L’Argentina tra debito e pandemia
Il Paese sudamericano si trova alle prese con una possibile nuova crisi del debito, proprio nel bel mezzo della pandemia da nuovo coronavirus.
Il Paese sudamericano si trova alle prese con una possibile nuova crisi del debito, proprio nel bel mezzo della pandemia da nuovo coronavirus.
Dopo Luiz Henrique Mandetta, anche Nelson Teich ha rinunciato all’incarico ministeriale a causa della scellerata gestione dell’epidemia da parte di Jair Bolsonaro, mentre nel Paese la situazione diventa sempre più drammatica. Il presidente brasiliano ora rischia l’impeachment.
Tra la sfida del coronavirus e gli attacchi imperialisti provenienti da Stati Uniti e Colombia, la Rivoluzione Bolivariana è chiamata ad affrontare grandi sfide per assicurare la propria continuità.
Nelle giornate di domenica e lunedì il Venezuela ha neutralizzato due tentativi di attacchi paramilitari, sostenuti dagli Stati Uniti, dalla Colombia e dal golpista Juan Guaidó.
Nelle prime ore della mattinata di domenica 3 maggio, il Venezuela è stato vittima di un tentato attacco armato proveniente dalla Colombia, prontamente fermato dall’esercito. Tra i paramilitari catturati anche un agente statunitense della DEA.
Tra crisi sanitaria e crisi politica, la presidenza di Jair Bolsonaro in Brasile potrebbe avere vita breve. Le dimissioni del ministro Sérgio Moro potrebbero rappresentare un colpo fatale.
Nonostante le sanzioni economiche ed i continui attacchi ai quali viene sottoposto dall’amministrazione statunitense, il Venezuela sta affrontando con successo la crisi sanitaria, dimostrando solidarietà nei confronti degli altri Paesi.
Mentre gli Stati Uniti formulano insensate accuse contro il Venezuela, l’organizzazione InSight Crime ha rivelato i contatti con gruppi di narcotrafficanti della vicepresidente colombiana, Marta Lucia Ramírez.
Come tutti i Paesi del mondo, anche il Venezuela sta affrontando in questo periodo l’epidemia da nuova coronavirus. Ma, per Caracas, la situazione è ancora più complicata a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e delle minacce provenienti da Washington e Brasilia.
Dopo il voto di sfiducia, il presidente David A. Granger è stato costretto a ricorrere alle elezioni anticipate. I primi risultati dovrebbero permettergli di restare in carica, ma l’opposizione e gli osservatori internazionali ne hanno contestato la validità.