Brasile: compito difficile per Lula in vista del ballottaggio
Il leader della sinistra brasiliana dovrà prima sconfiggere Jair Bolsonaro al ballottaggio, e poi eventualmente governare con un parlamento molto frammentato.
Il leader della sinistra brasiliana dovrà prima sconfiggere Jair Bolsonaro al ballottaggio, e poi eventualmente governare con un parlamento molto frammentato.
Il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane non ha offerto un verdetto definitivo, anche se Lula resta il favorito per la vittoria contro il presidente in carica Jair Bolsonaro.
La vicepresidente argentina è recentemente scampata a un attentato, che fa seguito alla persecuzione giudiziaria di cui è vittima da anni da parte delle forze reazionarie del Paese sudamericano, sostenute dall’imperialismo statunitense.
Il referendum costituzionale cileno ha visto il respingimento del nuovo testo costituzionale. Il presidente Gabriel Borić corre ai ripari, ma per ora resta in vigore la Costituzione derivante dalla dittatura di Pinochet.
I due Paesi sudamericani hanno annunciato il ripristino delle relazioni bilaterali, più di tre anni dopo la rottura a causa delle ingerenze colombiane in Venezuela.
Tutti i sondaggi affermano che Lula è il favorito per la vittoria delle elezioni presidenziali in Brasile. Ma Bolsonaro tenterà di restare aggrappato al potere con tutti i mezzi, non solo leciti.
Il 20 luglio, la Colombia ha celebrato i 212 anni dalla dichiarazione d’indipendenza e l’instaurazione del nuovo parlamento, per la prima volta con una maggioranza di sinistra. Il mandato di Gustavo Petro avrà ufficialmente inizio il 7 agosto.
Gustavo Petro ha vinto le elezioni presidenziali colombiane, ottenendo una storica vittoria per la sinistra nel Paese sudamericano più fedele agli Stati Uniti. Francia Márquez sarà la prima donna vicepresidente in Colombia.
Se il presidente Luis Arce ha deciso di boicottare il Vertice delle Americhe di Los Angeles, la Bolivia ha comunque fatto sentire la sua voce grazie alle parole del ministro degli Esteri Rogelio Mayta. Anche l’ex presidente Evo Morales ha fortemente criticato l’evento.
Il presidente Alberto Fernández ha protestato per le sanzioni imposte a Cuba e Venezuela, ed ha proposto la ristrutturazione degli organismi multilaterali dai quali dipendono le relazioni diplomatiche tra i Paesi delle Americhe.