sud America: i veri criminali si chiamano Michel Temer e Mauricio Macri

Mentre i media nostrani ed occidentali in generale continuano la campagna mediatica contro il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ed il suo governo, spesso riportando notizie false, noi vogliamo soffermarci sulle opere poco lodevoli di due capi di stato dei più importanti Paesi del Sud America: stiamo parlando del presidente brasiliano Michel Temer, di fatto salito al potere con un colpo di stato ai danni di Dilma Rousseff, e di quello argentino Mauricio Macri, entrambi cantori ditirambici del liberismo.

Venezuela e Brasile: due pesi e due misure. I golpe del XXI secolo

Venezuela e Brasile: due pesi e due misure. I golpe del XXI secolo

Due delle principali potenze economiche del continente sudamericano stanno vivendo un momento politico ed economico difficile: si tratta del Brasile, Paese che conta oltre duecento milioni di abitanti, e del Venezuela, il primo produttore di petrolio di quest’area geografica. Nonostante ciò, non possiamo esimerci dal notare il diverso trattamento che i principali media occidentali riservano alle due situazioni, canalizzando l’opinione pubblica in una direzione di opposizione al governo bolivariano di Nicolás Maduro, tale da far cadere nell’ombra la situazione brasiliana.