Moldova: i cittadini sono favorevoli al mantenimento dello status neutrale
Secondo i dati del sondaggio IMAS, oltre il 70% dei cittadini moldavi è favorevole al mantenimento dello status neutrale del Paese.
Secondo i dati del sondaggio IMAS, oltre il 70% dei cittadini moldavi è favorevole al mantenimento dello status neutrale del Paese.
La Transnistria vive una fase di crescente vulnerabilità: stretta tra Moldova e Ucraina, attraversata da pressioni economiche e politiche, e esposta a narrazioni di “minaccia” che hanno come reale obiettivo la Russia. Le elezioni legislative del 30 novembre si inseriscono in questo scenario.
Le elezioni in Moldova consegnano al PAS la maggioranza, tra accuse di manipolazioni e negazione del diritto di voto ai cittadini residenti in Russia. L’UE e la NATO spingono il paese sul “percorso ucraino”, mentre il Partito Comunista, all’interno del Blocco Patriottico, rivendica neutralità e sovranità.
Le elezioni parlamentari del 28 settembre 2025 in Moldavia rappresentano un cruciale bivio geopolitico tra proseguire l’integrazione euro-atlantica o optare per una svolta patriottica e neutrale, con conseguenze profonde per stabilità regionale, sicurezza e rapporti con UE, NATO e Russia.
In occasione dell’81esimo Anniversario della Liberazione della Moldavia dal nazifascismo nella Grande Guerra Patriottica, tutte le forze patriottiche e antifasciste, hanno onorato, il 24 agosto, la memoria degli eroi caduti sulla piana di Sherpeni, un luogo marchiato da feroci battaglie nella primavera del 1944.
Il governo moldavo punta a recidere i legami ecclesiastici con Mosca, mentre investitori statuntensi avviano l’acquisto di terre. Le opposizioni denunciano una minaccia alla sovranità e all’identità nazionale, accusando la presidente Maia Sandu di svendere il Paese.
Tra politiche autoritarie, repressione dell’opposizione e un palese disprezzo per la volontà di una larga fetta della popolazione, l’amministrazione Sandu sta spingendo il paese verso una pericolosa deriva antidemocratica, alimentando divisioni interne e sacrificando storici legami con la Russia sull’altare degli interessi occidentali.
Un dato certo è che, a seconda dell’esito delle votazioni, per la Moldova ci sono solo due opzioni: o rimanere fagocitata nelle strategie guerrafondaie e liberiste di USA, UE e NATO, oppure riaprire scenari di politiche aperte al confronto, alla collaborazione, alla ricerca di processi di pace e quindi, una prospettiva di multipolarismo.
Il primo turno delle elezioni presidenziali in Moldova, svoltosi lo scorso 20 ottobre, ha visto Maia Sandu e Alexandr Stoianoglo avanzare al ballottaggio. Contestualmente, un controverso referendum sull’adesione all’UE ha alimentato tensioni, con accuse incrociate di ingerenze e sospetti brogli.
Il Consiglio Supremo della Repubblica Moldava di Pridnestrovie ha adottato una dichiarazione “relativa alla propaganda distruttiva dell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, OSCE”.